La nota - rubrica a cura di Ambra Grieco

Sedicesima puntata: L'autoritratto del Cigoli


L'autoritratto di Ludovico Cardi conservato agli Uffizi (facendo clic qua è possibile vederlo) offre lo spunto per un'analisi non solo della sua pittura ma anche della sua persona. Uomo gentile e raffinato, il Cigoli realizzò capolavori di grande pregio, tra i quali proprio questo autoritratto che Ambra analizza nell'articolo per la sedicesima puntata del podcast. Un prezioso ed elegante contributo per completare al meglio la puntata!


Nobile maestria e fierezza, si leggono negli occhi grandi e vivaci di un indiscutibile artista poliedrico.
Mani snelle ed allungate, strumento quotidiano del fare arte, un'arte che proviene dal cuore e dalla sua indole creativa.
Il volto, così ben raffigurato, testimonia visibilmente un grande ingegno nella realizzazione di un graduale e delicato chiaroscuro, capace di evidenziare talvolta indiscrete particolarità fisionomiche, frutto del tempo ormai vissuto.

Un ritratto di sè, un autoritratto per non morire mai nei secoli, riporta ancora oggi alla luce le vere sembianze del Cigoli in età ormai avanzata che dal buio, sembra imporre con modesta discrezione la propria presenza.
Le sue mani detengono con profonda devozione, gli strumenti del suo "colorire", aperti a ventaglio fra le sue dita snelle e ricoperte di fatica.
Un'immagine intima, oggi conservata presso gli Uffizi di Firenze, testimonia una notevole capacità imitativa, dove la ricerca della verità fisionomica diviene anche capacità di introspezione psicologica.

Definito "il Tiziano di Firenze", il Cigoli ci appare ritratto nelle vesti del suo tempo, avvolto da una luce quanto mai realistica, capace di esaltare il rosa delicato del suo incarnato e la vivacità dei suoi occhi scuri.
Si percepisce una piena consapevolezza del suo ruolo di artista, immerso in un clima post-rinascimentale, dove la riscoperta dell'individuo e la rivalutazione del ruolo dell'artista si respirano a pieni polmoni.

Ecco che l'autoritratto diviene quindi strumento di promozione ed autocelebrazione talvolta idealizzante.
Fu così, che il processo di esecuzione dell'autoritratto, a partire dal XV secolo divenne più facilmente realizzabile con la scoperta dello specchio piatto che ben presto prese il posto di quello convesso e di piccole dimensioni. Ciò consentì agli artisti di esaminare fattezze e piccoli particolari del volto senza distorsioni e su superfici riflettenti sempre più ampie.
Una sorta di prestigio, memoria, riconoscimento, gli artisti si mostrano ed allo stesso tempo si osservano, attraverso ciò che li riflette al fine di fissare la propria immagine nel tempo.
La proiezione del passato, della storia che rivive oggi in mezzo a noi, nel nostro presente, è un mezzo grazie al quale si comunica l'anima attraverso il corpo.


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