Cineart
Quinta puntata: La figura della Dark Lady nel cinema italiano del primo Novecento
Nel mondo del cinema e dell'arte del primo '900 ritroviamo alcune incarnazioni esplicite della cosiddetta “femme fatale” o “Dark Lady”.
Il modello della Dark Lady, che trova largo spazio nel cinema è traduzione di un'eredità pittorica e di schemi letterari trasformati in sceneggiature.
Il modello di dark lady trova riferimenti nel Decadentismo, nello stile liberty, nell'art nouveau: riferimenti che aumentano se si pensa al fatto che letterati e pittori spesso hanno partecipato alla stesura delle sceneggiature.
Dal punto di vista artistico basti pensare all'opera di Gustave Moureau di cui cito “L'apparizione” del 1876 in cui Salomè - personificazione per eccellenza della “femme fatale”- indica la testa del Battista decapitato.
Gustav Klimt riprende tale iconografia nell'opera “In nuda veritas” (1899) in cui la donna viene raffigurata con un serpente ai suoi piedi, simbolo di lussuria e peccato; o anche alla celebre “Giuditta” di poco successiva (1901), in cui vi è raffigurata la donna ammaliatrice e fatale.
Uno dei casi più famosi è quello di Gabriele D'Annunzio, con il film “Cabiria” del 1914, diretto da Giovanni Pastrone.
Durante questi anni, anni in cui il cinema italiano trova le sue origini, è possibile trovare molte personalità di talento che incarnano il modello di cui parliamo nell'articolo: le più famose sono sicuramente Lyda Borelli e Francesca Bertini.
Lyda Borelli compie una rivoluzione in quanto cambia il modo di recitare e di rapportarsi allo spazio scenico cercando di portare l'espressività ai suoi massimi, per un modo di recitare che in qualche modo è debitore non solo dell'espressionismo, ma anche del simbolismo e, per certi versi, anche del movimento preraffaelita.
Tra i titoli dei film in cui Lyda Borelli riveste al meglio il ruolo della femme fatale cito “Fior di male” del 1915, e 'Malombra' 1916 di Carmine Gallone.
Francesca Bertini è invece la protagonista dell' 'Histoire d'un Pierrot' (1913) di Baldassarre Negroni, nonché di 'Assunta Spina' (1915) di Gustavo Serena, un melodramma in cui offre una passionale interpretazione, in accordo con la sua formazione prettamente teatrale. Oltre a questi due film, è protagonista anche nella pellicola "La Signora delle Camelie" (1915) e in alcuni film ispirati ai “Sette peccati capitali” di Eugène Sue.
Oltre a Lyda Borelli e Francesca Bertini è necessario citare anche Pina Menichelli, protagonista del “Fuoco” di Giovanni Pastrone del 1916, basato sull'omonima opera di Gabriele D'Annunzio, nonché di alcuni film come “Tigre Reale”, “Più forte dell'odio e dell'amore”, “Il giardino delle voluttà”, “La colpa” e “Malafemmina”.
Donne caratterizzate da un forte erotismo nonché da un certo fatalismo, donne che tentano uomini deboli.
Per quello che riguarda il cinema sonoro, va citata una giovanissima Clara Calamai (protagonista di “Profondo rosso” di Dario Argento nel 1975, cult del film horror anni '70) in “Ossessione” di Luchino Visconti (1943), vero e proprio manifesto del Neorealismo anni '50, tratto dal romanzo di James Mallahan Cain (“Il postino suona sempre due volte”) dopo la sua prova-choc a seno nudo nella "Cena delle beffe" di Alessandro Blasetti (1941), altrettanto intriso di note noir.
Come sempre vi invito a vedere i film citati e vi auguro buona visione!
Alex Fiorini
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