Per conoscere i protagonisti dell'arte italiana, per preparare una visita a un museo o a una mostra, per riscoprire il piacere di osservare dal vivo le opere d'arte. Questa è la pagina dove potete trovare tutte le puntate della presente stagione del nostro podcast. Per poter ascoltare le puntate delle passate stagioni, è possibile fare clic sulla pagina Archivio e selezionare la puntata desiderata.
Zacchia da Vezzano, il cui vero nome fu Ezechia, è un artista poco noto al grande pubblico, ma è stato forse il principale artista del Cinquecento a Lucca: un secolo durante il quale a Lucca la produzione artistica calò vistosamente, in quanto la città toscana fu tra i luoghi in Italia dove attecchì maggiormente la riforma protestante, e sappiamo che secondo i dettami della riforma, le opere d'arte, specialmente quelle commissionate dai privati, erano viste come simbolo di lusso e sontuosità, quindi contrarie al pensiero riformato. L'arte di Zacchia da Vezzano ebbe quindi anche il compito di fare da "argine" alla riforma luterana nella Lucca del XVI secolo. Con Ilaria e Federico scopriremo pertanto nella puntata di oggi le opere devote di un pittore a cavallo tra Rinascimento, Manierismo e Controriforma, che propone diversi lavori di sicuro interesse.
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Sulla vita di Altichiero da Zevio si sa poco, e poche sono anche le opere che di lui ci sono rimaste, ma quello che è certo è che Altichiero è stato uno dei grandi innovatori dell'arte del Trecento. Riflettendo su Giotto e sui pittori giotteschi, propose un linguaggio fortemente innovativo, votato alla drammaticità, con innesti cortesi e graditi ai ricchi committenti, ma anche con modalità che sapevano parlare al popolo. La sua Crocifissione nella Basilica di Sant'Antonio da Padova, un dipinto che rompe con la tradizione spostando quasi l'attenzione dalla scena principale ai particolari, è una delle opere più importanti della storia dell'arte italiana proprio in virtù della sua elevata carica innovatrice. Un pittore che inoltre sembrava intuire in anticipo alcune delle innovazioni rinascimentali. Con questa puntata compiamo un viaggio nel Veneto con Ilaria e Federico per scoprire le opere di un artista moderno, davvero unico!
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La nota - rubrica a cura di Anselmo Nuvolari Duodo e Giovanni De Girolamo:
Altichiero nella cappella di San Giacomo a Padova (di Giovanni De Girolamo) - fai clic sul titolo per leggere l'articolo!
Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, è stato un grande protagonista del Rinascimento umbro, attivo non solo nella regione in cui nacque (per l'esattezza, il pittore vide la luce a Perugia attorno al 1454), ma anche in diverse città dell'Italia centrale. Fu soprattutto un grande pittore di affreschi, dotato di una fantasia fuori dal comune e di uno spiccato gusto decorativo che si evince da ogni suo capolavoro. Formatosi sul solco dell'arte del Perugino, studiò artisti come Piero della Francesca e il Verrocchio e fu molto affascinato dall'arte antica. Ha lasciato splendidi affreschi a Roma (Appartamento Borgia, Santa Maria in Aracoeli, Santa Maria del Popolo), a Siena (la Libreria Piccolomini) e ovviamente in Umbria (la cappella Baglioni di Spello), ma questi non sono che alcuni dei suoi lavori più importanti. Nella puntata, con Ilaria e Federico scopriremo questi e anche altri capolavori del Pinturicchio!
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La nota - rubrica a cura di Anselmo Nuvolari Duodo e Giovanni De Girolamo:
Gli esordi del Pinturicchio (di Anselmo Nuvolari Duodo) - fai clic sul titolo per leggere l'articolo!
Inauguriamo con Priamo della Quercia le "mini-puntate", una novità di
Finestre sull'Arte che introduciamo nel 2013. Con le mini-puntate, della durata minore rispetto alle puntate solite, approfondiamo figure che non fecero la storia dell'arte ma sono comunque degne di considerazione. Iniziamo da Priamo della Quercia, fratello minore del grande e più famoso Jacopo: originario di Siena, si formò su esperienze tardogotiche apprese in città e tentò di aggiornare il suo linguaggio superato sulle novità rinascimentali introdotte a Siena da Domenico di Bartolo. Pittore non al passo con i tempi, lavorò in Santa Maria della Scala ma si trasferì poi a Volterra, dove, in una realtà meno competitiva, poté esprimere meglio la sua arte. Di lui rimangono diverse opere, tra cui anche un interessante trittico-tabernacolo conservato a Lucca e diverse illustrazioni in un codice miniato della Divina Commedia.
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Insieme al Pontormo, il Rosso Fiorentino, soprannome di Giovanni Battista di Jacopo, è la figura-chiave del Manierismo fiorentino: i due pittori, all'incirca coetanei, ebbero la stessa formazione (furono entrambi allievi di Andrea del Sarto) e proposero una pittura nettamente nuova, al di fuori degli schemi. La realtà del Rosso Fiorentino è una "non-realtà" inquietante: le sue opere sono popolate di figure grottesche, stranianti, bizzarre, spesso contraddistinte da sguardi smarriti o preoccupati, e dalla totale rottura dell'equilibrio e dell'armonia che furono una delle principali conquiste del Rinascimento. In un mondo sconvolto e pieno di inquietudini come era quello del primo Cinquecento, la pittura del Rosso Fiorentino riflette tutte le preoccupazioni dell'uomo del tempo. Sapendo però a volte anche essere elegante e raffinata. Ilaria e Federico ci faranno entrare, con la prima puntata del 2013, nell'incredibile mondo del Rosso Fiorentino.
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La nota - rubrica a cura di Anselmo Nuvolari Duodo e Giovanni De Girolamo:
Il Rosso Fiorentino a Roma nella cappella Cesi (di Giovanni De Girolamo) - fai clic sul titolo per leggere l'articolo!
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