Un grande saluto a tutti!
Dopo aver parlato del futurismo vorrei fare un salto indietro nel XIX secolo, per affrontare con voi alcune tematiche importanti che ritroveremo spesso nelle estetiche delle arti contemporanee.
Il Novecento è figlio dell'Ottocento: la continuità storica (sempre valida nella transizione da un secolo al successivo) è segnata da più riprese che rotture, almeno fino allo sviluppo della tecnologia informatica, che ha profondamente alterato la nostra società e, di conseguenza, le modalità di comunicazione artistica all'interno di essa.
Per cercare di chiarire meglio quali fili invisibili ci leghino al XIX secolo ci dedicheremo, nel corso di quattro puntate, ad altrettanti aspetti dell'arte ottocentesca che possono essere considerati fondativi dell'arte contemporanea:
- la nascita dell'estetica e la cultura romantica
- la figura dell'artista, del mercante d'arte e la nascita dei musei
- la secolarizzazione dell'arte
- il dialogo con il mondo scientifico e, in particolare, con la fisica
Iniziamo proprio dall'ultimo punto. I rapporti tra arte e scienza non sono certo iniziati nell'Ottocento; nell'antichità l'arte intesa come ars, ovvero come declinazione del fare, dell'agire nel mondo in maniera empirica, dava eguale dignità ad ogni attività umana; la pratica artistica godeva di pari dignità rispetto all'esercizio della mente. La divisione tra sfera speculativa e pratica artigianale si può far risalire al Medioevo con la divisione tra arti liberali (ovvero la pratica dello studio) e arti meccaniche (le attività artigianali e manuali), che segna l'inizio della sottolineatura del legame fortissimo tra materia e pratica artistica.
Un legame molto forte, dal quale gli artisti inizieranno ad affrancarsi, rivendicando anche la componente intellettuale del proprio lavoro, a partire dal Rinascimento. In particolare, il legame con la geometria e con le leggi dell'ottica ha permesso agli artisti di costruire gli strumenti di supporto per la resa spaziale dei dipinti. Lo sviluppo delle camere ottiche e l'uso intensivo che ne fecero i vedutisti settecenteschi ne costituiscono gli esempi più pregnanti.
Nel corso dell'Ottocento lo sviluppo dell'industria chimica immise sul mercato i colori acrilici: colori brillanti, che possono sostituire la tempera se diluiti oppure creare una pasta cromatica intensa se lasciati densi; la possibilità di poter disporre di colori in tubetto rese inoltre i pittori pienamente indipendenti, liberi di spostarsi e di sottoporsi a lunghe sedute di pittura en plen air che permettevano di riprodurre sulla tela i cambiamenti cromatici del paesaggio; l'attenzione della pittura si sposta dalla geometria della composizione alla resa dei colori e della luce, alle vibrazioni luministiche della tela.
La luce, declinata sulla tela attraverso la brillantezza e il colore, diventa la protagonista di numerose sperimentazioni artistiche, che si legano, attraverso vie diverse, ai principi della fisica ottica.
Il punto cruciale di questa intensa indagine è segnato dal puntinismo (pointillisme) francese, ripreso in Italia (con una sfumatura diversa) dal divisionismo milanese. Nel 1886 un giovane artista francese, George Seurat, espose la meravigliosa tela “ Una domenica pomeriggio all'isola della Grande Jatte”. La tecnica pittorica puntinista superava, in brillantezza e solidità di composizione, quella impressionista. Le figure venivano create applicando i colori primari con piccoli tocchi di pennello. L'effetto complessivo è affidato alla giustapposizione dei colori ed al montaggio visivo che l'occhio umano opera nel momento della visione.
Il puntinismo sfrutta gli studi della fisica ottica sullo spettro luminoso e sulla natura della luce per poter operare alla radice del linguaggio pittorico, per poter condurre la creazione di un'opera d'arte con la stessa dignità con la quale si conducono gli esperimenti scientifici. Così come la fisica è la disciplina in grado di interpretare il libro della natura, l'arte diventa il veicolo attraverso il quale le leggi della natura possono essere applicate creando una realtà autonoma, non più imitativa bensì indipendente da rapporti di somiglianza con la natura.
Lo studio dell'arte come campo specifico da esplorare con un metodo scientifico porterà nel corso del Novecento alla messa a punto della teoria dei colori e della percezione, sviluppata soprattutto nel Bauhaus di Weimar.
L'oggettività scientifica del puntinismo francese trova un riscontro significativo nell'esperienza del divisionismo milanese, che fonda la ricerca pittorica sul principio di accostamento sulla tela dei colori puri:
“ i colori, adoperati divisi, anziché in miscuglio, aumentano del 61 per cento la luminosità rispetto ai colori miscelati sulla tavolozza” (Vittore Grubicy).
I pittori divisionisti, che fecero la loro comparsa ufficiale sulla scena artistica italiana nella Triennale di Milano del 1891, utilizzarono l'accostamento dei colori puri sviluppando due linee pittoriche: da un lato la spettacolarizzazione della brillantezza cromatica, tesa a evidenziare il significato simbolico dell'opera; dall'altro la progressiva astrazione dell'immagine, asserendo con sempre più forza l'autonomia dell'arte dalla pura necessità imitativa, ricercando lo spazio autonomo entro il quale l'arte dovesse inserirsi per dialogare alla pari con la scienza.
La scienza e la tecnologia instaurano con l'arte un canale preferenziale che passa attraverso la verifica empirica delle possibilità manipolatorie del mondo sensibile:; arte come conoscenza al pari della scienza, non più mezzo di diffusione dell'iconografia e delle idee scientifiche, e scienza come sorella dell'arte, non più maestra e guida indiscussa.
Vedremo nel corso dei prossimi appuntamenti quali sono state le conseguenze di questo nuovo rapporto rispettosamente parallelo, vedremo come le sperimentazioni artistiche dialoghino alla pari con la scienza e con la medicina del XX e XXI secolo. Ma di questo ne parleremo tra qualche incontro. Grazie per l'attenzione, e a presto!
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Antoniettachiara Russo
Antoniettachiara Russo