Francesco Guardi, La Torre di Marghera

Ombre e perversioni nella Vienna del XX secolo

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2012, Prima puntata

Vienna è stata, nel XX secolo, una delle più importanti capitali internazionali dell'arte: molti artisti, ispirati dalle nuove concezioni dell'austriaco Sigmund Freud, seppero creare capolavori in grado di segnare profondamente la storia dell'arte con la loro carica di violenza e perversione. Riccardo ripercorre l'arte in Austria durante il XX secolo, partendo dall'Espressionismo di Schiele e Kokoschka per arrivare all'Azionismo di Nitsch.

Il 1900. Un anno cardine per comprendere non solo l'arte contemporanea ma l'intero percorso dell'uomo occidentale. Sigmund Freud pubblica in tedesco nel 1899 (postdatandolo però al 1900) L'Interpretazione dei Sogni. Questo testo, assieme alle successive teorie di Planck sui quanti di energia e quelle di Einstein inerenti il celebre concetto di relatività, sarà una delle scosse telluriche a cui sarà soggetta la società europea e, in generale, tutto l'Occidente. L'uomo non riuscirà più a guardare se stesso allo stesso modo. Ma perché tutto questo? Perché di fatto vengono scardinate le idee relative alla persona, allo spazio e al tempo. L'uomo scopre anche le sue ombre, il suo inconscio, le sue paure e le sue perversioni più inconfessabili. Il sogno, appunto, memore degli ultimi stralci di un Romanticismo oramai defunto, acquisisce, assieme all'incubo una dimensione preponderante. L'Arte risponde a questi mutamenti sostanziali della società nei modi più svariati: Picasso con le sue Demoiselles d'Avignon ha rinnegato, di fatto, la prospettiva (dunque lo spazio così come ci era stato insegnato da Giotto prima e da Piero della Francesca, poi); Kandinskij ha generato forme-non forme allontanandosi anni luce dal figurativismo e così via.

In ogni caso in questa puntata ci si vuole concentrare su Vienna, città, tra l'altro, in cui visse lo stesso Freud e su alcuni artisti legati dal medesimo filo conduttore, l'ombra dell'inconscio; questi sono Egon Schiele (12 giugno 1890 - 31 ottobre 1918), Oskar Kokoschka (1 marzo 1886 – 22 febbraio 1980) e Hermann Nitsch (29 agosto 1938). Si cercherà quindi brevemente di dare al lettore qualche spunto per leggere in modo trasversale l'arte in Austria del XX secolo passando dall'Espressionismo per giungere alle crude performance degli anni Sessanta-Settanta proposte dall'Azionismo viennese. Vediamoli ad uno ad uno.

Schiele interpreta il corpo sia come luogo di scontro ed incontro di pulsioni sessuali oscure e perverse sia come ammasso mortificato di carne e sangue. Una mortificazione necessaria, forse, ad una futura espiazione dei peccati compiuti nella vita terrena. Le pose dei suoi ritratti sono assolutamente forzate, crude, irreali, dolorose. Siamo ben lontani dalle Veneri sensuali di Tiziano o Giorgione (tanto pudiche che quasi non ci si accorge che siano nude): qua ci troviamo di fronte a creature umanoidi in punto di morte oppure a resti marcescenti di figure inquietanti. Il Nudo Femminile del 1910 oscilla tra Eros e Thanatos (come avrebbe detto probabilmente lo stesso Freud), tra Amore e Morte: una donna con i capelli rossi scarmigliati giace forse su un letto dopo un amplesso. Gli occhi vitrei, una mano scheletrica, quasi l'artiglio di un rapace notturno, un corpo duro, scolpito nel legno. Delle gambe non resta che un accenno, quasi fossero state amputate in una lezione d'anatomia e il braccio destro non compare neppure. Un disegno come questo, tra l'altro, è molto simile agli schizzi della famosissima Vanessa Beecroft, un'artista che ha trovato nell'arte uno sfogo ai problemi derivanti dall'anoressia. Diversi i contesti, diverse le epoche ma sempre di mortificazione del corpo stiamo parlando.

Anche Kokoschka, uno dei massimi esponenti dell'Espressionismo Viennese, si fa perfettamente interprete delle nuove paure ed ossessioni dell'uomo del XX secolo. Osserviamo il manifesto di uno dei suoi drammi (scrisse anche per il teatro, infatti): Mörder, Hoffnung der Frauen (Assassinio, Speranza delle donne). Lo sfondo è blu e si accende qua e là di tetri bagliori; in alto, a destra e a sinistra, la luna piena e una falce di luna, due entità lugubri e silenziose che vanno ad acuire l'inquietudine dell'impaginato. In primo piano vi è una donna che si dispera, un cadavere resuscitato del quale possiamo leggere tutte le linee dei muscoli e dei tendini oltre che i capelli quasi scavati nel metallo. Abbraccia con forza un uomo (o ciò che ne resta), un'informe gelatina di ossa, pelle e sangue. Il contrasto – è opportuno aggiungere – non è solo figurativo ma anche cromatico. Il blu cobalto dello sfondo e il rosso del defunto in primo piano creano un accordo assolutamente dissonante e mostruoso. Molti dei drammi di Kokoschka, sulla scia degli studi effettuati da Freud per ciò che concerne psiche dell'individuo, ragionano sul contrasto, a volte insanabile, tra uomo e donna.

Concludiamo con un altro esempio: Hermann Nitsch. Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta Nitsch dà vita al Teatro delle Orge e dei Misteri. Questo grande happening, che, in alcuni casi, durò anche più di ventiquattr'ore, affondava le sue radici nella tradizione liturgica cristiana e nella ritualità tipica del teatro greco. Questi grandi happening, di fatto, erano degli eventi, a cui partecipavano numerosissime persone, in occasione dei quali veniva messo in scena un grande rito comunitario, un rito capace di evocare i recessi più misteriosi del subconscio umano. Animali scuoiati, uccisi, appesi lasciavano colare il loro sangue e i loro umori sulle candide vesti dei partecipanti (che in questo caso sarebbe meglio definire “celebranti”). Era un modo come un altro – assai violento, però – per riscoprire quella parte di noi che Freud aveva denominato ES.

Tutte queste esperienze – e tante ancora potrebbero essere studiate – si collocano a Vienna o, comunque in territorio austriaco. Esse ci raccontano la storia di un individuo che cerca di liberarsi di una serie di paure e vergogne occultate nell'inconscio (derivanti forse dalla presenza di un cattolicesimo molto pressante in Austria) per riscoprire la sua natura di uomo, più genuina ma non per questo meno complessa. E l'arte, con la sua solita presunzione di eternità, ce lo racconta: ci parla di un uomo in crisi, dolente e disilluso. Tutto questo perché l'umanità perde la fiducia nel Trascendente e accetta il fatto di essere qua, in questo mondo, ora. Accetta di dovere contare sulle proprie forze e nulla di più. Ma già lo si sapeva: siamo qui di passaggio.

Riccardo Zironi