Il nuovo MUŻA di Malta, un museo mediterraneo e cosmopolita. Intervista al curatore Sandro Debono


Il nuovo MUŻA di Malta, il Museo Nazionale d'Arte con sede alla Valletta, è stato inaugurato il 15 diembre ed è un museo mediterraneo dall'anima cosmopolita tra passato e futuro. Ne abbiamo parlato con il curatore, Sandro Debono.

Lo scorso 15 dicembre 2018 è stato inaugurato il nuovo MUŻA (MUŻew Nazzjonali tal-Arti), Museo Nazionale di Malta (qui il sito web ufficiale), aperto in occasione dell’anno della capitale maltese, La Valletta, come capitale della cultura europea. Oltre ventimila pezzi esposti, un museo che intende connettere il passato e il presente e che vuole rinnovare anche il rapporto tra i maltesi e i musei, ponendosi come strumento per la coesione sociale e per lo sviluppo delle tante identità culturali che compongono la piccola isola del Mediterraneo. Ospitato nello storico Auberge d’Italie in Merchant Street, il MUŻA racconterà passato, presente e anche futuro del paese. Abbiamo raggiunto il curatore e project leader del museo, Sandro Debono, per farci spiegare cosa è il MUŻA. L’intervista è a cura di Ilaria Baratta, caporedattrice di Finestre sull’Arte.

Sandro Debono
Sandro Debono

IB. Dottor Debono, il paese si caratterizza per essere costituito da varie identità culturali che si amalgamano in una nazione definita cosmopolita: lo stesso principio è stato base per la realizzazione del museo, che intende non suddividere le collezioni per regioni o territori, bensì si è voluto esporre le opere presenti al di fuori di canoni strettamente definiti. Come si presenta concretamente l’innovativo percorso espositivo? Risulta ben comprensibile ai visitatori il taglio che si è desiderato dare al museo e la loro visita tra le opere?
SD. Il MUŻA presenta quattro storie che partono dal territorio Maltese ma che comunque riguardano i vari nessi e collegamenti con il Mediterraneo, l’ Europa e un sistema globale come l’Impero Britannico. La quarta storia riguarda l’emancipazione dell’artista maltese con le altre tre storie che servono da sfondo a quest’ultima, dalla quale si parte. La cronologia rimane comunque la spina dorsale di una narrativa museale che presenta storie e racconti, distintamente diversa dal modello tradizionale museale.

In quale misura ha influito inaugurare il nuovo MUŻA in occasione dell’anno di Valletta 2018 Capitale Europea della Cultura? Che rapporto hanno i maltesi con l’arte?
Il MUŻA è il legacy project per eccellenza, che aspira di portare avanti il legame della capitale della cultura Valletta 2018. Possiamo dire che c’e una consapevolezza verso l’arte che prima non c’era e che grazie alla capitale della cultura, più gente si sente partecipe della vita culturale Maltese.

Il MUŻA ha dichiarato essere un museo nel quale si promuove una significativa partecipazione della comunità e dove il pubblico è posto al centro dell’attenzione, coinvolgendolo al massimo. In che modo viene coinvolto il pubblico all’interno del museo?
È stato concepito come un museo nazionale della comunità, nel quale il pubblico ha un ruolo importante da svolgere. Prima di tutto riguarda un’accessibilità più completa e coinvolgente. MUŻA, come per nome scelto, riguarda la metodologia che aspira ad ispirare. Be Inspired è l’ethos del MUŻA: tutto parte dal rendere l’esperienza museale molto più accessibile al non esperto. Riguarda anche la tessitura dell’esperienza museale che fa combaciare ristorante e caffetteria con le opere in mostra, con una programmazione che coinvolge il pubblico tramite progetti co-creati ed altre iniziative che saranno avviate nei prossimi mesi.

Sale del MUŻA della Valletta, Malta
Sale del MUŻA della Valletta, Malta


Sale del MUŻA della Valletta, Malta
Sale del MUŻA della Valletta, Malta


Sale del MUŻA della Valletta, Malta
Sale del MUŻA della Valletta, Malta

Tra le opere i visitatori riconoscono la loro identità maltese? Come viene percepito questo aspetto dai visitatori esteri?
Ovviamente ci sono le opere della collezione nazionale maltese che riguardano sia la storia della collezione, che il prossimo anno compie cent’anni dalla fondazione, sia anche la narrativa che parte dal territorio ma che comunque riguarda il Mediterraneo, l’Europa e anche un sistema globale come l’impero Brittannico. Questi sono le quattro storie, con la quarta, a completamento, che riguarda l’emancipazione dell’artista maltese.

La volontà di legare il museo alla cultura maltese, oltre che attraverso le collezioni esposte, è sottolineata dal luogo in cui si è scelto di collocare la sede espositiva. Il nuovo MUŻA si trova infatti nello storico Auberge d’Italie in Merchants Street, antico ricovero dei cavalieri di San Giovanni di origine italiana, già sede di Malta Tourism Authority. Quanto è importante secondo Lei la collocazione del museo in quell’edificio? Cosa rappresenta per la storia della città?
L’Albergo d’Italia fu la sede storica del primo museo scientifico a Malta che si chiamava “Valletta Museum”. La collezione di Belle Arti nacque proprio in questo Valletta Museum. In tal senso, sito e museo hanno una storia comune che MUŻA ha rivalutato nel contesto della museologia del XXI secolo. Sarebbe anche da aggiungere che MUŻA è un museo zero carbon footprint, quindi un museo ecologico che genera le sue esigenze energetiche tramite pannelli fotovoltaici e risparmi partendo dalla sistema di illuminazione LED.

Tornando alla domanda precedente, che rapporto intercorre con la storia dell’arte e la cultura italiana? In quale proporzione il museo è visitato da italiani?
La storia dell’arte a Malta è intrinsecamente la storia dell’arte italiana, in particolar modo fino al periodo della seconda guerra mondiale. Il Seicento viene rivalutato da Roberto Longhi ed altri studiosi Italiani nello stesso momento della genesi della collezione di belle arti e gli stessi studiosi, Longhi incluso, venivano consultati per i vari acquisti. Il legame è forte, e straordinario.

Sale del MUŻA della Valletta, Malta
Sale del MUŻA della Valletta, Malta


Sale del MUŻA della Valletta, Malta
Sale del MUŻA della Valletta, Malta


Sale del MUŻA della Valletta, Malta
Sale del MUŻA della Valletta, Malta

Si è dichiarato che il MUŻA rappresenta il perfetto simbolo di connessione tra passato e futuro. Potrebbe spiegare nel concreto quest’affermazione? Entro quale periodo sono comprese le collezioni del museo?
Di solito si parla dell’istituzione museale come riguardante il passato storico. Anche se la collezione del MUŻA è comunque una collezione storica che è cresciuta nel tempo e che riguarda opere di artisti contemporanei, in particolar modo maltesi, la narrativa museale punta a valorizzare l’opera cercando la continuità tra l’opera storica e la produzione artistica contemporanea. Riguarda anche la comprensione del significato dell’opera storica nel contesto del quotidiano e delle società contemporanee.

Tra le numerose opere presenti nel museo, tra dipinti e sculture, potrebbe citarne alcune delle più significative? Si è dato maggior spazio alla pittura o alla scultura?
Si dà maggior risalto alla pittura, in particolare modo con le opere del Mattia Preti, Guido Reni, Valentin de Boulogne ed altri nomi di spicco, includendo anche le opere dell’artista britannico Victor Pasmore che visse pure a Malta.

Sono presenti anche strumenti multimediali? Quanto è importante, secondo il Suo parere, la multimedialità in un museo per coinvolgere il pubblico e per approfondire la conoscenza delle opere esposte?
I varî audiovisivi e pannelli interattivi del MUŻA non sono fini a se stessi ma riguardano la maggior comprensione dell’opera. Sono stati concepiti appositamente cercando di creare quell’armoniosa convivenza tra opera storica e pannello interattivo. Ci sono per esempio le tecniche di manifattura dell’arte con esemplari prodotti da artisti ed artigiani Maltesi, esperienze che partono dagli itinerari di viaggiatori come Sir Walter Scott che arrivano in visita a Malta, e la comprensione dell’araldica come un linguaggio visivo andato perso nel tempo e che si può tranquillamente scoprire in giro per le strade di Valletta.

Ha in programma di ospitare mostre temporanee? Potrebbe anticiparci, se possibile, i progetti o le iniziative future del museo?
Certamente. Nelle prossime settimane avvieremo un fitto programma culturale con iniziative che riguardano un ciclo di conferenze, attività didattiche e mostre. Posso solo anticipare che il nesso con l’Italia e le collaborazioni con alcuni dei musei più importanti in Italia sarà ben presente.


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Ilaria Baratta

L'autrice di questo articolo: Ilaria Baratta

Sono co-fondatrice di Finestre sull'Arte con Federico Giannini. Sono nata a Carrara nel 1987 e mi sono laureata a Pisa. Sono caporedattrice di Finestre sull'Arte.

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