Santa Maria Novella e Morgan Stanley: l'aspetto più ripugnante della vicenda (e le bugie renziane)


C'è un aspetto particolarmente ripugnante della vicenda Santa Maria Novella-Morgan Stanley. Che va anche oltre le bugie renziane.

È triste ammetterlo, ma la prassi di impedire la fruizione pubblica di un bene culturale per riservarlo invece al godimento, spesso rozzo e cafone, di una ristretta cerchia di danarosi che pagano per averlo tutto per loro, sta diventando sempre più diffusa. Specialmente a Firenze, dove è in scena in questi giorni la polemica sulla chiesa di Santa Maria Novella chiusa al pubblico per permettere agli invitati della Morgan Stanley di cenare allegramente nel cappellone degli Spagnoli, uno degli ambienti più preziosi del complesso monumentale, dove, per intenderci, ci sono gli affreschi di Andrea Bonaiuti.

È triste anche vedere come ormai ci si sia rassegnati a queste pratiche: nel senso che, in mancanza di fondi, si cerca di raccattarli dove si può, quindi se la Morgan Stanley decide di cenare in Santa Maria Novella... beh, alla fine comunque basta che porti del grano, e si chiuderà un occhio. Con la vicenda di Santa Maria Novella però si sono di nuovo oltrepassati e calpestati alcuni limiti di cui già l’amministrazione comunale fiorentina si era fatta beffe nella clamorosa vicenda di Ponte Vecchio. Noi di Finestre sull’Arte conosciamo la difficile situazione che vive, dal punto di vista economico, il nostro patrimonio storico-artistico, per cui, anche se sull’etica di tali operazioni ci sarebbe da discutere, non siamo totalmente in disaccordo sul dare in noleggio certi ambienti dei nostri beni culturali per ricavarne profitto. Purché siano fatte salve alcune condizioni: che non si impedisca la normale fruizione del pubblico, che la cifra sborsata da chi vuole affittare gli spazi sia congrua e salata e che le finalità d’uso siano compatibili con la natura del bene.

Santa Maria Novella

A Santa Maria Novella, nessuna di queste tre condizioni è stata rispettata. Primo, perché la chiesa è stata chiusa al pubblico per un giorno intero, venerdì 16 maggio (giorno della cena), senza che peraltro sul sito dell’Opera per Santa Maria Novella fosse specificato il motivo della chiusura. E noi riteniamo che chiudere al pubblico, in orario di normale fruizione (e per un’intera giornata!), un bene per permettere una cena a privati che hanno pagato, sia un atto di un’arroganza infinita.

Secondo: la cifra pattuita per la cena è stata di soli 20.000 euro. Poi il vicesindaco (con funzioni di sindaco) Dario Nardella, travolto dalle polemiche, ha deciso di giocare al rialzo e di chiedere 40.000 euro alla Morgan Stanley. E pensare che, nello stesso comune, a una coppia di sposi che voglia celebrare il matrimonio nel Giardino delle Rose, è richiesta una somma di 2.000 euro, oppure se la sede prescelta è il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, allora la somma è di 5.000 euro. Cioè, rendiamoci conto che una delle più potenti banche d’affari del mondo avrebbe dovuto pagare una somma che è solo quattro volte quella richiesta a una coppia di sposi per il matrimonio nel Salone dei Cinquecento. Con una piccola differenza: i matrimoni a Palazzo Vecchio non si celebrano in orario di apertura al pubblico. E senza contare il fatto che gli invitati della Morgan Stanley erano 120: 5.000 euro per una coppia, 20.000 per 120 invitati di una, repetita iuvant, delle più potenti banche d’affari del mondo. La sperequazione è lampante e fa apparire la cifra pagata dalla Morgan Stanley come un misero obolo.

Terzo: non mi risulta che il fine del cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella sia quello di permettere a 120 persone di banchettare gioiosamente. È del tutto evidente che non si è tenuta in considerazione alcuna la natura del bene.

Ma, al di là di tutti questi aspetti (che, tra parentesi, dimostrano che le istanze renziane, perfettamente portate avanti da Nardella, siano quanto di più lontano possibile da una vaga idea di sinistra), c’è un aspetto ancora più grottesco e, anzi, oserei dire ripugnante della vicenda: il fatto che, per giustificare questa bieca operazione che va contro a ogni principio non solo costituzionale, ma finanche di buon senso, si tirano in ballo, allo stesso tempo, temi su cui l’opinione pubblica è molto sensibile (i fondi per le scuole), e le categorie di persone meno fortunate (i disabili). Sì, avete capito bene: in questo video Nardella, intervistato sulla vicenda, afferma: “io non levo soldi alle scuole, agli anziani o ai disabili per trovare il modo di restaurare i beni culturali della mia città. Se questi soldi vengono dai privati, bene, se i privati per darci questi soldi chiedono di utilizzare questi beni culturali, con regole chiare si può fare, io sono convinto che i fiorentini sono d’accordo, perché sono risorse che altrimenti noi non possiamo trovare: in un periodo di crisi economica, di scarsità di bilanci, noi dobbiamo organizzarci”. È davvero vergognoso il modo in cui viene strumentalizzata la sensibilità delle persone e il modo in cui Nardella gioca con i sentimenti della gente: con la sua frase, sembra quasi che la tutela del patrimonio sia incompatibile con l’istruzione (!) e con lo Stato sociale. Nel senso che, da quello che traspare dalle sue parole, o i soldi per la tutela vengono dai privati, o devono essere sottratti a istruzione e Stato sociale. Questo modo di concepire la finanza pubblica, oltre a essere moralmente molto discutibile, è anche del tutto falso: non è affatto vero che “sono risorse che altrimenti noi non possiamo trovare”, non è vero che il denaro per la cura del patrimonio non può giungere se non dai privati.

Nardella, allora, spieghi ai suoi concittadini che sono stati spesi non ventimila e neanche quarantamila euro, ma ben 375.000 euro per una mostra su Jackson Pollock e Michelangelo completamente sballata sotto tutti i punti di vista (scientifico, divulgativo, didattico). E per di più curata da una persona, Francesca Campana Comparini, priva di un’esperienza in campo storico-artistico tale da giustificare la curatela di quella che è la mostra di punta del Comune di Firenze di questa estate. E sarà anche difficile valutare con precisione i ritorni effettivi di questa esposizione, dato che alla parte che si svolge in Palazzo Vecchio si entra con il normale biglietto del museo.

Quello che Nardella dovrebbe dire è che viviamo in un paese dove sono diventate pratiche abituali lo spreco, le ruberie, le frodi, l’evasione fiscale, la corruzione, le collusioni con la delinquenza: gli eventi nazionali degli ultimi giorni offrono una dimostrazione tangibile. Sono queste le attività che portano via risorse all’istruzione e allo Stato sociale, non la cura del patrimonio! Affermare il contrario significa dire una bestialità che probabilmente non esce neanche dalla bocca del più ignorante tra i peggiori frequentatori della peggio frequentata bettola di periferia. Quindi, un vicesindaco che afferma che il denaro per la cura del patrimonio può arrivare solo dai privati, fa passare un messaggio di una gravità impressionante, assolutamente incompatibile con la carica che ricopre. In un paese normale, queste affermazioni avrebbero scatenato già grossi moti di disapprovazione. E il politico di turno avrebbe dovuto fare i conti con tali moti.

Ma la strumentalizzazione della sensibilità pubblica per giustificare operazioni estremamente discutibili (per non dir di peggio), operazione di una bassezza indicibile, non è un’esclusiva di Nardella. No, perché in tal senso il suo predecessore Matteo Renzi ci aveva già dato un fulgido esempio in occasione dell’affitto del Ponte Vecchio ai ferraristi: chiuso al pubblico per un’intera giornata per ricavare 120.000 euro che, a detta di Renzi, avrebbero dovuto coprire il taglio della spesa per le vacanze dei bambini disabili. Non solo la cifra di 120.000 euro era frutto di fantasia (o meglio: di una bugia), perché gli atti ufficiali dimostrano che in realtà la spesa è stata di gran lunga inferiore, ma addirittura sembra che le spese per i bambini disabili non abbiano ricevuto alcun taglio!

A proposito di balle colossali. Poniamo pure il caso di vivere in un paese di persone prive di qualsiasi scrupolo e che non si fanno troppi problemi se operazioni come quella di Santa Maria Novella vanno contro i principi costituzionali, se sono fatte in barba al pubblico, e se per giustificarle si strumentalizza la sensibilità delle persone. Poniamo il caso di vivere in un paese di persone che passano sopra al provincialismo estremo di un’amministrazione che chiude un bene culturale al pubblico per concederlo a dei privati paganti. Poniamo il caso di vivere, quindi, in un paese di persone che si preoccupano solo del lato economico della vicenda. Si è detto che, inizialmente, l’occupazione di Santa Maria Novella doveva fruttare 20.000 euro al Comune di Firenze, poi aumentati a 40.000. Nel 2009, appena un paio di mesi dopo l’insediamento di Matteo Renzi in Palazzo Vecchio, un miliardario olandese aveva chiesto e ottenuto che il Salone dei Cinquecento fosse chiuso al pubblico per un paio d’ore per permettergli di celebrare il proprio matrimonio. Accantoniamo un attimo il fatto che, a soli due mesi dall’insediamento del sindaco neoeletto, questo evento, benché organizzato dall’amministrazione precedente, si configurava come un presagio di quella che sarebbe stata la sua politica culturale. Ebbene, incredibilmente Matteo Renzi e il suo staff si trovarono in disaccordo con questo evento, che aveva portato nelle casse del comune la somma di 17.500 euro. Nell’articolo di Repubblica linkato poco sopra, si legge che dallo “staff del sindaco Matteo Renzi”, “fanno capire che non si ripeteranno più episodi simili. Non accadrà più cioè che per una cerimonia di quella portata Palazzo Vecchio incassi solo 17.500 euro trovandosi peraltro a dover chiudere il Salone dei Cinquecento o altri luoghi aperti al pubblico”. Bene, non solo tale prospettiva è stata completamente disattesa, come dimostrano i fatti. Ma, proprio sotto l’amministrazione di Matteo Renzi, la chiusura al pubblico di un bene di tutti per concederlo a privati paganti (e per ricavarne cifre ridicole), a Firenze è diventata una prassi. Quindi ora la domanda è: ma ci si può fidare di un personaggio simile come presidente del Consiglio? Dopo tutta questa sequela di bugie, è possibile pensare che Renzi sia un politico affidabile e abbia qualcosa di buono da lasciare al paese? Bisognerebbe ricordarselo quando si pensa di andare a votare.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Grazia Agostini in data 20/05/2014, 13:41:14

Sono d'accordo in parte con quello che dite. Esiste anche una terza via nell'uso dei beni culturali, in cui il privato non va demonizzato e che va perseguita, giudicando caso per caso. E non è solo questione della cifra che si ottiene. Quanto alle elezioni, credo che ognuno di noi sia capace di votare in base alle proprie convinzioni: per quel che mi riguarda, scusatemi ma preferirei, comunque, che i dibattiti sull'uso e la gestione del nostro patrimonio prescindessero da slogan da campagna elettorale, qualunque essa sia.



2. Zeno Colantoni in data 20/05/2014, 13:49:46

E che volete commentare... si commenta da sé...



3. Fiorella Santoncini in data 21/05/2014, 09:19:44

Non sono d'accordo su questa volontà di demonizzazione del privato. Il vostro articole è tendenziosamente sobillatore e anche voi usate un argomento a cui è sensibile una parte della popolazione (mentre alla stragrande maggioranza non importa assolutamente niente del patrimonio artistico comune anche perché non lo conosce e non si sforza di conoscere) come spot di campagna elettorale. Concordo sull'opportunità di applicare tariffe salate e soprattutto di organizzare gli eventi tutelando la sicurezza del bene in uso con adeguato servizio di sorveglianza, ma questi luoghi che noi abbiamo museificato, al tempo della loro costruzione erano vissuti come normali ospiti di vita quotidiana e non erano certamente trattati con i guanti bianchi. La loro manutenzione richiede cifre importanti che non sempre riescono ad essere coperte dal prezzo del biglietto dei visitatori. Visitatori sui quali bisognerebbe fare un altro appunto: come lasciano i siti dopo la visita? Quanto rispetto hanno gli invitati ai matrimoni che vengono celebrati nel Giardino di Boboli delle aiuole e della pulizia dei viali? Lo stesso dicasi dei turisti. Allora cosa facciamo, chiudiamo tutto? Non è scandaloso che si conceda l'uso di un edificio pubblico a privati paganti per festeggiare un evento. E' scanadaloso che si siano utilizzati edifici preziosi come caserme per varie forze dell'ordine come era avvenuto per i Vigili del fuoco che giocavano al calcio nel chiostro di Santa Maria Novella tirando pallonate agli affreschi di Paolo Uccello. O che si sia ignorato che, sempre grazie alla destinazione a caserma, un capolavoro dell'architettura del Settecento come il Palazzo Bellavista di Borgo a Buggiano, vicino a Montecatini Terme, sia stato completamente sventrato delle suppellettili e perfino delle porte interne originali con il sicuro destino ad un progressivo degrado e inevitabile crollo. E' scandaloso che si lascino andare nel degrado ed al crollo definitivo decine di meravigliosi esempi di architettura perché mancano i fondi e la sensibilità per curarsene. E' scandaloso che si sia permesso, nella mia città, di abbattere la bella chiesa del De Cambray-Digny perché giudicata troppo piccola, per far posto alla schifezza senza nessuna attinenza al contesto cittadino con cui è stata sostituita. E' scandaloso che, sempre nella mia città, stiano perdendo pezzi (preziosi) i tetti e le affisse dei nostri bellissimi stabilimenti termali costruiti fra la fine dell'ottocento ed il Liberty e che non ci siano fondi per il restauro. E' scandaloso che Pompei crolli pezzo dopo pezzo senza che si faccia il necessario per salvarla perché non ci sono fondi. Allora, se questo mi permette di salvare il Palazzo Bellavista o gli scavi di Pompei, eccome se li affitto ai privati!!! Sono certa che i cittadini che dovranno rimandare la visita di qualche ora o di un giorno non ne moriranno di dolore! Ma certamente ne trarranno il vantaggio di poter fare la loro visita per molti più anni di quanto lo possano fare con le previsioni attuali. Il tono del vostro articolo non mi piace.



4. Salvo in data 11/12/2016, 18:55:25

Per Fiorella Santoncini
Prima di fare questi commenti, si faccia qualche giro nei Palazzi o Musei d' Europa, e veda come vengono trattati i pochi beni culturali e storici che hanno rispetto all' Italia. D'accordo che bisogna salvare il nostro patrimonio, ma non e' vero che i soldi non ci sono. Basta informarsi su quello che succede a livello nazionale, corruzione, evasione, sponsorizzazioni su sagre, luminarie,cattedrali nel deserto, ecc. La settimana scorsa ero a Vienna, e' visitando tutte le realta'austriache ho scoperto che sono avanti a noi nel modo di servire la cultura, la loro storia, le loro tradizioni.Ruberanno pure la', ma come si ruba in Italia. Lasciamo perdere; parliamo di cambiare le riforme, dovremmo invece cambiare la testa degli italiani, e non solo a quelli che ci comandano.



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