Omosessualità di Caravaggio. Una caduta di stile


Nella monografia su Caravaggio di Maurizio Calvesi si parla anche di quella che secondo l'autore è la presunta omosessualità dell'artista.

Noi di Finestre sull’Arte abbiamo sempre apprezzato molto le monografie sugli artisti della collana Dossier d’Art della Giunti: troviamo che siano degli ottimi libri divulgativi, tanto che spesso li consigliamo nelle schede di approfondimento che abbiniamo ai podcast sugli artisti. Non avevo però mai letto la monografia su Caravaggio scritta da Maurizio Calvesi. O almeno, non l’avevo mai letta fino a ieri.

Mi trovavo a Milano per lavoro e in attesa che arrivasse il treno che mi avrebbe riportato a Carrara, decido di trascorrere la manciata di minuti che avevo a disposizione nella grande libreria che si trova all’interno della Stazione Centrale. Non avevo un intento che non fosse quello di far passare il tempo, quindi vado diretto al mio reparto preferito, quello sull’arte, e mi metto a far trottolare la colonna dei Dossier d’art traendone fuori quello, appunto, su Caravaggio iniziando a sfogliarne distrattamente le pagine. Tra l’altro ho scoperto che il libro è disponibile anche su Google Books (sebbene in parte: cercate caravaggio calvesi nel motore di ricerca e lo trovate subito).

Tutto bene se non fosse per una piccola sezione che ha immediatamente attirato la mia attenzione e che secondo me costituisce una pesante caduta di stile (che non mi sarei mai aspettato) da parte dell’autore, Maurizio Calvesi come si è accennato poco sopra. A pagina 13 della monografia infatti troviamo un paragrafo, che occupa ben una pagina e mezza, nel quale Calvesi decide di fare il punto sull’omosessualità di Caravaggio (o presunta tale, secondo lo storico dell’arte). Si parte subito male, fin dal titolo del paragrafo: Le pretese devianze sessuali. Ora, potremmo discutere ore sul concetto sociologico di devianza applicato all’omosessualità, ma siccome da più parti e molto spesso l’espressione devianza sessuale viene associata, a sproposito e senza cognizione di causa, al termine parafilia (termine usato in ambito medico, con cui si indicano dei ben precisi disturbi psichici), e talvolta la si usa anche come sinonimo di parafilia (se non mi credete, cercate su Google), Calvesi avrebbe potuto mostrare più delicatezza evitando di utilizzare l’espressione devianza sessuale. Anche perché, del resto, la sua monografia su Caravaggio non è un trattato di sociologia, dunque la maggior parte di coloro che la leggono non sono specialisti e potrebbero percepire fin dal titolo del paragrafo che l’omosessualità potrebbe essere vista come un disturbo della psiche (inutile discutere di quanto sia obsoleto e soprattutto offensivo nei riguardi degli omosessuali questo modo di pensare).

Nella sua bizzarra trattazione del tema, Calvesi cita diverse fonti che secondo lui potrebbero instillare in chi le legge l’idea che Caravaggio potesse essere omosessuale (e quale sarebbe il problema semmai, io mi domando) per poi ovviamente confutarle, anche se nella totalità dei casi con argomentazioni non meno dubbie e vacillanti rispetto a quelle di un ipotetico sostenitore del Caravaggio gay. Come quella secondo cui “quanto al Caravaggio, abbiamo notizia di almeno due relazioni femminili, con una certa Menicuccia e una certa Lena”... non si capisce bene perché secondo Calvesi le relazioni con due persone del sesso opposto dovrebbero, a prescindere, escludere che Caravaggio fosse stato omosessuale, ma non importa, così come non importa analizzare le singole argomentazioni, visto che sono più o meno tutte dello stesso tenore e che non mi interessa discutere della sessualità di un artista (che senso avrebbe?). Quello che importa è arrivare alla conclusione, che non può essere che questa: “la presunta omosessualità del Caravaggio, utile ad aggiungere un tocco al quadro del suo maledettismo, è probabilmente solo un abbaglio”.

Io torno a domandarmi: abbaglio o no, se io ho la passione per la storia dell’arte o studio la storia dell’arte, per quale strano motivo dovrei essere interessato a conoscere quale fosse l’orientamento sessuale di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio? Da etero i suoi dipinti diventerebbero tutt’a un tratto più belli e più rivoluzionari e viceversa il suo essere gay sminuirebbe l’importanza dell’artista? Io credo proprio di no, dato che la sessualità (omo o etero non importa) non toglie e non aggiunge niente al genio del pittore, ma in fondo credo che anche Maurizio Calvesi la pensi come me. Quindi, dato questo assunto, davvero non comprendo per quale motivo Calvesi abbia dovuto lanciarsi in una così sperticata difesa dell’eterosessualità dell’artista (eterosessualità, beninteso, non meno presunta della sua omosessualità: e questo, ripeto, non per discutere della sessualità del Caravaggio ma per discutere delle argomentazioni di Calvesi).

Un paragrafo come quello di cui si è parlato non sembra mostrare rigore, né sostenere in modo serio, solido e documentato alcuna tesi, rischia di essere irriguardoso nei confronti degli omosessuali il cui orientamento è peraltro bollato come devianza (e sull’opportunità di evitare l’utilizzo di questo termine si è già discusso), e soprattutto, dato che l’opera è di carattere divulgativo, potrebbe far passare messaggi del tutto sbagliati. Sia ben chiaro: Maurizio Calvesi è un grande storico dell’arte e l’importanza dei suoi studi certo non può essere messa in discussione da una caduta di stile, probabilmente l’unica della sua carriera. Questo dimostra che, nonostante siano spesso considerati intoccabili, anche i grandi commettono qualche errore (tavolta anche pesante). Ma la lotta all’omofobia passa anche di qua, passa anche dall’arte, passa anche dalla divulgazione storico-artistica. Non dimentichiamolo :-)


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. Oriana in data 13/10/2012, 16:06:31

D'accordo su tutta la linea. Credo che qui si sia trattato di una disgraziata concessione ad una sorta di malcostume (o forse questa sì una devianza) che immagina che un pubblico più vasto di quello che solitamente legge di storia dell'arte, possa essere acalappiato stuzzicandone la morbosità. Mi spiace che a cascarci sia stato l'ottimo Calvesi. Gli possiamo perdonare uno scivolone. Che sia l'unico, però...





2. Federico D. Giannini in data 13/10/2012, 19:33:03

Certo Oriana, condivido pienamente... gli errori si perdonano... speriamo non venga reiterato :-)





3. Grazia in data 13/10/2012, 22:45:26

Sono d'accordo con Oriana e mi dispiace che quello che è un malcostume giornalistico o televisivo entri anche nella storia dell'arte. 





4. Federico D. Giannini in data 07/11/2012, 15:35:40

Daniele Di Cola di "Arte in genere" mi ha concesso addirittura un articolo di risposta... :-) Qua il link per chi volesse approfondire la discussione: http://arteingenere.blogspot.it/2012/10/lomosessualita-di-caravaggio-contro-la.html





5. scimmia in data 12/05/2016, 16:25:48

oggi bisogna sempre tirare in ballo l' omofobia? comunque questo argomento ha la sua importanza: se etichettiamo caravaggio come "pittore maledetto", secondo un concetto tipicamente decadentista e quindi inapplicabile alla mentalità del tempo in cui caravaggio viveva, inevitabilmente interpretiamo la sua arte da una certa prospettiva, che potrebbe anche essere infondata. Calvesi voleva solo farci cambiare punto di vista, farci abbandonare dei preconcetti. ma avete ragione, è più facile dare torto a prescindere che cambiare i propri schemi mentali.



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