Le mannequin senz'anima di Marco Cornini in mostra a Massa


Recensione della mostra 'Amore sacro, Amore profano' di Marco Cornini, a Massa, Palazzo Ducale, fino all'8 gennaio 2017.

Da ragazzino ero un avido lettore di Lupo Alberto. Ricordo che, in un numero di una quindicina d’anni fa, era stata pubblicata una storia natalizia nella quale gli animali della fattoria, in prossimità delle feste, avevano cominciato a protestare contro Babbo Natale, reo di non aver portato loro, da bambini, i regali desiderati. Ecco: qualora esista un Babbo Natale dell’arte, avrei delle serie rimostranze da fargli per averci portato a Massa, per queste festività, la mostra di Marco Cornini, dal pretenzioso titolo Amore Sacro, Amore Profano, allestita a Palazzo Ducale, nella Sala degli Specchi e nel Salone degli Svizzeri, fino all’8 gennaio.

La mostra di Marco Cornini a Palazzo Ducale, Massa
La mostra di Marco Cornini a Palazzo Ducale, Massa

Marco Cornini, per chi non lo conoscesse, è uno dei tanti artisti che ingrossano le fila dei cultori della ghiandola mammaria, quel folto nugolo di pittori e scultori innamorati dell’eterno femminino che, non paghi di ricoprire le loro donne di laudi che si limitino alla comunicazione verbale, decidono di consegnare all’arte il loro amore per la donna producendo montagne di nudi femminili che affollano ogni fiera di paese o qualunque esposizione di artisti della domenica degna d’esser chiamata tale. Non c’è, insomma, mostra del corso di pittura organizzato dalla bocciofila senza che venga esibito un bel paio di capezzoli circolari e voluminosi, magari anche glitterati oppure maldestramente spruzzati di vernice fluorescente per dare quel tocco “espressionista astratto” che va particolarmente di moda nelle esibizioni da sagra rionale. Intendiamoci: il dilettantismo è meritevole d’ogni ammirazione, perché espressione di un amore sincero e incondizionato nei confronti dell’arte. I problemi nascono quando si vuol rivestire d’una patina argentata le modeste, se non imbarazzanti, realizzazioni di un artista che non dovrebbe avere pretese maggiori degli incoraggiamenti di amici e parenti.

Il buon Cornini compie il suo ingresso a Palazzo Ducale con tutto quell’apparato lessicale che accompagna tipicamente gli artisti poveri d’idee, ma che qualcosa devono pur dire (e più elaborati sono i fraseggi, più sembrano intelligenti: “usa un linguaggio antico nella tecnica assemblato al gusto moderno che impiega i costumi della quotidianità per costruire microstorie dell’ordinario”, “le sculture di Cornini affermano valori inusuali di un racconto scultoreo che sa ben miscelare attualità ed antiche e nobili lezioni”, “il tema centrale della sua opera è l’essere umano, con una particolare attenzione all’indagine psicologica delle correlazioni nel tessuto dei sentimenti con una propensione a coglierne gli aspetti esistenziali legati alla vita contemporanea”). Ma soprattutto, Cornini si presenta orgogliosamente avvinghiato ai giudizi d’epoca di Mario De Micheli, che per una qualche non meglio specificata congiuntura astrale lo notò agli esordi, negli anni Ottanta: è la dimostrazione di come il dogma dell’infallibilità del critico o dello storico dell’arte (che spesso sta allo studente di storia dell’arte come il dogma dell’infallibilità papale sta al cattolico) sia il peggior errore in cui possano cadere i giovani che s’avvicinano alla materia, spesso colpevoli d’adorare critici e storici dell’arte, segnatamente quelli del passato, al punto da sfiorare la devozione.

In altri termini, non si comprende bene cosa Mario De Micheli possa aver visto d’interessante o addirittura d’emozionante in Marco Cornini. La rassegna di Palazzo Ducale è una vacua sfilata di mannequin senz’anima, nel vero senso della parola: le donne di Cornini hanno la stessa espressività dei manichini dei negozi d’abbigliamento. Donnine bianche, nude, tutte uguali: slanciate, terza di seno talora abbondante, capezzoli larghi e ben tondi, capelli quasi sempre lunghi alle spalle e con scriminatura al centro, onnipresente ciuffetto di pelo pubico alla brasiliana. Donne che evidentemente corrispondono al tipo femminile che popola l’immaginario del nostro simpatico cantore della mammella. Variazioni sul tema, quasi nessuna: cambiano giusto le pose e il colore del sandalo infradito con tacco da casalinga parmigiana in vacanza a Marina di Carrara (perché i nudi femminili di Cornini, nella stragrande maggioranza dei casi, indossano calzature: è l’estetica da film porno che si fa terracotta dipinta).

Marco Cornini, Tra me e me
Marco Cornini, Tra me e me (2012; terracotta, 38 x 126 x 92 cm)


Marco Cornini, Ricordi
Marco Cornini, Ricordi (2014-2015; terracotta, 124 x 38 x 28 cm)


Marco Cornini, Ragazza con il sandalo rosa
Marco Cornini, Ragazza con il sandalo rosa (2004; terracotta, 99 x 36 x 19 cm)


Marco Cornini, Resta con me
Marco Cornini, Resta con me (2014-2015; terracotta, 76 x 33 x 49 cm)


Particolare
Particolare

Tutt’al più è possibile incontrare, nella rassegna massese, qualche signorina distesa a prendere languidamente il sole sulla spiaggia, una modella che fa il bagno nel petrolio, oppure una discinta mamma che porta a passeggio una bambina con evidenti problemi di ipertiroidismo, o ancora un goffo incontro tra due amanti che più che a un abbraccio somiglia a una mossa di catch. C’è da dire che Cornini a una caratteristica rimane ben fedele: l’assenza di ogni barlume di sentimento da tutti, tutti, tutti i protagonisti, donne o uomini che siano, delle sue terrecotte. Sguardi persi nel vuoto, assoluta assenza di spontaneità, incapacità di comunicare il pur minimo moto dell’animo, una tabula rasa nella mente e nel cuore di questi poveri esseri privati della loro sensibilità. Può l’arte essere così totalmente priva di sentimento? Nell’attesa di rispondere alla domanda, il compito di decodificare l’attività cerebrale delle donnine di Cornini, ammesso che ci sia, spetta ai titoli delle opere. Denominazioni come Resta con me, Camminava sicura, Quando bastava uno sguardo tra di noi..., Eri timidamente disinvolta, Mi piace come mi guardavi dovrebbero aiutare lo sconfortato visitatore a comprendere il senso dell’opera. Certo, occorre lavorare parecchio di fantasia per immaginare le “microstorie” che Cornini vorrebbe narrare, col risultato che il nostro artista è molto più vicino di quanto possa pensare a quel concettuale con cui non vorrebbe aver niente a che vedere.

Marco Cornini, Spiaggia
Marco Cornini, Spiaggia (2006; terracotta, 21 x 114 x 50 cm)


Marco Cornini, Bagno notturno
Marco Cornini, Bagno notturno (2013; terracotta, 23 x 109 x 49 cm)


Marco Cornini, A passeggio
Marco Cornini, A passeggio (2007; terracotta, 91 x 57 x 49 cm)


Particolare bambina in “A passeggio”
Particolare della bambina in “A passeggio”


Marco Cornini, Abbraccio
Marco Cornini, Abbraccio (2012; terracotta, 97 x 62 x 33 cm)


Marco Cornini, Mi piace come mi guardavi
Marco Cornini, Mi piace come mi guardavi (2009; terracotta, 53 x 64 x 29 cm)


Marco Cornini, Quando bastava uno sguardo tra di noi
Marco Cornini, Quando bastava uno sguardo tra di noi (2010; terracotta, 55 x 78 x 35 cm)

Non serve, poi, scomodare grandi nomi, a cominciare da quello di Tiziano evocato dal titolo della mostra, proseguendo con quello di Arturo Martini col quale il testo introduttivo tenta un ardito, improbabile e imbarazzante paragone, e terminando con quello di Fabrizio De Andrè, suggerito in un contributo, citato in apertura di percorso, di Luca Beatrice (che per quest’anno aveva già dato abbastanza con la mostra su Andy Warhol a Genova), nel quale si vuol comunicare al malcapitato visitatore che le figurine di Cornini potrebbero anche essere delle puttane come quelle cantate dal grande poeta genovese. Vi prego. Lasciate in pace i grandi nomi, con cui Cornini non dimostra d’avere il benché minimo tratto comune, e lasciate in pace l’alta dignità del meretricio, che non può che trarre nocumento da un’arte popolata da donnine che sembrano uscite da illustrazioni di sottoprodotti editoriali di quart’ordine, da un’arte per onanisti seriali e compulsivi che il corpo della donna lo conoscono solo per sentito dire.

Insomma: alla fine usciamo dalla Sala degli Specchi e dal Salone degli Svizzeri frustrati per aver perso una mezz’ora che avremmo fatto meglio a dedicare allo shopping natalizio. O al limite a visitare un’onesta mostra di presepi artigianali in terracotta, che molto spesso, quanto a qualità, resa, capacità tecnica, spontaneità, raffinatezza e sentimento, sono di gran lunga superiori all’intera selezione di opere di Marco Cornini in mostra a Palazzo Ducale.



Federico Diamanti Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Diamanti Giannini

Giornalista d'arte, ho fondato Finestre sull'Arte nel 2009 con Ilaria Baratta. Sono nato a Massa nel 1986 e ho ottenuto la laurea specialistica a Pisa nel 2010. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier.

Leggi il profilo completo

Vuoi scrivere anche tu una recensione di una mostra per Finestre sull'Arte? Clicca qui per sapere come fare, oppure scrivici mandandoci una mail o un messaggio su Facebook!


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. Alessandra in data 27/12/2016, 13:25:19

Ma non sono forse a modo loro uno specchio della realtà?
Condivido la critica ma rimango sempre con il dubbio atroce che il vuoto, l'orribile, il glitterato, i cuori ( ahimè ), le tette siano la massima espressione di una certa contemporaneità.



Commenti dal post ufficiale su Facebook

2.Ombretta Jotta Tavazzani in data 26/12/2016 21:33:20

Orripilanti ! Stupide ! Fatte male e pure brutte , tanto brutte ! MA PERCHÉ ?????????



3. Finestre sull'Arte in data 26/12/2016 21:39:07

Andrebbe chiesto a chi ne ha parlato positivamente... :-\



4. Ombretta Jotta Tavazzani in data 26/12/2016 21:46:38

Finestre sull'Arte ma veramente qualcuno può trovare interessante questo orrore ? Peggio del " nulla assoluto " , e nemmeno la loro bruttura ha un significato. Se ci sono critiche positive siamo messi proprio male, conta solo il far parlare......stiamo vivendo una decadenza vertiginosa...



5.Fabio Quaresmini in data 26/12/2016 22:10:33

Davanti a co tanto , il silenzio e d'obbligo



6.Federica Mariotti in data 26/12/2016 22:23:26

di cose brutte ne ho viste parecchie, ma le opere di questo artista non si battono



7.Oriana Orsi in data 27/12/2016 04:24:01

Il tramonto della nostra civiltà è l'unica spiegazione.



8. Finestre sull'Arte in data 27/12/2016 12:04:02

Ma basterebbe anche solo il tramonto del gusto... :)



9.Paolo Drovandi in data 27/12/2016 07:03:00

ahahaha viva la ferocia!



10. Finestre sull'Arte in data 27/12/2016 12:01:38

:D



11.Francesco Villani in data 27/12/2016 07:35:11

Non si possono guardare...



12.Dina Gatta in data 27/12/2016 08:46:38

E' palese che al prof Giannini non piace affatto il Cornini Non sono preparata per una critica sull' arte del Cornini , ma da quel che si vede, le sculture effettivamente sono fredde , anoressiche , non trasmettono emozioni . Mi fido di quello che scrive il prof , che ha coraggio di esprimere senza infingimenti e ipocrisie quello che pensa .......... di questi tempi non è poco !



13. Finestre sull'Arte in data 27/12/2016 12:04:29

Grazie per la fiducia! Comunque Federico non è professore :)



14. Dina Gatta in data 27/12/2016 12:17:15

........ Ne prendo atto !



15.Sabrina Tavarini in data 27/12/2016 13:17:40

Quello che mi sorprende è che si tratti di una mostra allestita a Palazzo Ducale e non di una mostra privata, sarebbe stato più comprensibile. Mi piacerebbe capire le motivazioni che hanno spinto a volere questa mostra.



16. Finestre sull'Arte in data 27/12/2016 13:38:51

Non pensiamo che ci siano chissà quali sotterfugi. È semplicemente un artista piuttosto quotato, e l'amministrazione nel voler organizzare la mostra con tutta evidenza si è affidata a critici che, al contrario di noi, apprezzano il suo lavoro. Se in passato era stato apprezzato da De Micheli non è strano che qualcuno ancor oggi, magari fidandosi del giudizio di De Micheli, continui a giudicarlo positivamente



17. Sabrina Tavarini in data 27/12/2016 14:16:38

Posso permettermi di fare queste osservazioni dal momento che abito in provincia di Massa Carrara. Proverò a credere nella bontà di queste motivazioni :)



18.Mara Bianchi in data 27/12/2016 17:04:43

Bravo,oggi siamo queste.



19.Maria Rita Tarantino in data 27/12/2016 20:07:33

Apprezzo l'articolo in ciò che dice, brutte e deprimenti immagini di un universo femminile 'catalogato' in un cliché anni 80! E mi fermo qui... per la stessa ragione secondo la quale muovo invece una critica (non di forma ma di scelta) all'articolo stesso: una mostra così brutta e di cattivo gusto non meritava tante parole, fossero anche contro! Lo stesso sistema nello studio di Nadar portò, col giochetto del difenderli ironicamente dal giudizio altrui, al successo degli Impressionisti grazie al critico Léroy! Altra cosa ovviamente... altra epoca! Ma per mostre e nomi poco degni di nota io personalmente non avrei fatto tanto clamore né avrei speso troppo fiato... più di una volta... e non avrei messo in rete tante immagini con tanto di didascalia. Può risultare il gioco contrario che anziché stroncare porta clamore, fortuna nella critica e favore di pubblico. No? ??



20. Federico D. Giannini in data 27/12/2016 20:25:50

No, perché Cornini non è Monet né ha le speranze di diventarlo. Ha senso parlarne per due motivi: gli endorsement di alto livello di cui si fregia e il luogo in cui espone che on passato ha ospitato opere, per esempio, di Algardi e Domenico Guidi



21. Maria Rita Tarantino in data 27/12/2016 20:38:37

Ci mancherebbe il confronto con Monet, la differenza l'avevo chiarita prima! Avendo il tuo articolo perfettamente ragione, avrei puntato l'attenzione proprio sulle politiche d'appoggio, e nella critica sarei stata meno specifica. Troppe foto e didascalie annesse hanno fatto un favore, credici, a lui e a tutto 'l'ambaradan' che poco ha a che fare con straordinarie esposizioni passate!... proprio come dici... Comunque, a prescindere da tutto, grazie per averlo stroncato! Altri in quella galleria non sono arrivati nemmeno al portone, e questo la dice lunga sulle politiche e sulle scelte in merito ad esposizioni e nomi, quelli che si vedono poi durante le campagne politiche fare capolino di qua e di là al seguito di qualche reuccio di passaggio! Ad maiora... ?



22.L'Eco della Lunigiana in data 28/12/2016 09:31:20

Non siamo ancora stati, ma prima dell'8 gennaio faremo di sicuro un salto...curiosi di accertarci dell' "estetica da film porno che si fa terracotta dipinta" :-)





Torna indietro



Login

Username / EmailPassword

Ricordami

Password dimenticata?

Non hai ancora un account? Registrati ora!!!

Tag cloud


Patrimonio     Politica e beni culturali     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Barocco     Ottocento     Cinquecento     Quattrocento     Genova     Firenze     Riforme     Roma     Novecento    

Strumenti utili