Servizio civile nei musei: lavoro mascherato da volontariato (per giovani incoerenti e succubi?)


Il MiBACT pubblica il bando per i volontari del Servizio Civile Nazionale da destinare a musei, biblioteche e archivi. Due parole in proposito

Che il Ministero dei Beni Culturali pensasse di risolvere i propri problemi di carenza di personale ricorrendo al volontariato, e in particolare a quello del Servizio Civile Nazionale, non è certo una novità: era il 27 novembre 2014 quando il MiBACT pubblicava la notizia della stipula del protocollo d’intesa tra Ministero dei Beni Culturali e Sottosegretariato del Ministero del Lavoro per la “realizzazione di progetti di servizio civile nazionale per promuovere lo svolgimento di attività di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale”. Ora, in questi giorni, un paio di articoli (uno sul Fatto Quotidiano e uno sul Manifesto) stanno suscitando grosso clamore per aver riportato all’attenzione, molto semplicemente, una notizia vecchia di due anni: l’unica novità consiste nel fatto che, con le solite tempistiche a cui ci hanno abituato gli enti pubblici, è finalmente uscito il bando per la selezione dei mille volontari che verranno smistati nelle varie sedi del Ministero dislocate su tutto il territorio nazionale.

Se si ha la bontà e la pazienza di leggere il bando e di scorrere i progetti di cui s’occuperanno i mille volontari (è tutto pubblicato sul sito del Ministero), si arriva alla facile conclusione che le figure cercate dal MiBACT non sono altro che (di fatto) giovani formati per praticare mestieri altamente qualificati, che però saranno inquadrati come volontari e che, di conseguenza, percepiranno nient’altro che i rimborsi spese previsti per i partecipanti al programma del Servizio Civile Nazionale (ovvero un assegno mensile di 433,80 euro). I requisiti per partecipare al bando sono, ovviamente, quelli del Servizio Civile Nazionale: avere più di 18 anni e meno di 29, essere in possesso della cittadinanza italiana o di quella dei paesi dell’Unione Europea, non aver riportato condanne per una serie di reati penali specificati nel bando, non aver già partecipato al programma, non avere all’attivo collaborazioni lavorative con gli enti che realizzano i progetti, non appartenere alle forze armate. È giusto che i requisiti siano i più aperti possibili, dacché il volontariato dovrebbe essere esso stesso il più aperto possibile e prevedere che ai partecipanti vengano affidate mansioni non delicate, non qualificate, ma comunque importanti per aiutare chi lavora negli enti che realizzano i progetti del Servizio Civile Nazionale.

Servizio Civile Nazionale

Quello che invece non è giusto è che il Servizio Civile Nazionale diventi uno strumento per coprire quello che è a tutti gli effetti lavoro da affidare a personale qualificato. Il fatto è che le selezioni per i singoli progetti introducono sistemi di classificazione dei candidati che attribuiscono, com’è lecito immaginarsi, punteggi più alti ai candidati più qualificati: più importanti sono i titoli (lauree attinenti ai progetti, esperienze maturate in precedenza nel ministero o nelle sue varie emanazioni, qualifiche professionali attinenti al progetto, eventuali ulteriori esperienze, certificati, e via dicendo), più alto sarà il punteggio del candidato e di conseguenza maggiori saranno le possibilità che avrà di essere selezionato per il posto da volontario.

I progetti, del resto, non si limitano a distribuire i volontari nei musei per affidar loro semplici incarichi di assistenza all’accoglienza o alle attività di informazione e di orientamento. Prendiamo per esempio alcuni dei progetti allegati al bando. Al Museo Archeologico Nazionale di Luni, i volontari dovranno “collaborare con il personale addetto alle attività di divulgazione anche tramite l’utilizzo di tecnologie ICT”: noi, che ci occupiano di divulgazione (proprio attraverso l’utilizzo di tecnologie ICT) sappiamo quanto è importante avere un’adeguata formazione nel settore e una altrettanto adeguata esperienza maturata sul campo, altrimenti, semplicemente, non si è in possesso degli strumenti più elementari anche solo per aiutare chi di divulgazione si occupa. Oppure, alla Galleria Nazionale dell’Umbria: “coadiuvare il personale addetto nelle attività di censimento e prima digitalizzazione opere conservate”. Anche qui, per condurre campagne di censimento e digitalizzazione è assolutamente indispensabile conoscere gli strumenti della professione: conoscenze che si acquisiscono dopo una formazione specifica. È vero poi che il programma del Servizio Civile Nazionale prevede ore di formazione, ma i volontari restano in carica un solo anno: come possono “coadiuvare” la digitalizzazione e al contempo formarsi in un solo anno? La risposta è che i musei punteranno, ovviamente, ad accogliere giovani già formati per i quali le ore di formazione previste dal programma non saranno che pura formalità. Andiamo avanti: all’Archivio di Stato di Piacenza si chiede addirittura ai volontari di supportare “le attività di ricognizione fondi archivistici e bibliografici”, e alla Biblioteca Statale di Lucca la richiesta è di aiutare il personale “nelle attività di movimentazione e ricollocazione del materiale documentario”.

In poche parole: il bando appena pubblicato è l’ennesima presa in giro ai danni dei giovani che hanno investito in una formazione nel campo dei beni culturali. Ma non solo: questa operazione si configura come un doppio tradimento. Il primo è nei riguardi di chi ha studiato, ha acquisito una professionalità, e intende cogliere i frutti del proprio percorso formativo. Il secondo è nei confronti del Servizio Civile Nazionale, che tra le proprie finalità ha quella di “contribuire alla formazione civica, sociale, culturale e professionale dei giovani”. Con il bando del MiBACT si cercano invece giovani che abbiano già una formazione professionale, e di conseguenza non si comprende come possa un’operazione del genere contribuire anche alla loro “formazione civica e sociale”: se il MiBACT è il primo ad approfittare del Servizio Civile Nazionale per cercare lavoratori qualificati da inquadrare come volontari, come si può sperare che questi ultimi maturino nella propria formazione civica, sociale e culturale? Ricordiamo che la partecipazione al Servizio Civile Nazionale dovrebbe essere mossa dalla deliberata volontà di rendersi utili per il prossimo. Non da quella di accettare qualsivoglia posizione perché è l’unico modo che si ha per mettersi in gioco con le proprie competenze.

C’è da sperare che il bando vada deserto, o almeno non riceva risposte da chi avrebbe le qualifiche per svolgere una professione che, in teoria, dovrebbe essere retribuita in modo adeguato alle proprie competenze. Il problema è che molti giovani criticano le scelte del governo, ma si dimostrano poi incoerenti e succubi nel momento in cui inviano le proprie domande per i vari tirocini o posti da volontario messi a bando per coprire le carenze di personale (e così facendo danneggiano anche i loro coetanei che, giustamente, si ribellano a questi usi scriteriati degli istituti del volontariato e del tirocinio). La scusa è sempre la solita: raggranellare un briciolo di esperienza per sperare in posizioni più remunerative e stabili in futuro. Ma al Ministero non andrebbero chiesti miserabili ripieghi: andrebbe chiesto lavoro vero e retribuito in modo consono. Insomma: ancora non abbiamo imparato la lezione?


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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1. giovanni in data 08/01/2017, 10:08:41

Il punto è che quelli che si sentono insultati non capiscono è NON DEVONO ESSERE i 400 euro al mese una maniera per iniziare! Fra l'altro, iniziare cosa, che quando finisce il servizio, un calcio nel didietro e a casa che tu abbia rimesso in piedi un museo da solo o ti sia girato i pollici? CHi partecipa, lo voglia o meno, perpetua un sistema schiavistico. Se lo stato non assume, I MUSEI DEVONO CHIUDERE, così la gente capisce in che mani delinquenziali siamo!



2. Marco Marcucci in data 09/01/2017, 17:00:14

Forse ha ragione Elisa Stefanini? Sono ragazzi che hanno bisogno di fare esperienza e che magari non hanno una famiglia alle spalle che possa mantenerli in attesa di un lavoro prestigioso.Proprio perchè non hanno una famiglia alle spalle, hanno necessità di essere remunerati degnamente, altrimenti saranno privilegiati solo coloro che hanno "un sostegno" economico fuori dallo scarso salario ad inviare la domanda. Ma stiamo scherzando, quello che propone il sig. ministro (volutamente minuscolo) è schiavismo, schiavismo in questo caso:culturale!Il lavoro va retribuito per il suo "valore". Il giovane ha investito anni di studio e ricerche, il giusto compenso deve essere riconoscito!



3. Stefano Novaria in data 09/01/2017, 18:33:35

Ma finitela di fare gli estremisti...



4. Giacomo in data 28/01/2017, 13:18:05

Il problema dei musei italiani è che buona parte del personale non ha svolto nemmeno un'ora di lezione di storia dell'arte. I Musei civici poi.. una volta laureato (2014) chiesi la possibilità di collaborare in una struttura museale sulla quale avevo addirittura scritto una tesi. Io sono rimasto ovviamente disoccupato,mentre all'interno di quel museo di lavorava un macellaio "per arrotondare".




5. Ele in data 13/03/2017, 08:06:07

Lavoro come assistente alla fruizione, accoglienza vigilanza in un museo fiorentino dal 2010. Ho fatto un concorso nazionale dalla selezione durissima equiparabile ad un concorso da funzionario. Un concorso che guarda caso ha consentito di assumere gente super qualificata con lauree e dottorati e specializzazioni in storia dell'arte (tanto per rispondere al commento sui lavoratori dei musei che non avrebbero fatto una sola ora di storia dell'arte, ma si informi o taccia per piacere). Il mio lavoro comporterebbe molteplici mansioni dalla catalogazione, alla collaborazione a mostre, alle visite guidate, ma l'unica attività prevalente é quella di custodi ovvero di badanti di sala occupati a dire no flash. E dinanzi a questo spreco di risorse a cui assistito ogni giorno, dovrei plaudire al fatto che il nostro lavoro venga svilito ponendolo sullo stesso piano di un'attività volontaria? La mia professionalità vale così poco e varrà così poco quella di tanti giovani che si sono formati nel campo della tutela e della storia dell'arte? Beh almeno un tempo il servizio civile significava svolgere attività utili ma non di alta qualifica professionale. Vorrei vedere se mettessero i volontari negli ospedali a fare gli infermieri, ma nel nostro bistrattato settore invece tutto va bene giusto?




6. Giacomo in data 13/03/2017, 10:05:40

Scrissi già un commento al riguardo ma non fu pubblicato probabilmente per un errore di sistema.
Ribadisco: in molti musei lavorano PENSIONATI IN NERO e persone prive di un titolo di studio idoneo ad esercitare quella professione. Non mancano neppure elementi che percepiscono già un lauto stipendio in altri settori o in attività proprie e "ARROTONDANO IN NERO" nelle strutture suddette.
I tanti laureati in storia dell'arte come dovrebbero porsi di fronte a questo? Se lavorare in museo è un mestiere che possono fare tutti perché studiare all'università? Perché fare sacrifici?
Personalmente ho fatto una scelta di vita, quella più bella: lavorare la terra e cercare di tirare avanti.




7. Ninni in data 18/05/2017, 09:27:36

Da figlio di una archivista impiegata di una società di servizi data in appalto al Ministero dei Beni Culturali, e quindi da quasi-spettatore, oltre che da volontario di Servizio Civile Nazionale da ormai 6 mesi, posso dire.
Tutto quello che è scritto nell'articolo, non è giusto, bensì giustissimo! è ignobile pensare che un programma di volontariato come il SCN, nato per un preciso scopo, ovvero quello di dare il proprio contributo al proprio paese inteso come comunità sociale di appartenenza attraverso metodi non belligeranti, debba essere utilizzato come surrogato al lavoro per approfittarsi di giovani pieni di forza di volontà. Purtroppo il mercato del lavoro è fermo, stagnante e senza prospettive, perché l'unica soluzione resta solo quella dell'espatrio, ma per chi resta perché ha i suoi motivi, c'è chi è disposto a tutto pur di farsi assumere.
Stando a quanto mi racconta mia madre, il Ministero non ha più soldi per pagare i dipendenti. Ce li ha per i quadri, per i dirigenti, per i funzionari, ossia per cristallizzare la mastodontica classe dirigente di individui entrati come custodi negli anni '80 ma che adesso occupano posizioni di rilievo per svolgere mansioni di dubbia utilità per misteriose qualifiche acquisite. Non ce li ha per i dipendenti, ancor meno per i nuovi talenti, per i giovani meritevoli che invece con la loro buona volontà potrebbero risollevare un ente governativo che all'interno di un paese ricco di una cultura straordinariamente incredibile dovrebbe occupare un posto più che importante e anzi camminare pari passo con il Ministero dello Sviluppo Economico. E invece siamo il quarto mondo.



8. SILVIA in data 20/09/2017, 13:32:14

Io sono parecchio sconcertata...ma secondo voi un giovane disoccupato cosa dovrebbe fare? Starsene a casa a deprimersi mentre manda curriculum a destra e a manca? Io l'ho fatto per vari mesi dopo la laurea, cercando stage per inserirmi nel mondo delle risorse umane, e stavo per impazzire. Ho trovato lavoro come commessa per 6 mesi, anche lì con i famosi "tirocini", per i quali la regione ti paga due soldi per fare una turnazione di 36 ore a settimana. Ora ho la fortuna di fare servizio civile nelle risorse umane di un'azienda sanitaria pubblica. E ho fatto la mia scelta consapevolmente: ho trovato un modo per conoscere un settore che mi interessa, e spero che questa esperienza torni utile in futuro. Certo, mi sono resa conto che nel pubblico manca personale qualificato, ma che dovevo fare? Andarmene per indignazione? Non so voi, ma a me i pochi soldi che guadagno servono, e non mi posso permettere di fare la moralista e farmi mantenere mentre aspetto l'incarico "giusto". Faccio bene il mio lavoro e sono soddisfatta.



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