Pensare al Museo: la storia di Rosita | Storie di giovani e di cultura


Oggi raccontiamo la storia di Rosita Cacciali, direttrice del Museo Il Mondo Piccolo di Roccabianca, che ci racconta la vita al museo.
La protagonista di oggi di Storie di giovani e di cultura è Rosita Cacciali, è di Roccabianca (in provincia di Parma), e si autodefinisce “l’anima” del Museo “Il Mondo Piccolo”, un museo dedicato alla pianura di Parma tra XIX e XX secolo, vista anche attraverso gli occhi di due personalità del luogo, Giovannino Guareschi e Giovanni Feraboli. Rosita ci racconta la sua attività da “direttore, operatore e responsabile della didattica” in un piccolo contesto che seppur tra diverse difficoltà procede a testa alta!

Il Museo “Il Mondo piccolo” è stato inaugurato il 1° Maggio 2008 e poco dopo è iniziata la mia splendida esperienza. Io sono di Roccabianca, il paese in cui si trova il museo, laureata in Conservazione dei beni culturali, guida turistica, lavoro per un’associazione culturale e mi è stato chiesto di occuparmi in un primissimo momento della mera apertura del museo: ho costituito un gruppo di persone, giovani studenti, volontari, personale della mia associazione che si rendesse disponibile a sorvegliare il museo negli orari di apertura, ho lavorato con questo gruppo di persone perché fossero in grado di accogliere i visitatori, di rispondere alle loro domande inerenti il museo e il territorio e pian piano l’amore per questo museo è cresciuto così come la voglia di renderlo sempre più vitale.

Dopo 5 anni sono l’anima del museo: sono l’operatore museale, il direttore, il responsabile della didattica: in un museo così piccolo, di proprietà di un’amministrazione comunale (di un piccolo comune di 3000 abitanti) i ruoli all’interno di un museo non sono ben definiti, o meglio contrattualmente vengo definita come il “referente” dell’associazione per l’amministrazione comunale, ciò significa che non ho lo stipendio che ha un direttore ma di fatto ho le stesse mansioni, ma cosa più importante anche le stesse soddisfazioni, soprattutto se si considera che quando mi sono state consegnate le chiavi del museo questo era un contenitore che piano piano ho riempito con i progetti didattici per le scuole, con gli eventi, con la progettazione dei gadget per il book shop sino ad aver ottenuto un grande riconoscimento dal sistema museale parmense che ha scelto il nostro museo come capofila del progetto “museo e scuola in dialogo” ormai da due anni.

Certamente in un momento come questo diventa difficile lavorare in un museo piccolo che si basa sui bilanci comunali, le risorse economiche sono sempre meno, io non ho un ufficio all’interno del museo, come immaginavo ai tempi dell’università… la mia casa, la mia auto sono diventati i miei uffici, ogni cosa che vedo, ogni persona che incontro sono uno stimolo per realizzare qualcosa che lasci una traccia al museo, di questo voglio parlarvi perché è la parte più bella e stimolante, rispetto a quella comunque non trascurabile dell’organizzazione delle pulizie o del personale che si turna nei giorni di apertura.

Quando nasce un’idea che potenzialmente potrebbe migliorare il museo inizia il lavoro più complicato: come mettere in pratica l’idea utilizzando risorse che sono sempre molto poche: inizia il confronto con il funzionario comunale, la persona che di fatto dispone dei soldi che mi serviranno; confesso di essere ancora una volta molto fortunata: la persona con cui mi devo confrontare prova per il museo lo stesso amore che provo io quindi non oppone mai grandi resistenze e si impegna al massimo per reperire i fondi necessari, spesso bisogna aguzzare l’ingegno, improvvisarsi a fare cose che nemmeno sapevi di essere in grado di fare, rispolverare vecchie nozioni ma anche vecchie conoscenze o amicizie che ti portano sulla giusta strada per recuperare l’oggetto o il numero di telefono giusto che riescono a risolverti il momento d’impasse in cui ti trovavi…

Lavorare in un museo come il Museo del Mondo piccolo significa mettersi in gioco completamente, non significa avere un ruolo all’interno del museo ma confondersi con e nel museo… come dice la mia bambina quando le chiedono che lavoro fa la sua mamma e lei risponde: “La mia mamma PENSA al museo”!


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo


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