Viaggio nell'Italia della cultura al servizio della politica


Entro il 9 dicembre sarà nominato il direttore generale di Pompei. Non sarebbe male se questa volta la politica fosse al servizio della cultura. Non come le altre volte di cui parliamo qua.

In Italia è ormai sempre più difficile trovare le persone giuste nei posti giusti, quando si parla di enti pubblici o comunque presieduti da personaggi di nomina pubblica. Per esempio, qualcuno che si intenda di agricoltura a occuparsi di agricoltura, qualcuno che si intenda di sanità a occuparsi di sanità, qualcuno che si intenda di trasporti a occuparsi di trasporti, e così via per quasi tutti i settori della società, e non fa eccezione quello della cultura, anzi: ultimamente sembra che la tendenza non sia quella della politica al servizio della cultura, bensì quella della cultura al servizio della politica.

Qualche giorno fa, il ministro Massimo Bray scriveva su Twitter che entro il 9 dicembre, quindi entro lunedì (se va tutto bene), conosceremo il nome del direttore generale del progetto Grande Pompei, figura istituita con la recente introduzione del decreto noto come Valore Cultura.

Sull’Huffington Post, il 7 novembre, Michele Dantini diceva che la battaglia sarà tra i due candidati del ministro Massimo Bray, che esige una figura competente in materia di beni culturali per il ruolo di direttore generale (e ha proposto i nomi di Gino Famiglietti, direttore generale dei beni culturali del Molise, e di Fabrizio Magani, omologo per l’Abruzzo: due persone di sicura e provata esperienza nel settore) e il candidato proposto dal presidente del consiglio Enrico Letta, l’ex diplomatico ed economista Giuseppe Scognamiglio1.

Per aiutare il governo delle larghe intese nella decisione che sarà alla base della nomina, semmai qualcuno dei suoi rappresentanti vorrà leggere questo articolo, abbiamo pensato di elencare una decina di casi in cui anche la cultura in Italia si è distinta per le persone giuste al posto giusto:

  • Sandro Bondi, Giancarlo Galan e Lorenzo Ornaghi, ovvero il trittico di ministri ai beni culturali che, parola di Salvatore Settis, se fosse capitato nella Firenze del Quattrocento sarebbe riuscito a insabbiare il Rinascimento2. Due politici (PDL) e l’unico non-tecnico in un governo tecnico: ricordiamo il primo, il vate di Fivizzano (cittadina della provincia di Massa e Carrara che oltre a Bondi ha dato i natali anche a Denis Verdini, ma i fivizzanesi pregano il resto d’Italia di non prendersela con il borgo perché non è colpa loro), per il suo entusiasta amore per la poesia (ancorché non ricambiato), e per averci regalato Mario Resca (di cui si dirà tra poco); del secondo ricorderemo invece il suo programma fondato sulla “cultura benzina del paese”3, mentre del terzo probabilmente non ricorderemo alcunché, dato che con il suo immobilismo finì addirittura con il far rimpiangere (e ci voleva del grande impegno per raggiungere questo obiettivo!) i suoi due predecessori.
  • Mario Resca, il personaggio di cui si diceva appunto poco sopra: ex amministratore delegato di McDonald’s Italia chiamato da Bondi a ricoprire il ruolo di direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale presso il Ministero dei Beni Culturali4, che alle numerose critiche che gli venivano rivolte, rispose dicendo candidamente “ammetto di non essere un esperto nel campo artistico però posso portare l’esperienza dell’organizzazione di aziende in difficoltà”5. Con il risultato che il bilancio del Ministero dei Beni Culturali, durante l’allegra gestione Bondi-Resca (e con il contributo dei successori), ha subito fino al 2013 tagli che hanno comportato una riduzione del 24% delle già non esaltanti risorse a disposizione del ministero nel 2008 (dai 2.037.466.020 euro del 2008, ai 1.546.779.172 del 2013). Ma con la punta del 30% nell’ultimo anno della gestione Bondi (il 2011), quando il bilancio del Ministero ammontava a 1.425.036.650 euro6. E con qualche simpatica campagna di marketing nel frattempo, dato che per sua stessa ammissione uno degli obiettivi di Resca era “fare marketing”: ci siamo ritrovati così con il David di Michelangelo portato via dagli elicotteri, con la Velata di Raffaello trasformata in un barbuto energumeno, e con tante altre perle di questa fattispecie7.
  • Marino Massimo De Caro, direttore della Biblioteca dei Girolamini di Napoli, amico di Marcello Dell’Utri, ex consulente di Galan al Ministero (incarico confermatogli da Ornaghi), privo di titoli: nonostante ciò gli è stata affidata una delle biblioteche più antiche e più ricche del paese. Ma il problema serio è un altro, dato che, a seguito delle segnalazioni di studiosi come Tomaso Montanari e Francesco Caglioti, sono partite indagini che hanno portato a un’ordinanza di custodia cautelare per De Caro nell’ottobre del 2012, in quanto si sarebbe dato abusivamente alla “asportazione e sottrazione dei volumi”8, ovvero, in parole povere, secondo la Procura il direttore della biblioteca, invece di proteggere il gioiello che gli era stato affidato, lo saccheggiava. Il tutto finì il 15 marzo 2013 con la condanna per De Caro a sette anni di detenzione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici9.
  • Giovanna Melandri, nominata presidente della Fondazione Maxxi (ovvero l’ente che gestisce il Maxxi, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) da Lorenzo Ornaghi, anche in questo caso senza che la persona nominata abbia competenze in materia di arte. Per sopire le polemiche, la Melandri dichiarò di voler svolgere l’incarico in maniera gratuita10 (salvo poi percepire un compenso, e attirare nuove polemiche11), ma questo non le impedì di chiamare al Maxxi persone a lei vicine, come l’avvocato Francesco Spano, nominato segretario generale della Fondazione. Ancora tra polemiche, ovviamente12.
  • Nicola Sodano, sindaco di Mantova che non solo ha riportato la destra al governo della città dopo 65 anni di amministrazioni di sinistra, ma non pago della sua nuova poltrona ottenuta nel 2010, ha pensato bene di voler ottenere (riuscendoci) anche la poltrona di presidente del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te, a pochi mesi di distanza13. Il tutto senza particolari meriti, se non forse quello di essere riuscito, l’anno prima, a far dimettere Salvatore Settis dal comitato scientifico: in una lettera scritta da Settis a Sodano e pubblicata dalla Gazzetta di Mantova, lo studioso disse di aver ricevuto una telefonata dall’allora presidente di Palazzo Te, Enrico Voceri, durante la quale quest’ultimo avrebbe detto a Settis: “il Sindaco si aspetta che Lei si dimetta”14. La colpa di Settis sarebbe stata quella di non essere gradito nel suo ruolo da parte del sindaco15.
  • Sandro Arco, nominato nel 2012 direttore generale della Fondazione Molise Cultura malgrado sembra non essere in possesso della laurea obbligatoria per il tipo di ruolo svolto16.
  • Evelina Christillin, Giovanni Minoli e Fabrizio Del Noce: accomunati dall’essere tutti e tre a capo di importanti istituzioni museali piemontesi (rispettivamente Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Castello di Rivoli e Consorzio Venaria Reale), dal non avere particolari competenze nel campo della storia dell’arte, e dall’avere amici importanti nel mondo dell’imprenditoria e in politica. Nomi che hanno portato Tomaso Montanari a farsi delle domande: “ha un senso che in tutti questi casi l’appartenenza (politica, sociale, corporativa che sia) prevalga sulla competenza? Non sarebbe meglio avere uno storico dell’arte a Venaria, un contemporaneista a Rivoli, un egittologo a Torino? È così che sosteniamo la concorrenza internazionale? È questa la nostra idea di cultura? È questa l’Italia che vogliamo costruire?”17

Quelle di Montanari in effetti, data la situazione, appaiono domande del tutto sensate. Speriamo che se le ponga anche chi dovrà decidere sulla nomina del direttore generale di Pompei, così che una volta ogni tanto la politica torni a essere al servizio della cultura, e non viceversa.


Note

1. Michele Dantini, Che succede a Pompei? Letta vuole un ex diplomatico come Direttore generale, da Huffington Post, 7 novembre 2013

2. Salvatore Settis, Fuksas, Benetton e i tetti di Roma l’arte italiana degli interessi privati, da Repubblica, 23 febbraio 2013

3. Cfr. Federico Giannini, Giancarlo Galan presidente della Commissione Cultura: se qualcuno ha voglia di commentare..., da Blog di Finestre sull’Arte, 14 maggio 2013

4. Paolo Conti, Da McDonald’ s ai musei. Lite sul manager Resca, da Il Corriere della Sera, 15 novembre 2008

5. Cfr. comunicato Come cambierà il sistema cultura

6. Cfr. Linee programmatiche dell’azione del ministro per i beni e le attività culturali (Roma, 23 maggio 2013) consultabili a questo link

7. Cfr. Federico Giannini, I bronzi di Riace alla pompa di benzina, da Blog di Finestre sull’Arte, 26 ottobre 2013

8. Il sacco della biblioteca dei Girolamini nuovo blitz, arrestato un sacerdote, da Repubblica, 3 ottobre 2012

9. Girolamini: De Caro condannato a 7 anni, da ANSA, 15 marzo 2013

10. Maxxi, Melandri: «Lavorerò gratis», da Il Messaggero, 21 ottobre 2012

11. Cfr. Gian Antonio Stella, «Lavoro gratis per il Maxxi» La retromarcia di Melandri, da Corriere della Sera, 27 luglio 2013

12. Pasquale Raffaele, “Maxxi Melandri” colpisce ancora: il fedelissimo Spano nominato segretario generale, da Il Serale, gennaio 2013

13. Il sindaco Sodano è il nuovo presidente di Palazzo Te , da Mantova.com, 15 marzo 2011

14. Settis al sindaco: “Nessuna pressione ma ci si aspettava che lasciassi”, da Gazzetta di Mantova, 11 maggio 2010

15. Salvatore Settis lascia Mantova: «Non sono gradito al nuovo sindaco», da Corriere della Sera, 9 maggio 2010

16. Cfr. Fondazione Cultura, Valente: “Cercasi laurea di Arco”, da Caffè Molise, 4 gennaio 2012

17. Tomaso Montanari, Non solo Maxxi, i tanti casi da denunciare, da Corriere della Sera, 7 agosto 2013


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left.

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