Il Salvator Mundi di Antonello da Messina

La nota

2012, Terza puntata

Anselmo parte da un evento di attualità per parlarci di una delle raffigurazioni di Cristo più efficaci della storia dell'arte, ovvero il famoso Salvator Mundidi Antonello da Messina conservato alla National Gallery di Londra, opera di datazione incerta come vi spieghiamo nella puntata dedicata al grande artista siciliano. Scopriamo qualcosa in più con Anselmo!

Lo spettacolo “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, opera del regista Bernardo Castellucci, rappresentato prima in Francia e poi al Teatro Parenti di Milano ed in altri teatri italiani, contiene una scena ritenuta, da alcuni fedeli cattolici, offensiva verso la persona di Gesù Cristo. Durante la rappresentazione infatti l'immagine che lo raffigura viene macchiata con un liquido rappresentante dei liquami. Non è questo il luogo per discutere se ciò rappresenti un atto blasfemo oppure no, ma va notato come per questa scena non sia stata scelta un'immagine tratta da uno dei numerosissimi film dedicati al Salvatore, bensì una riproduzione del Salvator Mundi, opera di Antonello da Messina conservata a Londra nella National Gallery.

Ciò significa che questo dipinto, realizzato nel 1475, dopo più di cinquecento anni dalla sua realizzazione continua ad essere una delle più efficaci raffigurazioni della figura di Cristo. In quest'opera, dipinta durante il soggiorno veneziano dell'artista, si riuniscono modelli fiamminghi (quali lo sfondo scuro ed il parapetto ligneo) ed italiani (lo scorcio della mano benedicente è uno stupendo frutto della civiltà prospettica italiana). Notevolissimo è lo sguardo di Gesù, rivolto verso l'osservatore. Queste caratteristiche, la commistione di elementi italiani e fiamminghi, il rapporto diretto con l'osservatore, sono presenti in tutta la ritrattistica antonelliana. Un esempio sublime ne è il “Ritratto d'uomo”, realizzato dall'artista nel 1476 e collocato a Torino, nel Museo Civico d'Arte Antica.

Il dipinto, precedentemente conservato a Milano nella collezione Trivulzio, si trova nel capoluogo piemontese dal 1935. In quest'opera Antonello porta alla massima perfezione la formula ritrattistica eyckiana. Il dipinto è celeberrimo per lo sguardo meravigliosamente ironico che il ritrattato (vestito con la tipica toga veneziana) rivolge all'osservatore. Lo sguardo in tralice che ci rivolge è l'unica traccia della sua identità che, così come quella degli altri uomini ritratti da Antonello, ci è ignota.

Anselmo Nuvolari Duodo








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