Le caricature di Gian Lorenzo Bernini

La nota

2013, Decima puntata

Su Gian Lorenzo Bernini, uno degli artisti più famosi e studiati della storia dell'arte, è stato scritto di tutto, ma non sono in molti a conoscere un aspetto insolito della sua produzione, quello delle caricature, che si diressero verso alcuni dei più potenti personaggi della Roma pontificia del Seicento, molti dei quali erano committenti dell'artista che impersonificò la potenza e il dinamismo dell'arte barocca.

Nei primi due anni del suo regno Papa Alessandro VII aveva lasciato sperare nell'abbandono delle sfrenate pratiche nepotistiche, ma poi non ebbe la forza di resistere alle pressioni dei familiari e degli amici, ricalcando il mal costume di tutti i suoi predecessori. A partire dall'inizio degli anni Sessanta, allora, a Roma crebbe sempre di più il malcontento verso la corte chigiana e serpeggiarono più insistentemente le critiche al pontefice, incapace di decidere autonomamente. A queste critiche rivolte alla Chiesa, come non bastassero, si unirono quelle della corte francese, sempre più ostile ad Alessandro VII, considerato dal Mazzarino e dal giovane Luigi XIV troppo favorevole alla politica spagnola.

A Roma il dissenso si esprimeva attraverso le note “pasquinate”, libelli di autori anticlericali (stampati naturalmente in paesi protestanti) e satire, tutti riguardanti la corruzione dilagante a Roma durante gli anni chigiani.

Nel quadro della satira del potere nella Roma di quegli anni, Gian Lorenzo Bernini dedicò pungenti caricature ad alcuni dei più illustri rappresentanti della corte pontificia. È quello della produzione satirica forse uno degli aspetti meno noti del grandissimo artista romano. Presso il Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma, ad esempio, si conserva un foglio in cui compaiono due busti affrontati: si tratta delle caricature di due dei più potenti uomini della città, il cardinale Antonio Barberini e il cardinale Chigi “quando era giovane”. Un altro disegno della stessa collezione raffigura invece il cardinale Giacomo Nini, potente prelato senese assai vicino ad Alessandro VII e un “cavaliere francese”. A questo genere di disegni, definiti con un tratto a penna molto netto e privo di effetti chiaroscurali, l'artista si era dedicato in realtà fin dagli anni giovanili, come testimonia la caricatura del cardinal Scipione Borghese alla Biblioteca Apostolica Vaticana, probabilmente una delle più antiche, risalente ovviamente a prima del 1633, anno della scomparsa del prelato. Questo tipo di ritratti deformati realizzati dal Bernini rimandano, per certi versi, a quelli eseguiti più o meno negli stessi anni da un altro grande artista, Pier Francesco Mola.

La produzione di entrambi, poi, ha a sua volta una matrice comune, le caricature del Guercino, il quale adopera lo stesso tratto netto, privo di chiaroscuro, e impronta le sue figure ad una estrema semplificazione finale. In questo modo Gian Lorenzo, attraverso il Guercino, si pone sulla scia tracciata da Annibale Carracci, il primo grande caricaturista italiano del Seicento, aggiungendo alla sua produzione un brillante spirito umoristico. Rispetto a questi illustrissimi precedenti, infatti, nei fogli berniniani si nota una componente sociale più acuta, più umoristica, che non si avverte, invece, nei due pittori emiliani. Le sue “vittime” non sono il villano, il campagnolo, o un volto brutto in generale, ma i membri della classe dirigente del suo tempo, nobiltà e alto clero, immortalati da tratti di penna sintetici e immediati. I suddetti cardinali Barberini e Chigi appaiono, ad esempio, in tutto la loro alterigia, quasi schiacciati dal peso delle loro vaporose capigliature. Per altri evidenzia gli sguardi inespressivi e spocchiosi di chi solo di recente, e per inattese fortune, si ritiene a detenere il potere. Attraverso i suoi fogli vediamo sfilare una galleria di personaggi illustri, cavalieri, avvocati, monsignori, tutti frequentanti la corte romana, tutti rappresentanti dello stesso vacuo gruppo sociale. Eppure il Bernini continuava a restare l'artista più conteso. Pure dai personaggi bersaglio della sua produzione grafica. In pratica le caricature erano viste o addirittura commissionate dagli stessi effigiati e disegni simili, inseriti entro piccole cornici di ebano, trovavano posto nelle collezioni di alcuni di quegli illustri personaggi.

Ciò sta a dimostrare che anche queste creazioni del Bernini, sconosciute ai più, sono geniali, frutto di un umorismo pungente ma bonario, scherzi su carta che contribuivano allo svago dei suoi committenti colti e disincantati.

Giovanni De Girolamo








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