Il Congo chiederà al Belgio la restituzione delle sue opere d'arte. Lo dichiara il presidente Kabila


In pieno dibattito sulla decolonizzazione culturale, anche il Congo si aggiunge all’elenco delle ex colonie che hanno inviato ai colonizzatori le richieste di restituzione delle opere d’arte sottratte dai paesi d’origine (qui avevamo parlato dei casi del Senegal e della Costa d’Avorio). Alcuni giorni fa, in un’intervista al quotidiano belga Le Soir, il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Joseph Kabila, ha affermato che è attualmente “in corso” l’espletamento della richiesta ufficiale al Belgio, a cui verrà domandato di restituire gli oggetti attualmente in possesso di Bruxelles ma che sono stati trafugati quando il Congo era una colonia belga. “Prima di inviare la richiesta”, ha spiegato Kabila, “aspettiamo la fine dei lavori e l’inaugurazione del nostro museo [il nuovo Museo Nazionale di Kinshasa, ndr], in collaborazione con la Corea del Sud. Andremo anche a rinnovare il Museo Nazionale di Lubumbashi. La domanda di restituzione sarà sul tavolo. Un mese prima della fine dei lavori, prevista per il mese di giugno, ci sarà una richiesta ufficiale”.

L’attenzione del Congo si concentra in particolare sugli oggetti conservati al Musée royal de l’Afrique centrale (ma noto soprattutto come Africa Museum) di Tervuren, dove sono conservati moltissimi oggetti provenienti dall’ex colonia belga. Il museo è stato recentemente rinnovato e ampliato (i lavori sono durati cinque anni) e riaperto al pubblico, con un investimento da 66 milioni di euro. Il museo è stato anche a lungo criticato per il suo racconto del passato coloniale del Belgio da un punto di vista unico, che non dava sufficiente spazio alle atrocità commesse dai belgi in Congo. Occorre peraltro sottolineare come la figura di Leopoldo II, il re che avviò la colonizzazione, sia tuttora particolarmente detestata nel paese africano, tanto che nel 2005 una sua statua, appena eretta a Kinshasa per ricordare il passato coloniale “affinché non succeda di nuovo” (come affermò l’allora ministro della cultura Christophe Muzunge), fu immediatamente smontata e fatta sparire (si trattava della statua equestre replica di quella che si trova a Bruxelles: fu poi nuovamente installata in un parco di monumenti coloniali). Gli allestimenti del museo di Tervuren hanno dunque subito numerose modifiche per divulgare anche il punto di vista delle popolazioni africane, e la sezione sul passato coloniale non è più, come nel vecchio museo, quella che aveva preponderanza.

“I nostri musei collaboreranno con il museo di Tervuren, di cui noi apprezziamo la competenza”, ha sottolineato il presidente Kabila nell’intervista. “Inoltre, il museo di Tervuren possiede un gran numero di documenti, i nostri archivi, che vorremmo recuperare”, ha aggiunto. E adesso che l’Africa Museum ha adottato una nuova politica per riabilitare la propria immagine, tacciata di razzismo (il direttore Guido Gryssels, in un’intervista al New York Times, ha dichiarato che “intere generazioni di belgi hanno visitato il museo e hanno ricevuto il messaggio che il colonialismo fosse una cosa buona, e che noi abbiamo civilizzato il Congo portando là benessere e cultura”), non è detto che le richieste del Congo non possano essere soddisfatte.

Nella foto: Joseph Kabila in un intervento all’assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2014. Ph. Credit

Il Congo chiederà al Belgio la restituzione delle sue opere d'arte. Lo dichiara il presidente Kabila
Il Congo chiederà al Belgio la restituzione delle sue opere d'arte. Lo dichiara il presidente Kabila

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