Un cortometraggio presenta Ulisse nella Divina Commedia, con la voce di Vittorio Gassman


In occasione del Dantedì, la grande mostra Ulisse. L’arte e il mito allestita presso i Musei San Domenico di Forlì propone un cortometraggio dedicato alla raffigurazione di Ulisse nella Divina Commedia. Partendo da alcune famose miniature che fanno parte del percorso espositivo, la direzione artistica della mostra, presieduta da Antonio Paolucci e coordinata da Gianfranco Brunelli, ha curato la regia di un video che unisce tradizione ed innovazione, utilizzando le tecniche della realtà aumentata e la straordinaria voce di Vittorio Gassman.

“Abbiamo subito raccolto la sollecitazione avanzata dal Comitato promotore del Dantedì, fatta propria anche dal MiBACT, che per la giornata di mercoledì 25 marzo invita quindi tutti leggere i versi di Dante” ha dichiarato Brunelli, aggiungendo "Al Dantedì parteciperà attivamente anche la Rai, selezionando dalle proprie teche le lecturae Dantis interpretate dai maggiori artisti del nostro tempo, programmate in brevi pillole nelle tre reti generaliste della Rai e su Rai Play. E proprio in questo contesto troverà spazio anche la programmazione del cortometraggio realizzato all’interno della grande mostra forlivese Ulisse. L’arte e il mito". 

Un’iniziativa analoga verrà proposta anche sul canale YouTube del MiBACT e sul sito del Corriere della sera. Il cortometraggio forlivese rimarrà visibile, anche nei giorni successivi, sul canale Youtube della Fondazione di Forlì.

Di seguito la mostra propone il testo introduttivo alla sezione espositiva dedicata a Dante. 

“Per l’alto mare aperto”. Dante e il superamento del mondo antico

Dante, che scrive duemila anni dopo il cosiddetto Omero, non usa direttamente la tradizione greca, ma quella latina (Cicerone, Stazio, Virgilio, Orazio, Ovidio), che a differenza dei post-omerici ha rivalutato le qualità umane di Ulisse. Nel canto XXVI dell’Inferno, Dante può conferire per questo a Ulisse una nuova e diversa centralità.
Fino a sovrapporre il suo Ulisse a quello di Omero. Il suo Ulisse non appartiene più al ciclo dei nostoi, dei ritorni da Troia. Egli è semmai una figura aperta al nuovo mondo. Il suo protagonista non è spinto dalla nostalgia del ritorno, né, come l’Enea virgiliano, da una missione; egli è un viandante, spinto dall’ardore “a divenir del mondo esperto / e de li vizi umani e del valore”, e si lancia “per altro mare aperto”, verso il “folle volo”.
Storia potente e controversa la versione dantesca di Ulisse, nella quale i due destini (Dante e Ulisse) si incontrano e si sovrappongono, poiché anche la Commedia è un viaggio – che coinvolge la visione cristiana del destino dell’uomo proprio nel confronto con l’etica antica.
Nel racconto dantesco, posto nell’VIII bolgia, quella dei fraudolenti, Ulisse si presenta con Diomede assieme al quale ha rubato il palladio da Troia ed è ricordato come l’artefice dell’inganno del cavallo. Ma il racconto dantesco va oltre. È della fine di Ulisse che Dante vuole parlare. Di quella fine della sua esistenza della quale i poeti (Virgilio, Cicerone e Orazio) non hanno detto. Il racconto di Ulisse non è relativo al suo peccato di ingannatore, per il quale viene condannato. Il suo racconto apre al riconoscimento della ragione, della mente: la facoltà più alta dell’uomo, che nel Convivio è detta da Dante “deitade”. Qui il viaggio di Ulisse si inscrive nel rapporto tra Grazia e Natura, e attiene al riconoscimento del limite naturale.
Dante costruisce l’episodio come un grande affresco sulle virtù e i limiti del mondo antico. Risuonano qui le parole di Orazio “quid virtus et quid sapientia possit, utile proposuit nobis exemplar Ulixen…” a ricordare la sua vicenda umana, l’avventura della sua mente umana, protesa al primato della conoscenza (“Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”). E il problema è la dialettica tra virtù e conoscenza, la misura del limite. Questo affascina Dante. E questo è il problema che, fuoriuscendo dal Medioevo, Dante consegna all’umanesimo rinascimentale.
L’influsso di Dante e del suo Ulisse sull’arte è strettamente legato alla realizzazione dei cicli illustrati (tra manoscritti e prime edizioni a stampa) della Commedia. È inizialmente un interesse testuale, legato al corredo illustrativo, ma con passare del tempo si fa interpretativo. I capolavori illustrativi di Mariotto di Nardo e Guglielmo Giraldi della Biblioteca Apostolica Vaticana, o il Miniatore della Marciana, fino al Dante istoriato e illustrato di Botticelli e poi di Zuccari, segnano un influsso che autonomamente la pittura si incaricherà dapprima di accompagnare e in seguito, soprattutto nell’Ottocento (il vero secolo di Dante nell’arte), di sviluppare autonomamente, facendo vivere i singoli personaggi di storia propria, in una vicenda quasi staccata dal poema dantesco. Ma se c’è un passaggio interpretativo che influenzerà l’iconografia successiva questo è forse il commento landiniano alla Commedia. Landino presuppone in Dante il medesimo scopo che si erano prefissi Omero e Virgilio, dimostrare “l’uno per Ulixe, l’altro per Enea […] in che modo venendosi nella cognitione de’ vitii et conosciutogli, purgandosi da quegli, s’arriva finalmente alla contemplazione delle chose divine”. Una legittimazione pressoché completa dell’antico nell’umanesimo cristiano.

A questo link è possibile vedere il cortometraggio

Un cortometraggio presenta Ulisse nella Divina Commedia, con la voce di Vittorio Gassman
Un cortometraggio presenta Ulisse nella Divina Commedia, con la voce di Vittorio Gassman

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