Carrara e le minacce ambientali delle Alpi Apuane: introduzione


Con questo post introduciamo un tema che affronteremo in più uscite: le minacce ambientali che riguardano Carrara, la nostra città, e le Alpi Apuane, sede delle cave di marmo.

Il viaggiatore che arriva in treno le vede ergersi maestose fuori dal finestrino, e spesso le Alpi Apuane lasciano stupiti anche coloro che non fermandosi a Carrara si sporgono per scattare fotografie: una scena che sui treni che passano dalla stazione di Carrara si ripete di frequente. I viaggiatori più attenti sanno che su questi monti si arrampicarono i più grandi artisti della storia, da Michelangelo ad Antonio Canova passando per il Giambologna, che soggiornavano a Carrara per scegliere i marmi che avrebbero dato vita ai loro capolavori.

Il paesaggio è unico al mondo: montagne aspre e scoscese che incorniciano il litorale, celebrate da scrittori e poeti di tutte le epoche, e rese bianche da quella che è la grande ricchezza delle Alpi Apuane ma che negli ultimi anni ha finito per diventare la più grande minaccia: il marmo. E non un marmo qualsiasi: è probabilmente uno dei più pregiati al mondo, se non il più pregiato in assoluto, soprattutto quando si parla dello statuario, una varietà caratterizzata dal color avorio e particolarmente indicata per la realizzazione di sculture (e divenuta ormai rara).

Un paesaggio unico al mondo che negli ultimi anni è diventato oggetto di uno dei peggiori disastri ambientali d’Italia... anzi: alcuni gridano addirittura al “più grande disastro ambientale d’Europa”1. Le ragioni di ciò sono da ricercarsi nella forte estrazione che negli ultimi anni ha caratterizzato la produzione lapidea di Carrara. Con il post di oggi introduciamo una serie che Finestre sull’Arte dedicherà a Carrara e alle Alpi Apuane: un po’ perché Carrara è la nostra città, un po’ perché il marmo è la materia d’elezione di molti dei più grandi artisti della storia dell’arte, un po’ perché quello che accade qua probabilmente non ha pari nella nostra nazione. Con l’introduzione di quest’oggi vedremo in che modo è condotta l’attività estrattiva del marmo e accenneremo brevemente alle pesanti ricadute sulla città, delle quali parleremo in modo più approfondito in altri post.

Pochi sanno che il marmo destinato a usi “nobili” (cioè per la produzione di sculture, di arte o di arredi) non è che una piccola parte del materiale che ogni anno viene estratto dalle cave di marmo di Carrara. Infatti, per un blocco di marmo che viene estratto, vengono prodotti detriti e scaglie in un rapporto di 1 a 3, ovvero per una tonnellata di materiale in forma di blocco, se ne producono tre di detriti.

La quantità di detriti prodotti è scesa negli ultimi anni (fino al 2006 il rapporto era più o meno di 1 a 4), ma questo non certo per l’ambientalismo degli imprenditori del marmo o per migliorie nelle tecnologie di estrazione (tra poco vedremo qual è il motivo principale). Prima ci si può domandare che senso abbia produrre questa alta quantità di detriti: se fino a qualche anno fa le scaglie erano viste come un qualcosa da smaltire e neppure troppo facilmente, oggi i sottoprodotti del processo di estrazione del marmo, ovvero, appunto, le scaglie e i detriti, vengono utilizzati in diversi settori. Da scaglie e detriti si ricava infatti carbonato di calcio (il minerale che costituisce il marmo) che viene utilizzato in diversi ambiti: come abrasivo (anche nei comuni dentifrici), come colla, come base per coloranti o per vernici, nella carta, nei cosmetici e in mille altri modi e campi. Quindi è probabile che stamani vi siate lavati i denti con lo stesso materiale con cui Michelangelo ha scolpito le sue opere d’arte.

I seguenti dati, che sono facilmente reperibili nel “Rapporto Economia Massa-Carrara 2012”2 stilato dall’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa-Carrara ci dànno una dimensione reale e tangibile della produzione di marmo a Carrara. Si tratta di un riassunto dell’estrazione di blocchi e altri materiali dalle cave di marmo di Carrara tra il 2001 e il 2011. La colonna A si riferisce alla quantità, in tonnellate, di blocchi estratti dalle cave. La colonna B è la quantità, sempre in tonnellate, di sottoprodotti, ovvero di detriti e scaglie. La colonna C invece è la percentuale dei blocchi sul totale estratto e la D la percentuale di sottoprodotti sul totale estratto dalle cave.

A B C D
2001 1.178.996 4.286.671 21,57 78,43
2002 1.078.991 4.337.239 19,92 80,08
2003 953.698 3.487.676 21,47 78,53
2004 912.435 3.564.561 20,38 79,62
2005 877.694 4.263.181 17,07 82,93
2006 900.181 4.346.441 17,16 82,84
2007 914.745 4.252.674 17,70 82,30
2008 907.433 3.854.271 19,06 80,94
2009 925.933 3.010.424 23,52 76,48
2010 979.969 3.110.477 23,96 76,04
2011 962.866 2.971.886 24,47 75,53

Sono dati piuttosto impressionanti, e il calo della quantità di detriti estratti negli ultimi anni non si deve a una particolare vena ecologista degli imprenditori, come si diceva poco prima. Nello stesso rapporto della Camera di Commercio di Massa-Carrara si legge infatti che la costante diminuzione nella produzione di scaglie bianche (ovvero detriti di marmo bianco da cui si ricava il carbonato di calcio) è dovuta principalmente alla “diversificazione produttiva di una delle due multinazionali presenti in zona che trattano questi prodotti che ha preferito attingere per la produzione del pigmento bianco alle cave turche”: quindi, la percentuale è diminuita perché una delle grandi multinazionali del carbonato di calcio ha preferito spostare parte della produzione in Turchia.

E pensare che il Piano Regionale delle Attività Estrattive della Regione Toscana, che regola l’esercizio delle cave nella regione, prevede che “per i marmi del comprensorio apuano”, “i quantitativi minimi da destinarsi esclusivamente alla trasformazione in blocchi” “dovranno essere non inferiori al 25% della produzione complessiva di progetto risultante dal piano di coltivazione” (Elaborato 2, 2.1)3. Si può ben notare come questa percentuale non sia mai stata rispettata negli ultimi dieci anni, perché esiste un modo per aggirarla: lo stesso Piano infatti prevede che “dal computo dei volumi soggetti al rispetto di tali percentuali dovrà essere esclusa la quantità di materiale movimentato per le esigenze di preparazione dei fronti di coltivazione, per gli eventuali interventi di messa in sicurezza del cantiere e per la risistemazione ambientale”. Esiste quindi il sospetto (benché, è necessario dirlo, non provato), da parte di associazioni ambientaliste, secondo il quale diversi imprenditori avanzerebbero il pretesto della bonifica dei ravaneti (ovvero le grosse colate di detriti che si sono formate nei decenni riempendo i declivi dei monti e che caratterizzano in modo inequivocabile il paesaggio delle cave di marmo, si notano anche a chilometri di distanza) in modo da attuare messe in sicurezza (tramite esplosioni controllate) dalle quali si otterrebbero i detriti di marmo4.

Si tratta di una produzione dal forte impatto ambientale che porta vantaggi economici minimi perché le scaglie vengono vendute a pochi euro per tonnellata, al contrario dei blocchi di marmo che per certe varietà possono superare i duemila euro a tonnellata. In un articolo dal titolo Apuane: 279 modi per dire carbonato di calcio5, Mauro Chessa, presidente della Fondazione dei Geologi Toscani, spiega in modo chiaro dove si trova la convenienza dell’estrazione di scaglie e detriti: “il detrito ha un valore assai inferiore rispetto ai blocchi, ma la nuova economia è interessante perché è meno legata alla stagionalità, richiede tecniche poco impegnative, meno personale non particolarmente specializzato ed attrezzature ordinarie. Si tratta cioè di una attività ‘flessibile’, poco rischiosa e quindi particolarmente appetibile, soprattutto in tempi di mercati instabili e volatili”.

Detriti a parte, l’estrazione a ritmi serrati del marmo ha pesanti ricadute sulla città di Carrara, in termini di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, oltre che di minacce di dissesto idrogeologico e di impatto sul paesaggio, con i monti che vengono sgretolati a vista d’occhio. Il lettore potrà pensare che a fronte di un prezzo così alto da pagare, la città almeno si arricchisca e ne tragga giovamenti e benefici economici. Niente di tutto ciò: la città di Carrara non ricava il minimo beneficio dall’estrazione del marmo. Ma di tutti questi temi parleremo nei prossimi post... continuate a seguirci perché vi faremo toccare con mano tutti i seri e gravi problemi che attanagliano Carrara e le Alpi Apuane. Una antica città d’arte e un meraviglioso paesaggio che rischiano sempre più ogni giorno che passa.

Federico Giannini, Ilaria Baratta

Altri articoli sull’argomento:


Note

1. Brunella Menchini, Le Apuane trasformate in dentifricio: il più grande disastro ambientale d’Europa, da Lo Schermo.it, 11 ottobre 2010

2. Il rapporto si può scaricare dal sito della Camera di Commercio di Massa-Carrara recandosi su questo link. I dati si trovano a pag. 151 del rapporto (154 del file PDF).

3. Il piano si può scaricare recandosi su questo link. I passaggi citati si trovano a pag. 34 (32 del file PDF).

4. Cfr. Cave e agri marmiferi, revisione della LR 78/98: appello di Legambiente al presidente Rossi, da greenreport.it, 4 ottobre 2012

5. Mauro Chessa, Apuane: 279 modi per dire carbonato di calcio, Notiziario dell’Ordine dei Geologi della Toscana, n. 82 dicembre 2010.


Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo


Commenta l'articolo che hai appena letto



Commenta come:      
Spunta questa casella se vuoi essere avvisato via mail di nuovi commenti



1. Grazia in data 27/10/2012, 14:08:23

Grazie davvero! Per anni sono andata in vacanza a Forte dei Marmi e quelle montagne di marmo  fanno parte dei miei ricordi e del mio cuore. Sapere dei rischi che corrono mi ha molto colpito.Diffonderò il più possibile il vostro post e le informazioni che avete dato e speriamo che qualcosa si muova...





2. admin in data 28/10/2012, 18:31:18

Molte grazie! Ma non finisce qui... seguiranno altri post, ognuno con un tema diverso... sarà difficile far cambiare la situazione ma un primo passo sicuramente è diffondere la conoscenza di questi gravi problemi...





Commenti dal post ufficiale su Facebook



Torna indietro



Arte antica     Politica e beni culturali     Patrimonio     Musei     Arte contemporanea     Rinascimento     Seicento     Ottocento     Novecento     Cinquecento     Firenze     Quattrocento     Barocco     Genova     Roma    

NEWSLETTER