Carrara e il marmo: le ricadute economiche


Torniamo a parlare dei problemi di Carrara: analizziamo le (scarse) ricadute economiche dell'estrazione del marmo sulla città.

Continuiamo la nostra serie di post dedicati a Carrara e ai suoi problemi con un articolo dedicato all’impatto economico del settore lapideo e in particolare del marmo sulla città di Carrara. Iniziando con una premessa: stando al “Rapporto Economia Massa-Carrara 2012” dell’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa-Carrara1, che avevamo già citato nel post introduttivo di questa serie, si osserva che a un notevole incremento dell’esportazione di materiale “grezzo” (blocchi e lastre di marmo) si è affiancato un vertiginoso calo dell’esportazione di marmi lavorati (mitigato in parte dall’aumento del loro valore). Se quindi nel 2001, il comprensorio apuano ha esportato 507.025 tonnellate di materiale grezzo e 453.984 tonnellate di marmo lavorato, nel 2011 i blocchi e le lastre di marmo esportate conoscevano un aumento del 29,3% portandosi a 655.813 tonnellate, mentre il marmo lavorato conosceva un decremento del 38,2% (si è passati a 280.754 tonnellate di prodotti lavorati esportati). In riferimento al valore economico, il prodotto grezzo è aumentato dell’86%, mentre il prodotto lavorato è diminuito del 12,7%.

Le conseguenze di questo calo sono particolarmente gravi. Le aziende che lavorano il marmo (e che producono macchinari per la lavorazione) costituiscono il fiore all’occhiello del comparto nel territorio apuano. In dieci anni, il valore della produzione di lavorati si è ridotto del 12,7% con ovvie ripercussioni: perdita di posti di lavoro e chiusura di aziende. Anche perché c’è da considerare che il prodotto lavorato vale molto di più di quello grezzo: in base al rapporto citato sopra, il valore medio di un prodotto lavorato è di 1026 euro circa contro i circa 212 del prodotto grezzo. Un tempo l’esportazione di prodotti lavorati e finiti era molto più consistente di quella di materiale grezzo, e questo contribuiva a rendere Carrara un centro di eccellenza della lavorazione del marmo a livello mondiale: la tendenza a cui assistiamo da circa vent’anni, sta trasformando Carrara in un semplice centro di attività di escavazione.

In un articolo apparso nel 2011 su affaritaliani.it, Leonardo Quadrelli, referente per la CGIL del settore lapideo in Toscana, diceva che “ormai le aziende che si occupano solo della trasformazione del marmo hanno grossi problemi a trovare i blocchi che vengono venduti interi dalle aziende di estrazione nei paesi in espansione. In meno di dieci anni le ditte che lavorano il marmo sono praticamente dimezzate”2, proponendo poi una soluzione per porre un freno a questa tendenza: “bisognerebbe mettere dei paletti come il far sì che almeno la metà del marmo estratto venga lavorato in zona e che venga creato un marchio. Altrimenti è solo depredare e impoverire il territorio”. Questo anche perché l’attività estrattiva del marmo di Carrara ha un fortissimo impatto paesaggistico, con le montagne che vengono letteralmente sgretolate per estrarre blocchi che verranno semplicemente inviati in paesi come Cina e India, dove la manodopera che lavora la materia prima ha un costo notevolmente inferiore, e questo a svantaggio delle aziende di lavorazione apuane che, come detto sopra, costituiscono un’eccellenza, purtroppo sofferente.

Esiste quindi da anni questo problema: le aziende di estrazione cavano i blocchi, li spediscono quindi in Cina dove vengono lavorati e venduti sul mercato a prezzi estremamente concorrenziali. Il che, ovviamente, comporta solo lati negativi per Carrara: aumenta il giro d’affari di (pochi) imprenditori che estraggono marmo, le aziende che lo trasformano in prodotti finiti vedono diminuire il loro lavoro, e come detto poco sopra le aziende chiudono e la forza lavoro apuana diminuisce, con tutto ciò che ne consegue. Si aggiunga poi un altro aspetto, ovvero la scarsa propensione all’investimento da parte degli imprenditori del marmo, sottolineato anche in un articolo apparso sull’edizione locale del Tirreno e firmato dall’Associazione Cara Carrara: “sono lustri che in città non si produce ricchezza, né posti di lavoro [...]. I nostri imprenditori d’asporto non investono un centesimo, salvo qualche rara eccezione, per la creazione di una filiera vocata alla lavorazione del lapideo. Eppure le strutture preposte a creare maestranze qualificate ci sarebbero, basti pensare all’Accademia delle Belle Arti e la scuola del Marmo, delle eccellenze a livello mondiale. Strutture che se fossero valorizzate con la giusta lungimiranza, potrebbero veramente essere il biglietto da visita della città nel mondo e dare grandi soddisfazioni a tutta la collettività”3.

Con la crisi delle aziende che lavorano il marmo, con i pressoché nulli benefici dell’attività estrattiva, e ricordando che sommando gli addetti che lavorano direttamente nel settore del marmo e quelli che lavorano nell’indotto, il marmo costituisce circa il 10% dell’occupazione totale della provincia di Massa e Carrara, non ci si stupisce più di tanto se i dati ci dicono che la stessa provincia di Massa e Carrara è quella con il reddito pro-capite più basso di tutta la Toscana4, con una tendenza (quella dell’estrazione in aumento e della lavorazione in diminuzione) che se confermata vorrebbe anche dire maggiori ricavi per pochi e minor lavoro per tanti, e quindi una peggiore distribuzione della ricchezza: “più marmo, meno lavoro - lo consentono le moderne tecnologie di escavazione - che equivale a più ricavi per pochi e meno distribuzione della ricchezza, aggravata dal fatto che molto marmo viene lavorato all’estero a minor costo”5.

Quali potrebbero essere le soluzioni al problema? Tra imprenditori del settore dei lavorati che si lamentano perché “il marmo viene svenduto sui mercati internazionali a discapito delle aziende del comprensorio, rinunciando a creare valore aggiunto in loco”6, il tutto con l’avvallo della politica che secondo alcuni “ha il 90% delle colpe per questa situazione”7, e chi dice che “la cosa migliore per gli imprenditori apuani sarebbe di non far uscire i blocchi dal porto, solo i lavorati e le lastre. Questo metterebbe un freno alla concorrenza dei paesi emergenti che non solo lavorano in loco i loro prodotti ma anche quelli estratti altrove, rivendendoli poi a prezzi stracciati e diventando, per il distretto apuano, competitori sempre più agguerriti”8, c’è chi prova a proporre rimedi. Chi pensa che il problema sia squisitamente politico, ritiene che non sia tollerabile “non provare a imporre lavorazioni in loco di un materiale che ci vede monopolisti mondiali per la sua qualità”9: si dovrebbe quindi imporre che una percentuale del marmo estratto dalle cave di Carrara rimanga a Carrara per essere trasformato, consentendo perciò di dare lavoro alle imprese del comprensorio, con ricadute positive per il territorio apuano. Soluzione proposta anche dal succitato Leonardo Quadrelli: “dovrebbe essere imposto al Distretto che una certa percentuale di blocchi venga lavorata in filiera [...] Le cave di Carrara sono diventate il supermercato di indiani e cinesi: bisogna mettere regole”10. Chi invece pone l’accento sull’aspetto economico del problema, punta alla creazione di un marchio di tutela per il marmo di Carrara: un argomento, quello del marchio, di cui si parla da anni in città, senza che però siano state ancora eseguite azioni concrete.

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Note

1. Scarica il rapporto dal sito della Camera di Commercio di Massa-Carrara recandosi su questo link. I dati si trovano a pag. 151 del rapporto (154 del file PDF).

2. Francesco Bertolucci, Il marmo di Carrara ha gli occhi a mandorla, da affaritaliani.it, 16 settembre 2011

3. Il punto fermo è che le cave appartengono alla collettività, da Il Tirreno, 17 ottobre 2012

4. Massa Carrara sempre più povera, da ANews24.it, 29 gennaio 2013

5. Andreino Fabiani, Imprenditori e ambientalisti contestano il neopresidente del Parco delle Apuane , da Il Corriere Apuano, 13 aprile 2013

6. Cinzia Carpita, Marmo, 200 segherie a rischio di chiusura, da Il Tirreno, 27 gennaio 2010

7. Ibidem

8. Il marmo di Carrara e la concorrenza, da Il Tirreno, 23 marzo 2006

9. “Non è possibile vendere e basta, il marmo deve essere trattato qui”, da La Nazione, 16 maggio 2011

10. Francesco Bertolucci, La Versilia attacca Carrara, da Il Tirreno, 16 dicembre 2011


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Gli autori di questo articolo: Federico Giannini e Ilaria Baratta

Gli articoli firmati Finestre sull'Arte sono scritti a quattro mani da Federico Giannini e Ilaria Baratta. Insieme abbiamo fondato Finestre sull'Arte nel 2009. Clicca qui per scoprire chi siamo


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