Quando Vittorio Sgarbi parla di Carrara, prima farebbe forse meglio a informarsi in modo approfondito


Sgarbi, presente a Carrara all'inaugurazione della mostra su Canova e i maestri del marmo, ha parlato anche di cave e ambiente. Ma prima forse farebbe meglio a informarsi in modo approfondito.

Quella di Vittorio Sgarbi non è certo una presenza nuova, dalle parti di Carrara. Lo abbiamo avuto più volte in città, soprattutto durante inaugurazioni di mostre e biennali. E ora che si è aperta la mostra su Canova e i maestri del marmo, poteva il “critico d’arte più famoso d’Italia” farsi scappare l’occasione per una nuova incursione in città? E infatti Sgarbi puntualmente è arrivato. E finché si limita a dare giudizi tecnici o giudizi di merito sulla mostra, possiamo anche essere contenti della sua presenza. I problemi nascono quando Vittorio Sgarbi prova a espandere le sue considerazioni anche su ciò che accade in città.

Parlando ai giornalisti del Tirreno in un’intervista apparsa l’indomani della sua visita a Carrara, Sgarbi, a proposito della questione delle cave di marmo in relazione al piano paesaggistico della regione Toscana, ha affermato che il caso delle cave di Carrara gli ricorderebbe quello del “Palio di Siena” o “della Corrida in Spagna”, perché si tratta di “elementi così legati al territorio e al lavoro della sua gente, che è difficile concepire quale città senza di loro”, per poi avanzare l’ipotesi secondo cui chiudere le cave “sarebbe la morte della città”. E azzardando anche una considerazione: “se avessimo dovuto essere completamente rigorosi nella salvaguardia dela natura, oggi non avremmo le sculture di Michelangelo o Canova”.

Al netto di quelle che potrebbero essere considerazioni dettate dal buon senso (il quale avrebbe dovuto suggerire a Sgarbi che i ritmi dell’escavazione dei tempi di Michelangelo e Canova non erano gli stessi di oggi), credo che nessuno meglio di un carrarese, quale è il sottoscritto, conosca il modo in cui si vive a Carrara. E da carrarese mi piacerebbe invitare Sgarbi a informarsi in modo approfondito, prima di rilasciare certe dichiarazioni ai giornali. E se ciò non bastasse, noi di Finestre sull’Arte saremmo ben lieti di scambiare due chiacchiere con lui, dal vivo, quando tornerà nella nostra città.

Si potrebbe cominciare con un dato incontrovertibile: solo il 25% del marmo che viene estratto dai monti di Carrara esce dalle cave sotto forma di blocco. Il rimanente 75% è costituito da detriti e scarti della lavorazione che serviranno per la produzione di carbonato di calcio, utilizzato in campo industriale soprattutto come abrasivo. E di quel 25% di marmo che viene estratto in forma di blocco, c’è solo una piccola parte, difficilmente quantificabile, che è destinata alla produzione di opere d’arte: i blocchi che ogni giorno transitano dalle cave verso il porto, hanno molta più probabilità di andare a rivestire le pareti di un bagno, piuttosto che di finire tra le mani di uno scultore.

A questi temi abbiamo dedicato molti approfondimenti (il lettore interessato a saperne di più potrà partire da questo articolo), e possiamo dire che, forse, Carrara non è ancora una città morta, ma è di sicuro una città gravemente malata, e che ogni tanto prova a risollevarsi con qualche inaspettato sussulto di vitalità, come quello del movimento spontaneo dei cittadini riunitisi in assemblea dopo la devastante alluvione del novembre scorso. Ma se la città dovesse essere dichiarata morta, ciò non sarebbe certo per la chiusura delle cave, anzi: Carrara tutta trarrebbe profondi giovamenti da una riduzione dell’attività estrattiva. Se Carrara sta morendo, la colpa è da ricercarsi nella voracità di chi negli ultimi anni ha distrutto le montagne per ricavarne un profitto effimero e limitato, arricchendosi alle spalle dei più, e senza pensare al futuro della città. Con il benestare di un’amministrazione che poco ha fatto per porre un argine serio a una delle più gravi devastazioni ambientali d’Italia, e per regolamentare in modo deciso un’industria che a ritmi ormai insostenibili sta fagocitando un bene inestimabile per ridurlo perlopiù in detriti da vendere a costi irrisori, ma in grandi quantità. E con, in sottofondo, cupi scenari che ci parlano, oltretutto, di prevedibili fatti di illegalità.

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi. Foto di VVox distribuita con licenza Creative Commons

Se Sgarbi si informasse in modo approfondito su ciò che succede a Carrara, saprebbe che intanto non si tratta di scegliere tra ambiente o arte, come parrebbe dalla domanda posta nell’articolo del Tirreno: è un aut aut poco ragionevole, una forzatura illogica che a nessuno è mai montata in mente. Saprebbe anche che nessuno vuole una chiusura drastica delle cave, da un giorno all’altro. E saprebbe che esistono comitati, movimenti e associazioni che vorrebbero una riconversione dell’economia delle Alpi Apuane: contro al ricatto occupazionale portato avanti da chi vorrebbe mantenere (e forse peggiorare) lo status quo, contro alla rapacità di chi si è arricchito e vuole continuare ad arricchirsi con un bene che appartiene a tutta la collettività, contro chi ha fatto scempio della città, ci sono persone che ipotizzano un futuro in cui le cave non serviranno più a sostenere l’economia cittadina, perché la città avrà saputo investire per sviluppare l’industria agricola, la produzione di biomasse, il turismo culturale, balneare, escursionistico e termale, l’artigianato di qualità. Le cave di marmo rimarranno ancora per molto tempo tratto distintivo dell’economia di Carrara, ma un conto è considerarle una risorsa da sfruttare ai danni della città, un conto è considerarle, come vorrebbero alcune associazioni, una punta di diamante da limitare alla sola lavorazione d’eccellenza, con quest’ultima da svolgersi pressoché in esclusiva sul territorio. Ma una punta di diamante da affiancare a un’economia diversificata che possa portare benefici a tutta la città.

È vero, come dice Sgarbi, che Carrara è legata al marmo. Ma è anche vero che un legame può soffocare: ed è proprio quello che sta accadendo alla nostra città. Se Sgarbi, alla sua prossima visita a Carrara, avrà la bontà di riflettere su questi aspetti, saremo lieti di avere una persona in più che potrà parlare dei problemi che affliggono la nostra città. E comunque: della mostra su Canova, Sgarbi ha parlato bene. La visiteremo anche noi nel fine settimana, e vi faremo sapere.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Adriano Poli in data 28/06/2015, 23:12:17

Personalmente Sgarbi lo trovo un valente critico.. discutibile come interloquisce e come crea litigi nei dibattiti... ma additarlo cosi perchè non informato scrupolosamente sulle condizioni problematiche dell' estrzione del marmo di Carrara... mi sembra ecessivo.. serve il capo espiatorio alla mal gestione comunale ???..come se tutti noi capaci di un lavoro, dobbiamo sapere tutto di tutto !!! da quel che evinco è venuto per la mostra del Canova... non è informato bene su quel che succede.??.. diteglielo.. presumo si documenterà... ( per quelli che postano offendendo senza note "solo per antipatia".. sono quel ce sono !!!!). Interessante comunque quello emerso nell'articolo... prtroppo ogni luogo ha le sue tristi verità..forgiate da speculazioni di potere sia locale che amministrativa.



2. Rossanna Giannini in data 02/08/2015, 22:00:24

adriano poli, bisogna dire capro espiatorio



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