Palazzo Albergati - La collezione Gelman

Lola de Valence

Autore: Édouard Manet
1863
Parigi, Musée d'Orsay
Immagine

Questo dipinto di Édouard Manet è uno dei tanti del suo "periodo spagnolo": siamo nel 1863 e l'artista, profondamente influenzato da un precedente viaggio in Spagna, produce diverse opere che rievocano le atmosfere e i luoghi della penisola iberica (anche perché i temi spagnoleggianti erano piuttosto in voga al tempo). Questo dipinto celebra la grazia della madrilena Lola de Valence ("Lola di Valencia"), pseudonimo di Lola Melea, amica di Manet nonché ballerina di successo. La danzatrice è ritratta in abiti tradizionali spagnoli, e Manet le fa assumere la stessa posa che assume la duchessa d'Alba nel ritratto di Francisco Goya oggi conservato presso la Hispanic Society of America di New York: il busto rigido ed eretto, lo sguardo che incrocia quello dell'osservatore, una gamba distesa e portata avanti e l'altra dietro con il piede girato di novanta gradi.

La scena è ambientata dietro le quinte di un teatro, aggiunte successivamente (Manet aveva infatti pensato a uno sfondo neutro): sulla destra possiamo intravedere il palcoscenico con il pubblico sullo sfondo. È come se Lola fosse ritratta nel momento in cui sta per compiere il suo ingresso sul palco. Questo particolare offre un senso d'immediatezza al dipinto e si accorda meglio col gusto dei contemporanei di Manet. Certo è che l'opera fece anche scalpore (benché non ai livelli di altre opere come l'Olympia) per l'erotismo suggerito.

L'opera è famosa anche per il fatto che il grande poeta Charles Baudelaire, dopo averla vista nello studio di Manet, decise di dedicarle una poesia, intitolata Lola de Valence e inclusa nella raccolta Les Fleurs du Mal, "I fiori del male": Entre tant de beautés que partout on peut voir, / Je comprends bien, amis, que le désir balance; / Mais on voit scintiller en Lola de Valence / Le charme inattendu d'un bijou rose et noir. ("Fra tante bellezze offerte al nostro sguardo, / capisco bene, amici, che il desiderio oscilli; / ma in Lola di Valenza s'accende una scintilla: / l'incanto inatteso rosa e nero d'un gioiello", traduzione di Cosimo Ortesta nell'edizione Giunti 2007 di Les Fleurs du Mal). Baudelaire si prende una licenza poetica, dato che i colori del vestito di Lola non sono quelli da lui descritti nella poesia. Peraltro, in seguito, Émile Zola avrebbe scritto che la fama dell'opera di Manet era da attribuire proprio alla lirica di Baudelaire.

L'opera fu acquistata nel 1873 da un cantante lirico, Jean-Baptiste Faure: forse l'ambientazione teatrale fu aggiunta per compiacere l'acquirente. Dopo un altro paio di passaggi il dipinto finì al Louvre per poi essere assegnato al Musée d'Orsay, dove lo si può tuttora ammirare, nel 1986.

20 ottobre 2016

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