Adorazione dei pastori tra i santi Agostino e Galgano

Autore: Pietro di Giovanni Ambrosi
1440-1449 circa
Asciano, Museo Civico Corboli

Questa particolarissima Adorazione dei pastori tra i santi Agostino e Galgano è opera del pittore senese Pietro di Giovanni d'Ambrogio, noto anche come Pietro di Giovanni Ambrosi, vissuto nella prima metà del Quattrocento: il dipinto (impropriamente noto anche come Natività) rappresenta una delle sue opere di maggior pregio. Lo schema è simile a quello di molte pale d'altare che venivano realizzate nella Siena del tempo: alla tavola centrale, dove era raffigurata la scena principale, venivano affiancate due tavole con le immagini dei santi legati alla committenza.

La figura di san Galgano, a destra, è riconoscibile per via dell'attributo della spada nella roccia: tuttora visibile nell'eremo di Montesiepi (vicino all'abbazia di San Galgano, fondata in seguito alla scomparsa del santo), è la spada che, secondo la leggenda, il santo avrebbe piantato nel luogo del suo ritiro eremitico, per trasformarla in una croce e, resa inoffensiva, utilizzarla come simbolo di pace. La sua presenza nel dipinto è dovuta al fatto che committenti erano proprio i frati dell'abbazia di San Galgano: l'opera era destinata all'altare riservato all'abbazia all'interno della chiesa di Sant'Agostino ad Asciano, dettaglio che spiega invece la presenza di sant'Agostino, raffigurato con tutti i suoi tipici attributi iconografici, in particolare i paramenti da vescovo e il libro che sottolinea il suo titolo di dottore della Chiesa.

L'opera, databile all'ultima fase della carriera di Pietro di Giovanni Ambrosi, potrebbe guardare a precedenti di Bicci di Lorenzo (per esempio la sua Natività di San Giovannino dei Cavalieri a Firenze), ma risulta tuttavia chiaramente ispirata a un dipinto di quasi un secolo prima, un'Adorazione dei Pastori che Bartolomeo Bulgarini dipinse per la cappella di San Vittore nel Duomo di Siena (è infatti nota anche come "pala di San Vittore") e che oggi è conservata al Fogg Museum dell'Università di Harvard a Cambridge, in Massachussets. Lo schema è pressoché identico: la capanna è vista in scorcio, la Madonna è seduta e guarda i pastori, il Bambino è steso in diagonale, completamente avvolto dalle fasce, nella mangiatoia, vegliato dal bue e dall'asinello.

Diverse sono però le differenze, a cominciare dalla posizione dei due animali e da quella di san Giuseppe che in Pietro di Giovanni Ambrosi è il primo membro della Sacra Famiglia a incontrare i pastori (in Bulgarini invece il padre di Gesù rimaneva all'interno della capanna). Ancora, in Bulgarini la scena era ambientata entro un edificio, qui in una spoglia capanna di paglia che dà su un esterno attraverso il quale Pietro di Giovanni Ambrosi ha modo di prodursi nella rappresentazione di uno splendido paesaggio che s'apre sulla campagna e giunge fino in lontananza dove vediamo il mare (un paesaggio che guarda all'arte di Paolo Uccello). La pala di Pietro di Giovanni Ambrosi denota infine una conoscenza delle novità rinascimentali, che entrano, seppur in modo molto timido e difficoltoso, nell'opera: il plasticismo di certi personaggi e il tentativo di fornire una rappresentazione in prospettiva della capanna ne sono i segni più evidenti. Da osservare poi come la figura di san Galgano dipenda strettamente dallo stesso santo che il Vecchietta dipinse per la cosiddetta Arliquiera (letteralmente "reliquiera"), l'armadio delle reliquie della Sagrestia Vecchia di Santa Maria della Scala a Siena, risalente all'incirca allo stesso periodo.

Le particolarità non terminano qui: si noterà infatti, sulla porta della capanna, l'insolita presenza di una civetta. Si tratta di un dettaglio talmente inusuale da lasciare aperte più possibilità d'interpretazione, anche opposte, dal momento che la civetta era considerata tradizionalmente uccello del malaugurio (e quindi sarebbe prefigurazione della sorte di Gesù), ma nella mitologia antica era anche simbolo di saggezza e conoscenza, quindi potrebbe essere anche portatrice di significati positivi. Da notare poi lo stranissimo cane, in posa e fattezze da stemma araldico (si potrebbe infatti pensare che da un'effigie, più che da uno studio dal vero, il pittore trasse il suo cane) e infine il corallo che, come in molti dipinti dell'epoca, il Bambino porta al collo: si tratta di un antico simbolo di protezione ma è anche un ulteriore rimando al sangue versato da Cristo sulla croce.

L'opera, non più conservata nella chiesa di Sant'Agostino, è oggi custodita sempre ad Asciano, ma presso il locale Museo Civico di Palazzo Corboli, assieme ad altre opere provenienti dallo stesso edificio di culto.

6 settembre 2017

Adorazione dei pastori tra i santi Agostino e Galgano di Pietro di Giovanni Ambrosi

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