Croce del Vittoriale: Sgarbi diffonda informazioni corrette, o si metta a studiare


Una replica all'articolo di Vittorio Sgarbi apparso su Sette, in cui si parlava della croce astile del Vittoriale degli italiani

Un paio di settimane fa, sulle colonne de Il Giornale, il buon Vittorio Sgarbi rivolgeva un forte rimprovero ad alcuni cattedratici, da lui definiti “sgrammaticati estensori di proclami sul destino del patrimonio artistico italiano”: si riferiva, manco a dirlo, ai firmatari dell’appello, rivolto al ministro Franceschini, contro le “banalizzazioni commerciali irresponsabilmente affidate” allo stesso Sgarbi (leggasi: la mostra allestita per Eataly all’Expo di Milano). Nel suo articolo, il critico d’arte televisivo più famoso d’Italia rinfacciava ai cattedratici l’utilizzo, secondo lui spericolato, della lingua italiana: per Sgarbi, espressioni come “paradosso crudele”, “massacrare ogni legame”, “raffica di banalizzazioni commerciali” (peraltro attribuite, nell’articolo, a Montanari), dovrebbero portare il lettore dell’appello a domandarsi dove abbiano “imparato a scrivere De Marchi e Caglioti”, ovvero due dei principali firmatari.

A leggere l’articolo di Sgarbi apparso sull’ultimo numero di Sette del Corriere della Sera, uscito il 18 settembre, verrebbe da rispondere che probabilmente hanno frequentato una scuola che li ha forniti di un italiano migliore di quello di Sgarbi. Oppure che hanno frequentato lo stesso istituto, ma con risultati ben più brillanti di quelli raggiunti da Sgarbi. L’articolo in questione si intitola Una croce troppo giottesca (per non esserlo) e giustamente, in linea con il titolo, è per circa metà una dura critica alla curatrice della mostra milanese su Giotto, Serena Romano. Fuor d’ironia, il pezzo parla (nella seconda metà) della trecentesca croce conservata al Vittoriale degli italiani di Gardone Riviera. Croce che, secondo Sgarbi, avrebbe ben figurato alla mostra su Giotto, e Serena Romano sarebbe rea di non averla considerata per l’esposizione. Polemiche a parte, Sgarbi ci dà un’informazione di partenza sull’opera: “ormai 15 anni fa, in una visita al Vittoriale degli italiani di Gabriele D’Annunzio, individuai una piccola croce dipinta su ambo i lati, e con rari ornamenti di gusto gotico nella carpenteria lungo tutto il perimetro”. Evitiamo intanto di glissare sul fatto che, quindici anni fa, l’opera fosse già nota e non si trattasse dunque di una scoperta sgarbiana. Non solo perché la croce è menzionata nel corpus delle lettere del Vate, ma anche perché c’era chi già ne parlava. Lo studioso dannunzista Attilio Mazza, scomparso pochi mesi fa, la citava come “crocifisso giottesco” nel suo libro D’Annunzio e l’occulto, dato alle stampe nel 1995. E ancora il compianto Gian Lorenzo Mellini, poco prima che fosse allestita la mostra padovana Giotto e il suo tempo, nella quale Sgarbi avrebbe esposto l’opera (siamo nel 2000), scriveva, in un saggio apparso sulla rivista Labyrinthos (anno XIX, n. 37/38), che la succitata esposizione avrebbe costituito una buona occasione per comprendere se fosse fondata l’ipotesi di un’attribuzione a Jacopo Avanzi, proposta dallo stesso Mellini, il quale affermava di averla fissata per iscritto in un suo appunto risalente a qualche anno prima.

Dopo averci introdotto l’opera, Sgarbi ci rende edotti circa il fatto che la stessa rappresenta “un notevole ritrovamento, ancora sostanzialmente inedito che va interpretato in relazione con l’impresa padovana di Giotto”. Sorvolando sull’eccessiva parsimonia nell’uso delle virgole, la prima domanda che sorge spontanea, circa l’italiano usato da Sgarbi, è: perché per riferirsi al “ritrovamento”, il nostro ha usato il verbo “andare” al presente? Vuol far credere si tratti di un ritrovamento recentissimo? Oppure, più semplicemente, ha utilizzato un sostantivo infelice per riferirsi alla piccola croce astile, dal momento che, passati quindici anni, non è più possibile parlare di “ritrovamento”? Ma non è tutto: che cosa significa “sostanzialmente inedito”?! Può forse esistere un’opera già pubblicata ma ancora inedita? Il dizionario Treccani definisce l’aggettivo "inedito“ in questi termini: ”non edito, cioè non ancora pubblicato, non divulgato per mezzo della stampa“. Un’opera non può essere ”sostanzialmente inedita": o è inedita, o non lo è. E il solo fatto che alla croce del Vittoriale fosse dedicata una scheda nel catalogo della mostra Giotto e il suo tempo (essendone stato Sgarbi il curatore, si suppone sia a conoscenza della cosa) è sufficiente a far decadere la condizione di “inedito”.

Procedendo nella lettura dell’articolo, Sgarbi ci regala un’altra perla: il critico infatti sostiene che “la letteratura critica non si è occupata della croce”. Non è affatto vero: oltre al già citato Mellini, della croce hanno parlato, tra gli altri, Luca Mor in un saggio del 2003, Valerio Terraroli in un volume del 2001 interamente dedicato al Vittoriale, nel quale la piccola croce è detta di scuola emiliano-padovana, e soprattutto Miklos Boskovits nella nuova edizione del Corpus of Florentine painting, iniziato da Richard Offner, in cui l’opera viene attribuita a Jacopo del Casentino (siamo sempre nel 2001). Merita un particolare approfondimento l’ipotesi di Boskovits, perché oltremodo interessante. Nel Corpus of Florentine painting, la croce del Vittoriale viene messa a confronto con due piccoli crocifissi attribuiti a Bernardo Daddi, uno dei quali attualmente conservato presso la National Gallery of Victoria di Melbourne, in Australia: tra le due opere ci sono fortissime affinità, tanto che Boskovits le considera gemelle, nonché prova tangibile dei contatti tra Bernardo Daddi e Jacopo del Casentino. Ambedue le croci trarrebbero ispirazione, per via della posa e della figura magra e allungata di Cristo, dall’illustre precedente del Crocifisso di Padova, capolavoro di Giotto proveniente dalla Cappella degli Scrovegni e oggi conservato presso i Musei Civici agli Eremitani di Padova. Per fortuna, anche Sgarbi si è reso conto del legame con la croce del grande pittore toscano.

Croce del Vittoriale e croce di Bernardo Daddi
La Croce del Vittoriale (a sinistra) e la croce attribuita a Bernardo Daddi conservata alla National Gallery of Victoria

Tuttavia, prima di terminare il pezzo, Sgarbi ci offre un’ulteriore gemma del suo italiano: “l’azzardo dell’attribuzione a Giotto è ovviamente rischioso”. Beh, per definizione di dizionario il termine “azzardo” ha il significato di “pericolo, rischio”: dunque, al di fuori di eventuali poetici ossimori, sarà parecchio difficile trovare un “azzardo tranquillo” o un “azzardo prudente”. Semmai, l’aggettivo “rischioso”, riferito a un azzardo, può essere utilizzato solo se in comparazione con un altro azzardo, dove uno dei due è più rischioso dell’altro. E qui si rileva un azzardo ben più rischioso dell’attribuzione a Giotto della croce astile del Vittoriale: è infatti un grosso azzardo consentire che su un settimanale di larga diffusione come Sette si possano pubblicare articoli che appaiono poco ponderati sia nella forma che nel contenuto, e che divulgano a una vasta platea informazioni errate, come quella secondo la quale la letteratura critica non si sarebbe occupata della croce. La pericolosità di tale azzardo è lampante se pensiamo che i lettori di Sette sono in gran parte persone che non dispongono degli strumenti idonei per capire se ciò che dice Sgarbi abbia o meno un fondamento. Dunque, a Sgarbi, rivolgiamo un invito a diffondere informazioni corrette. Oppure, più semplicemente, se davvero è all’oscuro di quanto sopra esposto, un invito a studiare.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Ale De Melville in data 22/09/2015, 10:32:41

Sgarbi brilla sempre per simpatia (e iconoclastia); insomma una voce fuori dal caro ma...attenteia non sottovalutarlo ! A me piace cosi'. Ale De Melville



2. Roberto Ansaldi in data 25/09/2015, 16:49:19

La rubrica di Sgarbi su "Sette" è preziosa per le innumerevoli "rivelazioni"che non necessariamente sono "scoperte", come lui stesso ha chiarito.
Che un'opera sia "sostanzialmente inedita" vuole evidentemente dire che è quasi universalmente sconosciuta, e che può essere "rivelata" anche una seconda volta proprio su un giornale di alta divulgazione, a commento di una mostra che la ignora. Sgarbi dice questo in una lingua irreprensibile, sottoposta a critiche insensate, come il riferimento all' "eccessiva parsimonia" nell'uso delle virgole. Ancora: l'indicativo presente per un ritrovamento prescinde dal momento in cui esso è avvenuto. Ma e'inutile cercare di spiegarlo a chi non è in grado di capire quanto possa essere "rischioso"un azzardo, ( in letteratura la locuzione è contemplata in numerosi precedenti, fra i quali le "Considerazioni sul nuovo sinodo di Pistoja"di Giuseppe Maria Isotta, del 1790: si documenti il Giannini); e quanto sia logico e sottile che Sgarbi oggi non citi il Boskovits 2001 che non cita lo Sgarbi 2000. In conclusione, difficile essere più ponderati di Sgarbi, sia nella forma sia (non "che") nel contenuto.

Roberto Ansaldi



3. Landi Franca in data 25/09/2015, 16:51:03

Non ho riscontrato alcun errore nell'articolo di Sgarbi sulla croce giottesca del Vittoriale, mentre è indubbio ( e non opinione di Sgarbi,nonostante le faziose riflessioni del Giannini)che l'uso della lingua italiana ,da parte dei cattedratici denunciati da Sgarbi, sia "spericolato". Formule come : "massacrare ogni legame" o "assistere alla spirale" sono errori che non hanno nulla di "brillante".



4. Federico Giannini in data 27/09/2015, 14:45:56

Roberto/Franca, apprezzo con viva sincerità il suo/vostro tentativo di difendere a tutti i costi Sgarbi, ma su questo sito web si fa divulgazione in modo serio. Al netto, chiaramente, dell'ironia sull'uso dell'italiano: ma che fosse tutto ironico probabilmente s'era compreso.



5. Emilia Sonni Dolce in data 15/10/2015, 11:50:01

Sono un'appassionata di arte, e non solo figurativa, e nego che chi dà prova continua di volgarità e aggressività gratuita nei confronti di altre persone possa capire che cosa veramente l'arte è. La sua potrà essere erudizione, ma conoscenza proprio no.



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