Per Gian Antonio Stella, la mostra di Sgarbi per Eataly è bellissima: siamo noi che non ci arriviamo?


Secondo Gian Antonio Stella, la mostra di Sgarbi per Eataly a Expo sarebbe 'bellissima': beh, forse siamo noi che non capiamo... :-)

Faccio una doverosa premessa: nutro una grande stima nei confronti di Gian Antonio Stella. Leggo spesso i suoi articoli e ho letto anche alcuni suoi libri: apprezzo il suo stile asciutto, le sue punte d’ironia, il suo grande equilibrio. E anche questa volta, leggendo il suo articolo pubblicato sul Corriere del 21 maggio, a proposito della mostra di Sgarbi per Eataly all’Expo, pensavo che stesse ironizzando su questa ennesima operazione di dubbia utilità nonché di più che dubbio gusto. O almeno, l’attacco dell’articolo lasciava buone speranze.

Ma voglio comunque convincermi che Stella stesse scherzando anche quando diceva che “Sgarbi è riuscito sul serio a metter su una mostra all’Expo che si annuncia bellissima e unica”. O quando diceva che “per vedere tutte quelle opere esposte nello spazio di Eataly c’è una sola alternativa: prendere un paio di anni sabbatici e girare l’Italia a tappeto, di città in città e di borgo in borgo” (per tante altre mostre non funziona allo stesso modo? Che argomentazione è?). E pensavo che si stesse davvero prendendo gioco di noi quando citava Roberto Longhi per dare una parvenza di legittimità alle deliranti farneticazioni sulla “biodiversità dell’arte” di cui si blatera da giorni.

Ma può anche esistere una seconda via: evidentemente, quando il sottoscritto temeva che i risultati di un’unione tra Sgarbi e Farinetti sarebbero stati a dir poco imbarazzanti, si sbagliava di grosso. E nello stesso errore, probabilmente, sono caduti anche Tomaso Montanari su Repubblica, o Lorenzo Carletti e Cristiano Giometti su Pagina Q. Con ogni probabilità, siamo tutti troppo prevenuti e troppo ignoranti per comprendere quel gran capolavoro di gusto, eleganza e scientificità che è la mostra di Sgarbi per Eataly.

Sì, è probabile che Sgarbi sia un grande innovatore e che abbia rivoluzionato (ovviamente in meglio) il concetto di mostra. E ad aiutare a comprendere quanto sia innovativa e raffinata la sua esposizione ci ha pensato Luca Zuccala mettendo a disposizione di tutti le immagini della rassegna, su Artslife, corredandole di opportuna recensione. Negativa, ovviamente: sarà che anche Luca abbia frainteso il genio sgarbifarinettiano?

L'ingresso della mostra di Sgarbi per Eataly a Expo
L’ingresso della mostra di Sgarbi per Eataly a Expo. Foto di Luca Zuccala per Artslife

Guardiamo l’ingresso della mostra: pensavo che la Madonna robbiana fosse sconsolata per essere stata posta a osservare, povera lei, quella specie di tappeto che richiama le grafiche dei grembiuli in vendita nelle bancarelle di souvenir delle principali città percorse dagli itinerari del turismo di massa e che celebra un po’ tutte le migliori specificità del belpaese. Lamento solo la mancanza di un mandolino, che sarebbe stato bene assieme alla forchetta con gli spaghetti: ma devo dire che l’assenza è stata opportunamente colmata con un cannolo siciliano che insidia le nobili terga del David di Michelangelo. E invece no: la Madonna robbiana è semplicemente stupefatta per l’eleganza del capolavoro. Addirittura, Puglia e Calabria indossano scarpe rosse col tacco: come non lasciarsi trasportare da questo immane tocco (o forse... tacco) di classe?

Allo stesso modo, i dipinti appesi rasoterra (se non posti direttamente sul pavimento) probabilmente sono un invito a meglio riflettere sul significato delle opere. Del resto, vedere un dipinto seicentesco chinandosi richiede più impegno e più fatica che vederlo con una postura corretta: quindi, tocca per forza essere motivati! I pannelli con le gigantografie di Sgarbi (e dei suoi libri) sono invece un mezzo per diffondere la storia dell’arte, con una nuova concezione: quella del curatore-rockstar, che deve riempire le sale delle mostre con le proprie gigantografie, onde forse invogliare il visitatore ad acquistare le sue numerose fatiche letterarie, e a farsi una gran cultura di storia dell’arte! E che dire infine dei criteri di scientificità? Tutta roba superata! Ora le opere si affastellano così, sans façon: Madonne rinascimentali con tele contemporanee, dipinti caravaggisti con centrini di pizzo, paesaggi ottocenteschi con galletti di stoffa. Se proprio ci dev’essere un legame che tenga uniti i pezzi esposti, che almeno sia labile: per esempio, basta accatastare insieme opere prodotte entro i confini amministrativi delle venti regioni italiane.

Insomma: se tutto questo è innovazione, eleganza, gusto, originalità e modernità, allora il sottoscritto, gli storici dell’arte e i giornalisti che hanno stroncato senza mezzi termini la mostra, oltre a un numero imprecisato (e parecchio cospicuo) di appassionati che non hanno risparmiato critiche, devono tutti tornare sui banchi di scuola. O aggiornarsi, evidentemente. Se invece ci è concesso il beneficio del dubbio, vorrei fare un invito personale, a nome della redazione di Finestre sull’Arte (che poi è composta da due persone) a Gian Antonio Stella: venga con noi a visitare una mostra, lasciando però a noi la scelta dell’esposizione a cui recarci. Scommettiamo che, dopo la visita, sarà propenso a rivedere il suo giudizio sull’operazione di Sgarbi e Farinetti per Expo?


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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1. Car in data 30/05/2015, 00:08:12

La presenza del mandolino è delicatamente suggerita dalla metafora delle citate nobili terga. Sai com'è, noblesse oblige!



2. Silvana Pignataro in data 30/05/2015, 23:59:42

I Della Robbia erano ammirati da Leonardo.....lo sa Sgarbi? L'arroganza concessagli non detta alcuna verità...!e uccide il rispetto!



3. Maria Teresa Filieri in data 31/05/2015, 18:00:27

La mostra è vergognosa e mi meraviglio di Stella



4. Cristina in data 31/05/2015, 19:08:59

Devo ammettere che le cromie assordanti e i disegni fumetto style sono un elemento distonico e invadente sulle opere d'arte. Ho sempre pensato che al di là delle empatie personali sulla persona Sgarbi e non dico personaggio altrimenti svuoterei un sacco prorompente di critice e quant'altro, ami molto mettersi in mostra e non offrire i capolavori artistici alla vista del pubblico con gioia, amore, e giusta disposizione didascalica



5. Peppe in data 20/06/2015, 09:48:08

Non credo sia una sorpresa trovarsi ad una mostra allestita da Sgarbi e rendersi conto che qualcosa non torna. L'arte mostra innumerevoli sfacettature, alcune delle quali in grado di uscire dagli schemi; ma qui dovremmo allargare oltremodo il discorso. Questo, però, non significa travalicare un "ordine naturale delle cose", e anche in ambito artistico è necessario distinguere in maniera marcata una logica che è temporale, estetica e infine di comprensione. Se avete sentito parlare Sgarbi o avete letto quello che scrive non vi sfuggirà la "capacità" di saltare da un tema all'altro in una sommatoria di elementi realizzando un calderone di confusione e smarrimento di chi ascolta o legge. Facile prevedere tutto il resto.



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