Sei anni di Caffaz all'Accademia di Belle Arti di Carrara: risultati pochissimi, punti interrogativi molti


Sta per concludersi il mandato di Simone Caffaz come presidente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. Un'analisi dei sei anni trascorsi.

Recita l’articolo 11, comma 2, dello Statuto dell’Accademia di Belle Arti di Carrara: “il Presidente è nominato dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università, e della Ricerca [...] sulla base di una designazione ufficiale effettuata dal consiglio accademico entro una terna di soggetti di alta qualificazione manageriale e professionale proposta dallo stesso Ministro”. Ciò significa che chi diventa Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, deve avere una carriera professionale di alto livello, nonché comprovate ed elevate doti di gestione. Un po’ come avviene in pressoché tutte le Accademie di Belle Arti italiane. A Firenze, per esempio, il presidente è Luciano Modica, insigne accademico, normalista, nonché ex rettore dell’Università di Pisa. A Roma hanno Roberto Grossi, presidente e segretario di Federculture (e di recente in questa veste è stato anche a Carrara), ed ex direttore dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con una lunga esperienza nella gestione di istituti della cultura. A Carrara, siccome vogliamo distinguerci, abbiamo scelto Simone Caffaz, autore di Luna Caput Mundi, direttore dell’emittente televisiva TTNews24 ed ex consigliere comunale.

Bene: vuole la fortuna (da intendersi, onde evitare malignità, nella latina accezione di “sorte”, “fato”) che il secondo triennio consecutivo di Caffaz alla presidenza dell’Accademia di Belle Arti di Carrara si stia avviando verso la conclusione, e che il suo mandato non possa più essere rinnovato. L’occasione è propizia per ripercorrere ciò che Caffaz ha fatto (qualcuno direbbe: "non ha fatto") durante i sei anni in cui le sue membra si sono posate sulla poltrona di Presidente dell’illustre istituto della nostra città. Questa fulgida storia ha inizio nel 2009, quando Caffaz è inserito nella terna dei candidati alla presidenza assieme a Gualtiero Vanelli e Nando Dalla Chiesa, che con Caffaz condividono un certo deficit in fatto di qualificazioni manageriali, nonché la comprovata estraneità al mondo dell’arte. A meno che non si voglia fare una lieve eccezione per Vanelli, rampollo di una famiglia d’imprenditori del marmo, per il quale l’arte diventerà, nel corso degli anni, un simpatico divertissement chic. Il momento è, tuttavia, favorevole a Caffaz: due anni prima, il nostro era uscito sconfitto al primo turno alle elezioni comunali di Carrara, a cui concorse da candidato a sindaco per una coalizione formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC, Lega Nord e alcune liste civiche. Malgrado la sconfitta, Caffaz riesce a diventare consigliere comunale.

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Palazzo Cybo-Malaspina, sede dell’Accademia di Belle Arti di Carrara

Al posto giusto, e nel momento giusto, avranno pensato in tanti nell’aprile del 2009, mese dell’assegnazione dell’incarico all’Accademia: il capo del partito di Caffaz, Silvio Berlusconi, è il Presidente del Consiglio in carica. Il factotum di Forza Italia nonché main sponsor, secondo i più, di Caffaz (Denis Verdini) sta vivendo, ahinoi, momenti di gloria. Infine, il Ministro dell’Istruzione, che sarà responsabile della ratifica della nomina di Caffaz come Presidente, è uno dei peggiori mai visti nella storia repubblicana: Mariastella Gelmini. La nomina di Caffaz è dunque scontata e infatti arriva puntuale. Subito dopo la nomina, Simone Caffaz ci strabilia con una sua dichiarazione: "sarò un presidente per Carrara". Beh, sarebbe parso piuttosto strano immaginarsi un presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara per Bolzano o per Imperia.

Tuttavia, all’indomani della nomina, risultava fin troppo scontato pensare che la vita per Caffaz sarebbe stata parecchio difficile. Inesperto, senza particolari cognizioni in fatto d’arte (né, chiaramente, in fatto di management di istituzioni), osteggiato da gran parte di una città di tradizioni anarchiche, e dove la destra non ha mai avuto grosse chance di emergere, e ovviamente inviso a moltissimi dei suoi stessi studenti, che non vedono di buon occhio quello che a tutti appare come l’ennesimo prodotto della lottizzazione, Caffaz fa di tutto per non smentire i suoi avversari. Si inizia con la pirotecnia: “Subito una gipsoteca”. È la prima dichiarazione sull’Accademia, nonché la prima promessa avanzata da un ruggente Caffaz il 30 aprile del 2009. Superfluo ricordare come a Carrara, alla data di oggi 25 marzo 2015, di una gipsoteca non ci sia neppure l’ombra.

Mentre Caffaz è preso dal fare promesse che non riuscirà mai a mantenere, arrivano le prime grane: a Pietrasanta viene fondato il Centro d’Arti Visive, una scuola di alta formazione post-laurea nel campo, appunto, delle arti visive, un’iniziativa unica in Italia, nata proprio in seno all’Accademia. Si trattava, in pratica, dell’evoluzione di un corso di specializzazione dell’Accademia dislocato a Pietrasanta. La reazione iniziale di Caffaz pare essere un misto tra delusione e disapprovazione: il presidente teme il crearsi di una accademia privata che si ponga in un contesto di “concorrenza” (diciamo così) rispetto all’istituto carrarese. Timori infondati, dacché era chiaro fin dal principio che Accademia e CAV sarebbero stati due entità ben distinte: e infatti, poco tempo dopo, i sindaci di Carrara e Pietrasanta firmano un protocollo d’intesa che prevede che l’Accademia di Carrara deciderà la didattica e rilascerà i titoli post universitari, mentre Pietrasanta avrà, a gestire il Centro, una Fondazione che si occuperà anche di eventi culturali. L’idillio dura appena quattro anni: un mancato accordo su alcune nomine innesca una nuova lite tra Carrara e Pietrasanta, che porta al conseguente divorzio. C’è da domandarsi se, con un organigramma più forte in quel di Carrara, le cose sarebbero andate diversamente, e a Pietrasanta si sarebbe creato un centro altamente efficiente, di supporto all’Accademia carrarese, e privo delle mai sopite bramosie d’indipendenza. Ma tocca prender atto della realtà.

Si torna quindi a discutere della pluridecennale storia dei gessi dell’Accademia: idea di Caffaz è quella di creare un polo museale cittadino lungo l’asse Accademia-San Francesco, e di spostare l’arte contemporanea, attualmente al Centro d’Arti Plastiche allestito nell’ex convento di San Francesco, al Parco della Padula. Manco a dirlo, questo progetto non vedrà mai la realizzazione: anzi, il principale parco del centro cittadino è andato incontro, negli anni, a un inesorabile degrado. Certo, il degrado non è colpa di Caffaz, dato che la gestione della Padula è di (in)competenza comunale, ma se la sua idea era quella di spostare l’arte contemporanea alla Padula, probabilmente avrebbe dovuto spender qualche parolina in più per fermare la rovina del parco cittadino. Difficile, altrimenti, immaginarsi opere di Basaldella, Galliani, Dunchi e altri in mezzo ad arbusti incolti e deiezioni non meglio specificate.

Altra costante del mandato di Caffaz sarà la cronica mancanza di fondi che fin dal 2010 avrebbe accompagnato la sua presidenza, fino a farlo arrivare a dire, nel 2013, che l’Accademia è al lumicino, perché i finanziamenti che arrivano per mantenerla sono troppo pochi. Il trend, tuttavia, non si inverte: stando alle ultime dichiarazioni di Caffaz, fatte dal lui stesso al sottoscritto in una discussione su Facebook, all’epoca della sua nomina a Presidente, l’Accademia riceveva dagli enti pubblici finanziamenti per 600.000 euro (l’anno, immagino), ridottisi a 100.000 euro che vanno ad alimentare (ed è proprio il caso di dirlo, data la destinazione) i riscaldamenti delle strutture. In sei anni una riduzione di più dell’80%: spettacolare risultato!

E così, tra annunci eclantanti (" entro un anno l’Accademia si impegna a restaurare tutti i gessi di Canova e ad esporli all’interno di palazzo del Principe“) e mirabolanti promesse (”in due anni gipsoteca completa"), il nostro Caffaz che non disprezza, tra un TG a TTNews24 e l’inaugurazione dell’ennesima mostra scadente, il bene effimero della bellezza, riempie spazi sui giornali locali con il suo commento circa l’ingresso in Accademia di una ex pornoattrice, in qualità di studentessa. A Carrara c’è chi dice che sia questo il suo più grande risultato da Presidente dell’Accademia, ma noi siamo sicuri si tratti di mere malignità... !

Accolta a braccia aperte la nuova studentessa, c’è ancora il problema-gessi da risolvere. Mancano infatti i fondi (che strano) per finanziare i restauri dei pezzi della collezione dell’Accademia. Nessun problema: ci pensa Caffaz a trovare gli sponsor! Con l’iniziativa Adotta un gesso, che dovrebbe convincere gli imprenditori locali a investire nel restauro. Lascio al lettore l’ingrato compito di indovinare se l’iniziativa sia mai partita. I restauri comunque iniziano. O meglio... potremmo dire che ri-iniziano, dato che diversi restauri erano partiti ben prima che Caffaz diventasse presidente: già dagli anni ’80, come scrive Claudio Casini della Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara in un saggio nel volume L’Accademia di Belle Arti di Carrara e il suo patrimonio, recentemente pubblicato, i restauri di alcune opere delle raccolte dell’Accademia avevano preso il via. E comunque, la campagna di restauro prosegue: e quella che dovrebbe essere normale amministrazione viene fatta passare, in pieno stile carrarese, per un grande risultato. L’attuale presidente non ha fatto altro che compiere il suo dovere continuando ciò che era cominciato da tempo. Magari imprimendo una certa velocità, ancorché da commisurare ai ritmi carraresi: della gipsoteca si parla sin da quando il sottoscritto ha memoria.

Dunque: del fatto che l’Accademia abbia divorziato dal CAV di Pietrasanta, si è detto. Del fatto che i fondi pubblici garantiti all’Accademia siano scesi dell’80% dalla nomina di Caffaz a oggi, si è detto. Del fatto che la gipsoteca, malgrado le promesse, non sia mai partita (e, anzi, il progetto per una collocazione dei gessi, molti dei quali freschi di restauro, è ancora lontanissimo), si è detto. Si è fatto un cenno alle mostre che di certo non passeranno alla storia e non lasceranno il segno. Della riconferma di Caffaz alla presidenza nel 2012 non si è detto, ma dato che la terna era ancora più debole di quella del 2009, è meglio sorvolare. Insomma, quali sono stati i risultati positivi della presidenza di Caffaz? Nel marzo del 2013 il Tirreno titolava: "Boom di iscritti" all’Accademia, e tre mesi dopo Caffaz gongolava, sempre sulle pagine del Tirreno, dicendo: “da quando sono in carica, le iscrizioni sono aumentate del 20%, in controtendenza rispetto a tutte le accademie italiane”. Sonore e solenni panzane, e per smascherarle basta dare un’occhiata al sito dell’Ufficio Statistica del Ministero dell’Istruzione. E si scoprirà che, tra l’anno accademico 2008/2009 e l’anno accademico 2012/2013, tutte le Accademie di Belle Arti d’Italia tranne sei (Bologna, Catanzaro, Firenze, Foggia, L’Aquila, Reggio Calabria) hanno registrato aumenti di iscritti: l’esatto contrario di ciò che andava affermando Caffaz. Anzi: confrontando il risultato di Carrara con quello delle altre Accademie, si scopre anche che trattavasi di aumento tutt’altro che eclatante. Alcuni esempi? Brera è passata dai 2.803 iscritti del 2008/2009 ai 3.863 del 2012/2013 (+37,82%). Roma dai 1.342 ai 1.982 (+47,69%). Vogliamo prendere Accademie dalle dimensioni comparabili a quelle dell’istituto carrarese? Frosinone è passata dai 455 ai 615 (+35,16%) e Urbino dai 369 ai 473 (+28,18%). Persino l’Accademia di Macerata, che rispetto a quella di Carrara ha una storia di duecento anni più recente, ha ottenuto un risultato migliore: da 673 iscritti a 845 (+25,56%), contro Carrara che è passata da 566 a 660 (+16,61%: oltretutto Caffaz, sul Tirreno, ha gonfiato il risultato di quasi quattro punti percentuali). Insomma: l’Accademia di Carrara si è inserita in una tendenza, e anche in questo caso un risultato buono, ma comunque modesto se comparato a ciò che avveniva nel resto d’Italia, è stato presentato sulla stampa, perdipiù falsamente, come un caso unico in tutta la penisola (Caffaz avrebbe corretto il tiro, parlando di un risultato “in linea con i trend delle grandi Accademie”, solamente l’anno successivo).

In definitiva, ricorderemo Simone Caffaz per i suoi libelli dal sapor di Wikipedia, per le sue napoleoniche vicissitudini contrattuali che tanto buonumore han suscitato a Carrara, per gli screzi facebookiani con i cittadini che continuano imperterriti a rinfacciargli le sue precedenti militanze politiche. Di certo, non lo ricorderemo né per aver dato seguito alle sue promesse, né per aver ostacolato il continuo calo dei finanziamenti pubblici all’Accademia, né per una programmazione culturale all’altezza dell’istituto che ha presieduto, né per aver instaurato un dialogo proficuo con la città. Per questi obiettivi, confidiamo nel successore. E in chi dovrà sceglierlo.


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Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left. Seguimi su Twitter:

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