Il vero Guidoriccio da Fogliano

Questo speciale rappresenta una sintesi dell'incontro tra Federico, Ilaria e Ambra e il grande studioso americano Gordon Moran, che ha dedicato gran parte della sua carriera all'affresco noto come “Guidoriccio da Fogliano”, che si trova a Siena, all'interno di Palazzo Pubblico, nella Sala del Mappamondo: il luogo dove, nel mese di aprile, si è svolto il nostro incontro e dove Gordon Moran, alla presenza nostra e di molti studenti della Syracuse University in trasferta in Toscana, ha fatto il punto su oltre trent'anni di dibattiti sull'attribuzione dell'affresco, tradizionalmente ritenuto opera di Simone Martini. Ma Gordon Moran dal 1980 va sostenendo che quell'affresco non può essere opera di Simone Martini. Noi siamo d'accordo con lui, e con questo pezzo scritto da Federico e Ambra e tradotto in inglese da Ilaria vi spieghiamo il perché, augurandoci che Finestre sull'Arte possa contribuire a far circolare il più possibile le tesi di Gordon Moran anche in Italia.

Nota: tutti i termini evidenziati nel testo sono cliccabili e rimandano a immagini presenti su siti esterni.

Gentile, simpatico e affabile. Questa è stata l'impressione che ci ha coinvolti quando la nostra mano stringeva quella del critico d'arte Gordon Moran per sancire il primo incontro, un incontro veramente speciale, in una delle più belle città d'Italia: Siena. E proprio lì, nel cuore di Piazza del Campo, all'interno dello storico Palazzo Pubblico, ci attendeva il grande studioso americano, per la precisione al centro della Sala del Mappamondo e davanti al celeberrimo Guidoriccio da Fogliano, a cui Gordon Moran ha dedicato più di trent'anni di studi e di lotte. Qui, allo scoccare esatto dei rintocchi del campanile del vicino Duomo, ha iniziato a descriverci l'affresco di Guidoriccio da Fogliano collocato di fronte la bellissima Maestà di Simone Martini.

Bella, delicata e affascinante ci appare la Madonna seduta con in braccio il suo Bambino, coperta da un ampio e fastoso baldacchino dove i nostri occhi si posano estasiati dalla precisa mano di Simone Martini. Uno dei più grandi capolavori dell'arte medievale, uno dei più grandi capolavori di sempre. Difficile invece è chiamare “capolavoro” l'affresco che decora il muro opposto: la sensazione che si prova osservando la Maestà davvero non si evince quando il nostro sguardo attraversa la sala per osservare quel condottiero dell'esercito senese a cavallo, pronto a conquistare Montemassi e Sassoforte, evento sancito dalla presenza di una data, il 1328, collocata nella parte bassa della cornice. No, quel Guidoriccio non è affatto un capolavoro, anzi: si fatica a pensare che un genio come Simone Martini abbia realizzato un affresco di qualità e di raffinatezza così lontane rispetto a quelle della Maestà.

Una differenza stilistica ed esecutiva tra i due affreschi che risulta palese. Eppure i critici hanno sempre attribuito, senza neanche mai porsi troppi problemi, entrambi gli affreschi a Simone Martini, e i libri di storia dell'arte, che mai si sono riservati il benché minimo dubbio su tale attribuzione, ci hanno sempre confermato questa visione. Tutti abbiamo letto del “Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini”, e tuttalpiù, su qualche libro più recente, i redattori hanno liquidato il dibattito sull'attribuzione, sorto “ufficialmente” a partire dal 1980, dicendo semplicemente che qualcuno, negli ultimi tempi, aveva messo in dubbio l'attribuzione dell'affresco a Simone Martini. E allora, com'è possibile che una mano così delicata come quella che in tempi remoti riuscì a realizzare la Maestà avesse compiuto anche quel grossolano Guidoriccio?

Le parole di Moran, calme e pausate, raccontano che le sue perplessità, nutrite già dal 1977, riguardanti l'attribuzione del Guidoriccio a Simone Martini, trovarono un forte appoggio nel 1980, anno veramente fortunato per lo studioso: è a questa data infatti che risale la scoperta di un ulteriore affresco di altissima qualità, che si può adesso ammirare sotto al dipinto che raffigura il condottiero e che è collocato proprio nello spazio in cui, in tempi più recenti rispetto a quelli della sua realizzazione, fu apposto un mappamondo ruotante, costruito in tela o pergamena e raffigurante le terre conosciute.

L'affresco che fu scoperto nel 1980 a seguito di alcuni restauri condotti sul Guidoriccio, raffigura un personaggio che si presenta in vesti civili ma ha in mano una spada e un'altra figura, simile a un castellano in atteggiamento di resa, identificata nel conte Aldobrandeschi che, dopo la conquista da parte di Guidoriccio del castello di Arcidosso, arrendendosi cedette anche Casteldelpiano: eventi entrambi accaduti nel 1331. Il castello raffigurato in questo affresco sarebbe proprio quello di Arcidosso, e lo possiamo notare dall'albero (una quercia) che appare su una delle torri: lo stesso castello, con lo stesso albero, sono da sempre simbolo del borgo e appaiono anche nello stemma della città di Arcidosso, in uso ancora oggi come emblema comunale.

La figura di colui che secondo Gordon Moran è il vero Guidoriccio, ovvero quella in possesso della spada, presenta segni di vernice blu oltre a graffi e sfregi arrecati con molta probabilità da sassi e bastoni. Perché questo? Sappiamo che Guidoriccio fu cacciato da Siena nel 1333 dopo essersi unito ai nemici della città: ecco il vero motivo per cui l'effige del vero Guidoriccio venne cancellata con vernice blu e si tentò di infliggergli colpi di bastone, per una sorta di damnatio memoriae (evento tutt'altro che raro a quei tempi) che fu completa quando al posto dell'affresco venuto alla luce nel 1980 fu collocato il mappamondo ruotante (a cui si devono i segni che si possono ora notare sull'affresco inferiore). Chiare e decise le parole di Gordon Moran: “Questo è il vero Guidoriccio!”. Convincente ipotesi, impossibile da smentire, poiché anche occhi meno esperti non avrebbero difficoltà nel trovare riscontri riguardo la sua affermazione, più che mai rafforzata dalle molteplici incongruenze che si palesano all'osservatore.

A cominciare dalla tecnica di realizzazione. Se si osserva la Maestà, si può facilmente notare che molte porzioni delle vesti dei personaggi sono particolarmente deteriorate: questo perché non sono state eseguite con la tecnica del “buon fresco”, ma sono state eseguite a secco. E Gordon Moran si riferisce simpaticamente alla Maestà come al “Dry Martini” (dall'inglese “dry”, che significa proprio “secco”)! Viceversa, il Guidoriccio è stato realizzato a buon fresco, peraltro con giornate che ricoprono spazi piuttosto ampi. E, per continuare il paragone con l'aperitivo, Moran chiama il Guidoriccio superiore “Martini on the rocks” (visto che comunque la scena è ambientata in un paesaggio roccioso)* (nota 1) e l'affresco scoperto nel 1980 “Absolute Martini” o “Martini with a twist”: “twist” in inglese può significare anche “colpo di scena”, e di sicuro la scoperta del dipinto è stata un vero colpo di scena per la storia dell'arte. E poi una curiosità: Giorgio Vasari, nelle sue Vite (e per la precisione nella sezione dedicata a Simone Martini), si sofferma sulla Maestà ma non fa alcun riferimento al Guidoriccio.

Si continua poi con quella data, 1328 scritta in numeri romani, che si trova proprio sotto il cavallo montato dal condottiero. È vero che Montemassi fu conquistata nel 1328, ma è anche vero, come si è accennato prima, che Arcidosso e Casteldelpiano si arresero a Guidoriccio nel 1331, e dal momento che c'è un punto in cui l'affresco superiore copre quello inferiore, risulta impossibile che l'affresco da sempre attribuito a Simone Martini, quello con il Guidoriccio a cavallo, sia stato realizzato in precedenza (è del tutto scontato il fatto che un affresco più antico non possa coprirne uno più recente). Ecco un'altra grande incongruenza quindi: si può facilmente notare come la torre del castello di Arcidosso sembra mancare della sommità, sembra proprio tagliata sul punto più alto. È questo il punto in cui l'affresco venuto alla luce nel 1980 è coperto da quello tradizionalmente attribuito a Simone.

Su un punto tutti gli studiosi sono d'accordo: la data è stata aggiunta successivamente, anche perché i caratteri con cui è stata realizzata appartengono a epoche posteriori, e per di più alcuni dei caratteri centrali (MCCC) presentano una colorazione diversa da quella degli altri: segno che ci sono state abrasioni e conseguenti riscritture. E anche perché dai documenti risulta che Simone Martini fu incaricato di eseguire la raffigurazione della conquista di Montemassi e di Sassoforte solo nel 1330 (e gli stessi documenti testimoniano che il pittore ricevette il pagamento per la realizzazione dei castelli di Arcidosso e Casteldelpiano nel 1331). Il progetto era infatti quello di realizzare un ciclo che raffigurasse tutti i castelli conquistati dalla Repubblica di Siena.

Anche alla luce di questi particolari, secondo l'ipotesi di Moran il cavaliere dell'illustre affresco, cioè il personaggio che si è creduto di individuare per secoli nel condottiero Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, sarebbe stato eseguito con molta probabilità intorno al 1400 da mani inesperte a cui ancora risulta difficile dare un nome, allo stato attuale della discussione. Ecco perché “Absolute Martini”: proprio perché il vero Guidoriccio sarebbe quello sfregiato** (nota 2). E le stesse mani inesperte avrebbero raffigurato, nella parte destra del falso Guidoriccio, i bizzarri pergolati d'uva che si vedono fra le tende dell'accampamento, cadendo in un grave errore: questo perché alcune fonti ci affermano che il condottiero era fornito di vinea, una macchina da guerra che fu inventata dagli antichi romani e che veniva adoperata durante gli assedi, ma non certo di vigneti (il termine vinea in latino ha infatti tale doppio significato).

E sempre un errore in fatto di architettura militare si ha nella rappresentazione del “battifolle”, che sempre secondo le cronache fu adoperato durante l'assedio: all'epoca di Guidoriccio per “battifolle” si intendeva una costruzione in legno realizzata per scopi di avvistamento e di difesa, mentre successivamente il termine passò a indicare un'opera di fortificazione in muratura. E chi ha dipinto l'affresco ha dipinto il battifolle come un castello: è quello che si nota alle spalle del condottiero a cavallo.

E in più, anche il castello collocato a sinistra nell'affresco sovrastante quello scoperto dai restauri (il castello di Montemassi) presenta caratteristiche architettoniche che non appartengono all'epoca di Guidoriccio. Inoltre, l'immagine di Guidoriccio sembra riprendere uno dei monumenti equestri dedicati ai condottieri, che però prima del 1400 erano sconosciuti, e volendo si può anche aggiungere che la tecnica delle giornate molto ampie, a cui si è accennato prima, non era tipica della pittura del Trecento, ma di epoche posteriori.

Ma in sostanza, a chi apparterrebbe quindi il “Martini on the rocks”, il Guidoriccio “tradizionale”, quello che per molti anni si pensava fosse stato realizzato da Simone Martini ma che, alla luce delle nuove scoperte, non è più possibile attribuire al grande pittore? Gordon Moran ha avanzato, benché molto cautamente, un primo nome... o meglio due primi nomi: Domenico e Francesco di Andrea, due semisconosciuti artisti della metà del Quattrocento. Questo perché esistono alcuni disegni, risalenti proprio alla metà del quindicesimo secolo, che raffigurano l'opera e alcuni dei suoi particolari, il tutto completo di misurazioni, quasi come se fosse un disegno preparatorio*** (nota 3).

Molte altre sarebbero le incongruenze da elencare, sulle quali Moran ci ha fatto riflettere con la sua profonda passione e caparbietà aprendo la nostra mente a orizzonti molto più vasti e liberi. Ed è proprio tale libertà di pensiero presente in tutti noi, ma molto spesso offuscata e limitata, che riuscirebbe a rompere le catene che ci fanno rimanere ancora oggi legati ad antiche e spesso erronee attribuzioni artistiche.

Federico Diamanti Giannini – Ambra Grieco
Traduzione in inglese di Ilaria Baratta
04.05.2011

Note - aggiunte in data 06.05.2011

1. Molto spesso, in America e nei paesi di area anglosassone, il Martini viene servito, come in Italia, senza ghiaccio. Come risaputo, il Martini con il ghiaccio è detto “Martini on the rocks”, con i cubi di ghiaccio paragonati a “rocce”. Ma l'espressione “on the rocks” in inglese si riferisce anche a qualcosa che fallisce o che viene distrutto. Per esempio, di un'azienda che fallisce si dice che è “on the rocks”. Se una squadra, di un qualsiasi sport, viene sciolta, si dice che è “on the rocks”. Uno musical di Broadway costretto a chiudere dopo performance negative, magari per uno scarso interesse da parte del pubblico, è “on the rocks”. E così via: anche per questo motivo, dal momento che ci sono, secondo Gordon Moran, più di sessanta ragioni per dubitare della tradizionale attribuzione, l'affresco superiore è un “Martini on the rocks”!

2. Ma non solo. L'affresco scoperto nel 1980, che secondo Gordon Moran rappresenta, come detto, la resa di Arcidosso dipinta da Simone Martini, è stato per secoli coperto da uno strato di intonaco ed era così protetto da possibili danni causati da agenti atmosferici. Inoltre, come detto, l'affresco non è stato alterato nello stile a causa di restauri o ridipinture, e per questo potrebbe essere l'unico affresco stilisticamente puro di Simone Martini che esiste al giorno d'oggi.

3. Tali cautele sono dovute al fatto che i disegni, di proprietà dell'antiquario palermitano Giulio Torta, sono sì di grandissima importanza per il dibattito sull'attribuzione, ma alcune iscrizioni sembrano piuttosto enigmatiche. Gordon Moran ritiene che la figura a cavallo nell'affresco fu dipinta nel 1424 come parte della carta topografica della Repubblica di Siena, e che il ritratto equestre (quello che si ritiene essere l'immagine di Guidoriccio da Fogliano) sia un simbolo della potenza e del dominio di Siena, e solo in seguito si pensò che potesse essere il ritratto di Guidoriccio. I bozzetti di cui si è parlato sono stati datati da Giulio Torta agli anni Quaranta del Quattrocento, ma secondo Gordon Moran ci sono elementi anacronistici per quegli anni (come il tipo di architettura del “battifolle”, i punti neri sulla gualdrappa del cavallo e l'uniforme di Guidoriccio, che potrebbe addirittura essere posteriore al 1670, e altre cose ancora). Tuttavia tali disegni, con le loro numerose indicazioni, potrebbero apportare un nuovo importante contributo alla discussione, anche non implicando per forza la presenza di Domenico e Francesco d'Andrea.





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