di Redazione 22/10/2026
Categorie: Cinema, teatro e tv / Argomenti: Cinema
Gli italiani guardano in media 91 film all’anno, tra cinema, televisione e piattaforme a pagamento. La ricerca di Ergo Research per ANICA fotografa le abitudini del pubblico: i giovani trainano la frequentazione delle sale, mentre i film italiani trovano sui servizi pay un pubblico particolarmente ricettivo.
Il cinema resta una presenza costante nella vita degli italiani, ma il modo di guardare i film è sempre più vario: la sala cinematografica convive con la televisione e le piattaforme digitali. Il consumo audiovisivo attraversa tutte le fasce d’età. In media, ogni italiano guarda un film ogni quattro giorni, per un totale di 91 titoli all’anno. È uno dei dati che emergono dalla nuova edizione di Sala e salotto, la ricerca realizzata da Ergo Research per ANICA e presentata al MIA, a Palazzo Barberini a Roma, durante l’incontro Il consumo dei film in Italia. Il pubblico tra esperienza in sala e altri schermi.
Tra il 1° gennaio 2025 e il 30 giugno 2026, il numero di persone che si sono recate al cinema è tornato su livelli in linea con quelli precedenti alla pandemia, raggiungendo circa 30 milioni di individui. Il recupero del pubblico, tuttavia, non corrisponde a un aumento dei biglietti acquistati pro capite. A sostenere maggiormente la frequentazione delle sale sono soprattutto i giovani: la fascia tra i 15 e i 24 anni è infatti l’unica ad aver acquistato nel 2025 più biglietti rispetto al 2019. Il pubblico cinematografico si conferma così relativamente giovane, con un’età media di 36 anni.
La ricerca evidenzia, al contrario, un peso più contenuto degli spettatori sopra i 50 anni. Pur rappresentando circa la metà della popolazione italiana, questa fascia d’età costituisce il 39% del pubblico cinematografico e genera appena il 25% dei biglietti venduti.
Novantuno film all’anno tra sala, televisione e streaming
Se si considera il consumo cinematografico nel suo complesso, includendo tutti gli schermi e le diverse modalità di accesso, il quadro cambia. La passione per i film si rivela trasversale alle generazioni e alle tipologie di offerta: ogni persona guarda mediamente 91 film all’anno.
La visione in sala, pur rappresentando un’esperienza centrale per il cinema, incide per meno del 2% sul totale degli atti di visione. Il suo valore, però, non si esaurisce nel singolo biglietto: l’esperienza cinematografica può contribuire a valorizzare anche le successive occasioni di visione dello stesso film su altri schermi. La parte più consistente dei consumi si concentra sull’offerta gratuita, tra televisione lineare e servizi on demand, che rappresenta complessivamente il 62% delle visioni. Escludendo la pirateria, il 22% della visione avviene invece attraverso servizi a pagamento, sia televisivi sia in streaming. Gli over 50 costituiscono la componente più rilevante del pubblico di queste piattaforme.
Per ogni biglietto al cinema, otto film sui servizi pay
Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda il rapporto tra la frequentazione delle sale e il consumo di film a pagamento. Attraverso un esperimento condotto per quattro settimane consecutive, Ergo Research ha incrociato le esperienze in sala con quelle sui servizi pay, cercando di ricostruire le abitudini dei film lovers nell’accesso alle diverse offerte disponibili sul mercato. Il risultato è significativo: per ogni biglietto acquistato al cinema, gli intervistati hanno dichiarato di aver visto otto film sui servizi a pagamento nello stesso periodo. Il rapporto cresce ulteriormente quando si considera il cinema italiano: a ogni biglietto staccato per un film italiano corrispondono 19 visioni di film italiani sulle piattaforme pay. Nel periodo osservato sono state registrate oltre 32 milioni di visioni domestiche, contro 4,2 milioni di visioni in sala. I film italiani hanno rappresentato il 19% dei consumi in salotto, con 6,3 milioni di visioni, mentre la loro quota nelle sale si è fermata all’8%.
I dati mostrano risultati ancora più significativi se si restringe l’analisi ai film nuovi, appena arrivati sui servizi a pagamento. Su un totale di 9,3 milioni di visioni di nuove uscite, ben 3 milioni hanno riguardato produzioni italiane: una quota pari al 32%. Considerando invece tutte le visioni di film italiani, comprese quelle dei titoli di catalogo, il 48% riguarda opere recenti. E proprio la novità sembra fare la differenza: se il catalogo è dominato dai film internazionali, all’interno dell’offerta più recente il pubblico mostra una particolare propensione verso le produzioni italiane.
I film usciti in sala nei mesi precedenti e successivamente approdati sulle piattaforme rappresentano infatti il 70% delle visioni complessive dei film nuovi. Per i titoli italiani, la percentuale sale al 92%. Un dato che sottolinea l’importanza della distribuzione nelle diverse finestre di sfruttamento e della seconda vita dei film dopo il passaggio cinematografico.
Anche le classifiche confermano questa tendenza: quattro titoli italiani compaiono nella top ten generale e tutti erano già usciti in sala. La graduatoria dedicata al cinema nazionale comprende film della stagione precedente, titoli capaci di mantenere a lungo l’attenzione del pubblico e anche un originale realizzato per il servizio. L’offerta domestica si dimostra del resto molto ampia: in appena quattro settimane gli intervistati hanno citato quasi 2.000 film, a fronte dei 125 titoli presenti nelle sale nello stesso periodo.
La sala resiste grazie agli spettatori più fedeli
L’ultima evidenza riguarda il rapporto tra servizi a pagamento e frequentazione del cinema. Il 30% degli utenti delle piattaforme pay dichiara di non andare mai in sala, pur continuando a guardare film attraverso questi servizi. Il consumo domestico, dunque, intercetta anche un pubblico che non frequenta il cinema tradizionale. Al tempo stesso, il 60% dei biglietti venduti nel periodo analizzato è stato acquistato da spettatori che vedono più di cinque film all’anno al cinema. Sono soprattutto gli appassionati abituali, quindi, a sostenere la frequentazione delle sale.
Il quadro delineato da Sala e salotto restituisce così un panorama in cui le diverse modalità di visione non si escludono necessariamente a vicenda. La sala mantiene il proprio ruolo per un pubblico giovane e fidelizzato, mentre i servizi a pagamento ampliano enormemente le occasioni di accesso ai film e offrono al cinema italiano un’importante opportunità di visibilità, soprattutto quando si tratta di titoli appena usciti dal circuito cinematografico.
L’incontro è stato introdotto da Michele Casula, co-founder e partner di Ergo Research, che ha presentato i dati e moderato dal presidente di Anica, Alessandro Usai. Il confronto ha poi coinvolto rappresentanti dei principali operatori dell’industria audiovisiva e della distribuzione: Margherita Amedei, Cinema and Series Director Sky Italia; Tinny Andreatta, Vicepresidente per i contenuti italiani Netflix; Paolo Del Brocco, Amministratore Delegato Rai Cinema; Livia Ferraro, Head of IT Digital Public Policy Amazon; Federica Lucisano, Amministratore Delegato Lucisano Media Group; Francesco Magini, Vice President Disney+ DTC Italia e Turchia per The Walt Disney Company e Paolo Orlando, Direttore della Distribuzione Medusa Film. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con il Mercato Internazionale Audiovisivo (MIA), con il supporto della Direzione generale Biblioteche e istituti culturali del Ministero della Cultura.
“Al primo punto”, commenta il presidente Anica, Alessandro Usai, “la ricerca conferma quello che già intuivamo da spettatori, ovvero che il prodotto film viene consumato ben oltre il suo primo sfruttamento nella sala e quindi, limitare il giudizio sul successo delle opere cinematografiche, singole o nel loro complesso, italiane o straniere, limitandosi a riportare il solo dato di Box office è completamente fuorviante. Il secondo punto è che questa affermazione appare particolarmente vera nel caso del cinema italiano recente che occupa una parte molto consistente delle visioni di film nei servizi a pagamento. Tuttavia, non tutti i film sono uguali quando approdano sul piccolo schermo. I titoli che hanno performato meglio in sala ed altri titoli di “intrattenimento leggero” sono quelli che sembrano catalizzare l’attenzione del pubblico anche oltre la sala. Più in generale, studiare sempre meglio le modalità di consumo può aiutare autori e produttori a capire meglio il pubblico con cui i film andranno a confrontarsi”.
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