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In Umbria una mostra diffusa riporta oltre 170 opere recuperate e restaurate nei luoghi colpiti dal sisma del 2016

di Redazione 22/10/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Umbria


A dieci anni dal sisma del 2016, oltre 170 opere d’arte tornano nei luoghi e nelle comunità che per secoli le hanno custodite. "Oro e terra. Il Rinascimento della Valnerina", una mostra diffusa di beni recuperati e restaurati che coinvolge Spoleto, Norcia e altri centri umbri. 

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A dieci anni dal terremoto che nel 2016 ha colpito l’Appennino centrale, l’arte torna nei luoghi e nelle comunità dove è stata custodita per secoli. È questo il significato di Oro e terra. Il Rinascimento della Valnerina, la mostra storico-artistica e documentaria che, dal 5 novembre 2026 al 31 marzo 2027, porterà oltre 170 opere in diverse sedi dell’Umbria, da Spoleto a Norcia, passando per Ferentillo, Cascia, Arrone e Vallo di Nera.

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L’esposizione racconta una delle più vaste operazioni di recupero e tutela del patrimonio culturale realizzate in Europa dopo una calamità naturale. Dipinti, sculture, manufatti, manoscritti e documenti d’archivio, recuperati e restaurati dopo il sisma, tornano al centro della vita culturale del territorio, testimoniando il lavoro delle Soprintendenze e la capacità delle comunità di ricostruire il proprio legame con la storia. Il progetto, che ha in Spoleto il suo fulcro e la porta d’accesso alla Valnerina, nasce per valorizzare non soltanto le opere salvate, ma anche la continuità storica e culturale di un territorio profondamente segnato dal terremoto.

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Una mostra diffusa per raccontare il Rinascimento della Valnerina

Oro e terra. Il Rinascimento della Valnerina è ideata e realizzata dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’Umbria e dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria, in collaborazione con Virart ODV, associazione del Terzo settore impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale locale. L’iniziativa rientra nel programma istituzionale A dieci anni dal sisma (2016-2026), promosso dal Dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, dalla Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio e dalla Direzione generale Archivi. Alla rete dei partner partecipano anche la Direzione regionale Musei dell’Umbria, l’Archidiocesi Spoleto-Norcia, l’Archivio di Stato di Perugia – Sezione di Spoleto e i Comuni di Cascia, Norcia e Spoleto. La mostra è curata da Francesca Valentini, soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio per l’Umbria, Caterina Fontanella, soprintendente archivistica e bibliografica dell’Umbria, e Alessandro Delpriori, ricercatore di Storia dell’arte moderna all’Università di Camerino.

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Il percorso propone una ricognizione sull’arte umbra del Quattrocento e sul patrimonio recuperato dopo il terremoto, affiancando alle opere testimonianze archivistiche e bibliografiche. Molti dei beni esposti sono stati oggetto di interventi di restauro e conservazione presso il Centro per la conservazione dei beni culturali in emergenza di Santo Chiodo e la Sezione di Archivio di Stato di Spoleto. Un’anteprima della rassegna è prevista venerdì 30 ottobre 2026 a Norcia, uno dei centri maggiormente colpiti dal sisma, dove il crollo della basilica di San Benedetto è diventato uno dei simboli della devastazione. L’appuntamento offrirà un approfondimento su una selezione dei beni storico-artistici che saranno inclusi nell’itinerario espositivo.

Maestro della Madonna Straus, Madonna con Bambino (inizio XV secolo, tempera su tavola). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Maestro della Madonna Straus, Madonna con Bambino (inizio XV secolo; tempera su tavola). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Antonio di Agostino Carducci, Madonna col Bambino tra i santi Lucia, Carlo Borromeo, Benedetto, e due angeli (primo quarto XVII secolo). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Antonio di Agostino Carducci, Madonna col Bambino tra i santi Lucia, Carlo Borromeo, Benedetto, e due angeli (primo quarto XVII secolo). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Bottega dei Tardini, Madonna con Bambino (1534-1549, scultura lignea policroma). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Bottega dei Tardini, Madonna con Bambino (1534-1549; scultura lignea policroma). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Benedetto da Maiano, Crocifisso di Ancarano (fine XV secolo; scultura lignea policroma). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Benedetto da Maiano, Crocifisso di Ancarano (fine XV secolo; scultura lignea policroma). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Domenico Beccafumi, Natività (terzo quarto del XVI secolo; olio su tavola). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Domenico Beccafumi, Natività (terzo quarto del XVI secolo; olio su tavola). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca

Le opere restaurate tornano nei luoghi della comunità

Uno degli obiettivi principali della mostra è restituire centralità ai luoghi in cui patrimonio culturale e comunità possono contribuire insieme alla rinascita del territorio. In un’area interna che affronta anche il problema dello spopolamento, la tutela e la valorizzazione delle opere diventano strumenti per rafforzare il senso di appartenenza, mantenere vive le tradizioni e accrescere l’attrattività dei centri storici. Il progetto rende omaggio agli abitanti della Valnerina e a tutte le persone che hanno partecipato alle operazioni di soccorso, messa in sicurezza, recupero, restauro e ricostruzione. Il lavoro degli uffici preposti alla tutela ha avuto un ruolo decisivo nel rispondere all’emergenza e nell’accompagnare le successive fasi di recupero, attraverso una collaborazione costante con gli enti e le istituzioni locali. A dieci anni dal sisma, la restituzione delle opere assume così un significato che va oltre il recupero materiale: rappresenta la possibilità di ricomporre una memoria collettiva e riaffermare il legame tra patrimonio, identità e territorio.

L’itinerario di Oro e terra. Il Rinascimento della Valnerina è organizzato in tre tipologie di luoghi: le sedi centrali, le cosiddette antenne e i segnavia, che insieme costruiscono una rete espositiva estesa a diversi centri umbri.

Il nucleo principale si concentra a Spoleto, con la Rocca Albornoz – Museo nazionale del Ducato, il Museo diocesano, la basilica di Sant’Eufemia e la Sezione di Archivio di Stato. Il percorso prosegue nell’abbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo e negli spazi del Palazzo comunale di Norcia, tra cui la Cappella dei Priori, la Sala del Consiglio e la Sala dei Quaranta Conservatori della Pace. Accanto alle sedi centrali, una rete di esposizioni più contenute amplia la visita. Le antenne comprendono la basilica di San Benedetto a Norcia, Palazzo Santi – Museo civico di Cascia, la chiesa di Santa Maria a Vallo di Nera, la chiesa di Santa Maria Assunta ad Arrone, la Biblioteca comunale Giosuè Carducci di Spoleto, il Centro per la conservazione dei beni culturali in emergenza di Santo Chiodo e la chiesa di San Francesco a Cascia. Questi luoghi ospitano selezioni di oggetti, libri e documenti capaci di richiamare l’attenzione sul patrimonio locale. Il terzo itinerario, quello dei segnavia, conduce invece in alcune delle chiese del territorio interessate dal terremoto: la Madonna Bianca ad Ancarano, Sant’Antonio di Frascaro, San Salvatore di Campi e l’abbazia di Sant’Eutizio a Piedivalle, oltre a Santa Maria della Pietà a Preci, San Martino ad Abeto e San Bartolomeo a Todiano.

A completare il progetto sarà un sito internet dedicato, con schede informative geolocalizzate e liberamente consultabili. Le risorse digitali permetteranno di approfondire la storia dei luoghi, le caratteristiche dei beni e le condizioni in cui si trovano dopo il terremoto, estendendo l’esperienza della mostra anche al di fuori delle sedi fisiche.

Il percorso espositivo prende avvio idealmente dalla Rocca Albornoz di Spoleto, dove una sezione monografica è dedicata a Nicola di Ulisse da Siena, tra i principali pittori attivi in Valnerina alla metà del Quattrocento. Per la prima volta dopo decenni, il corredo di immagini rinascimentali proveniente dall’abbazia di Sant’Eutizio viene ricomposto, riunendo il polittico completo della sua scultura e la Croce da tramezzo.

Una sala vicina accoglie opere di provenienza fiorentina legate alla Valcastoriana e alla Valle Oblita, tra cui spiccano la Pietà di Piero di Cosimo e i Crocifissi di Benedetto da Maiano. Il percorso è arricchito da proiezioni video che raccolgono le testimonianze di chi ha vissuto il terremoto del 2016 e ha preso parte alle operazioni di recupero e ricostruzione, con un approfondimento particolare sulla basilica di San Benedetto a Norcia. Tra le opere presentate figurano anche un San Francesco di Matteo Civitali, restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure, e un importante gruppo di sculture che comprende il Crocifisso di Battista di Barnaba, la Madonna Bianca di Ancarano di Francesco di Simone Ferrucci e i due Crocifissi di Benedetto da Maiano, provenienti da Ancarano e Todiano. Quest’ultimo è stato restaurato in occasione della mostra.

Completano la selezione la Natività di Domenico Beccafumi e, nella cappella Barberini, la Madonna di Todiano di Giacomo di Giovannofrio, ancora segnata dalle conseguenze del sisma. L’opera è presentata in dialogo con il San Martino di Legogne di Giovanni Antonio da Lucoli e l’Annunciata di Andrea della Robbia.

Nella chiesa di Sant’Eufemia a Spoleto, accanto all’Annunciazione di Francesco Fantone, proveniente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, il nucleo principale della mostra è dedicato alla pittura manierista. Sull’altare maggiore si trova la Crocifissione di Sant’Eutizio, capolavoro di Pomarancio, affiancata dal Sant’Antonio abate del suo allievo Giovan Battista Crescenzi, da una Crocifissione giovanile di Francesco Furini e dalla pala seicentesca di Giacinto Brandi.

A Ferentillo, nell’abbazia di San Pietro in Valle, l’esposizione si concentra invece sulle arti suntuarie e sugli oggetti legati alla liturgia. Sono presentati preziosi paramenti e manufatti del XV e XVI secolo provenienti da alcuni dei più importanti centri religiosi della Valnerina, tra cui l’abbazia di Sant’Eutizio, la raccolta Ansano Fabbi e il Museo della Castellina di Norcia. Anche Norcia occupa una posizione centrale nel percorso. La basilica di San Benedetto ospita nuovamente opere appartenenti al suo apparato decorativo, insieme a dipinti e sculture restaurati provenienti da altre chiese. Nel Palazzo comunale sono invece esposte le sculture dei Tardini di San Giovanni in Persiceto, famiglia di artisti che nel Cinquecento si trasferì in Valnerina contribuendo a diffondere nel territorio manufatti lignei caratterizzati da ricchi elementi dorati.

Francesco di Simone Ferrucci e Giovan Battista da Norcia, Madonna col Bambino e angeli (1511; scultura in pietra entro tabernacolo in legno intagliato, dorato e dipinto). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Francesco di Simone Ferrucci e Giovan Battista da Norcia, Madonna col Bambino e angeli (1511; scultura in pietra entro tabernacolo in legno intagliato, dorato e dipinto). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Giacomo Oddi, Franceschina, o “Spechio de l’Ordine minore” (XV secolo; manoscritto pergamenaceo). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Giacomo Oddi, Franceschina, o “Spechio de l’Ordine minore” (XV secolo; manoscritto pergamenaceo). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Giovanni Sparapane, Polittico dipinto a tempera e oro su tavola (metà XV secolo). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Giovanni Sparapane, Polittico dipinto a tempera e oro su tavola (metà XV secolo). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Nicola di Ulisse da Siena, Polittico di Sant'Eutizio (metà XV secolo; tempera e oro su tavola). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Nicola di Ulisse da Siena, Polittico di Sant’Eutizio (metà XV secolo; tempera e oro su tavola). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Jacopo della Quercia, Vergine annunciata (primo quarto XV secolo; terracotta policroma). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca
Jacopo della Quercia, Vergine annunciata (primo quarto XV secolo; terracotta policroma). Foto: Massimo Achilli e Silvia Spacca

Documenti, manoscritti e archivi raccontano la storia della Valnerina

Accanto alle opere d’arte, la mostra presenta un insieme di fonti documentarie e materiali bibliografici, integrati nel percorso per ricostruire il contesto storico, istituzionale ed economico in cui si sviluppò la produzione artistica del territorio. Tra le testimonianze più significative figurano le pergamene e i documenti cartacei conservati nei cassetti originali in legno dell’Archivio segreto di Norcia. A questi si aggiunge la copia nursina dello Specchio dell’Ordine Minore o Franceschina, opera del frate francescano perugino Iacopo Oddi. Si tratta di uno dei soli cinque esemplari conosciuti di un testo che, nella seconda metà del Quattrocento, raccontava le vite dei frati osservanti, mettendone in relazione le virtù con quelle di san Francesco e con la storia dell’ordine francescano. In mostra anche manoscritti liturgici miniati provenienti dall’abbazia di Sant’Eutizio di Preci e la bolla con cui papa Bonifacio IX concesse in perpetuo alla basilica di San Benedetto il privilegio dell’indulgenza plenaria. Attraverso l’incontro tra dipinti, sculture, documenti e libri antichi, Oro e terra. Il Rinascimento della Valnerina restituisce così un’immagine della ricchezza culturale dell’Umbria, mostrando come il recupero del patrimonio possa diventare un’occasione per ricostruire legami, trasmettere conoscenze e mantenere viva la memoria dei territori colpiti dal terremoto.

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