Ci sono oggetti che guardiamo ogni giorno senza vederli più: una confezione sul ripiano della cucina, uno smartphone, un prodotto acquistato al supermercato, un cosmetico, un souvenir, gli elementi che compaiono nello sfondo di una fotografia. Sono presenze così familiari da diventare quasi invisibili, ma proprio su questa invisibilità si concentra la pittura di Robertina (Bucarest, 1996), che debutta con la sua prima personale di sempre, alla Boccanera Gallery di Trento. Things We Live With – New Idols for Everyday Life si svolgerà nella Project Room della galleria dal 10 ottobre al 4 dicembre 2026, con inaugurazione venerdì 9 ottobre dalle 19 alle 22.
Le opere riunite nello spazio trentino partono da situazioni ordinarie per interrogare il rapporto che intratteniamo con gli oggetti che ci circondano e che, in modo spesso inconsapevole, contribuiscono a costruire la nostra esperienza quotidiana. Una corsia del supermercato, una cucina, una stanza condivisa durante una vacanza, una persona che si fotografa davanti allo specchio, un momento di intimità: Robertina prende situazioni riconoscibili e le trasferisce nella pittura senza trasformarle in scene eccezionali. Il loro interesse nasce proprio dalla familiarità. Ciò che normalmente passa inosservato diventa il centro dell’immagine.
I dipinti si muovono così in una zona difficile da definire con una sola categoria, poiché sono insieme ritratti, nature morte, racconti autobiografici: le persone abitano ambienti domestici e quotidiani, ma gli oggetti che le circondano non sono semplici elementi decorativi, bensì contribuiscono alla costruzione della scena e diventano indizi attraverso i quali leggere chi la abita. Pertanto, la pittura diventa uno strumento per osservare il modo in cui gli oggetti entrano nelle nostre vite, e parliamo non soltanto di quelli che scegliamo di acquistare o utilizzare, ma anche di quelli che finiscono per accompagnarci fino a diventare parte dell’immagine che abbiamo di noi stessi (gli ambienti rappresentati da Robertina sono infatti anche luoghi nei quali ci presentiamo agli altri, attraverso ciò che possediamo, utilizziamo, consumiamo e decidiamo di mostrare).
“Mi interessa osservare gli oggetti che abitano la nostra quotidianità e il modo in cui finiscono per raccontarci”, afferma l’artista. “Sono presenze così familiari da diventare invisibili, eppure influenzano il nostro modo di vivere, di guardarci e di relazionarci agli altri. Attraverso la pittura cerco di restituire attenzione a queste cose ordinarie, trasformandole in immagini che invitano a soffermarsi e a osservare più lentamente”. È un atteggiamento che non coincide né con la nostalgia per un passato diverso né con una condanna esplicita della società contemporanea. Lo sguardo di Robertina rimane all’interno del presente. Non cerca, cioè, di giudicare gli oggetti della cultura dei consumi o di contrapporre a essi un modello alternativo di vita: li osserva come parte dell’ambiente nel quale viviamo e come elementi attraverso i quali, consapevolmente o meno, costruiamo le nostre relazioni con il mondo.
Da questo punto di vista, il titolo Things We Live With assume un significato concreto: “Le cose con cui viviamo” non sono soltanto quelle indispensabili alla vita quotidiana, ma sono anche quelle che scegliamo, accumuliamo, utilizziamo e portiamo dentro gli spazi in cui abitiamo. Alcune finiscono davanti allo specchio di un bagno, altre entrano in una fotografia, altre ancora rimangono sullo sfondo di una stanza. La pittura le sottrae alla loro funzione immediata e le rende nuovamente visibili. Ed è proprio qui che nella ricerca dell’artista emerge anche il rapporto con la tradizione delle Vanitas: nelle nature morte del Seicento gli oggetti non erano necessariamente soltanto oggetti, ma attraverso fiori, clessidre, libri, strumenti o simboli legati alla dimensione religiosa potevano alludere al tempo, alla caducità, alla morte o alla precarietà dell’esistenza. Robertina si confronta con questa tradizione a partire da un repertorio completamente diverso. Al posto delle clessidre e dei fiori appassiti compaiono prodotti commerciali, dispositivi tecnologici, marchi e immagini appartenenti alla cultura visuale contemporanea. Sono gli oggetti del nostro presente a diventare portatori di significati che vanno oltre la loro funzione.
La differenza non riguarda soltanto ciò che viene rappresentato, ma anche il rapporto che abbiamo con questi oggetti. Le icone della contemporaneità non sono necessariamente simboli che ci ricordano la morte o la brevità della vita. Sono elementi che parlano del nostro modo di abitare il presente, dei desideri che coltiviamo, dei consumi che pratichiamo e delle immagini attraverso le quali scegliamo di presentarci. Una confezione o uno smartphone, isolati dal loro uso quotidiano, possono così diventare parte di un racconto. Non perché l’artista attribuisca loro necessariamente un significato univoco, ma perché la loro presenza accanto alle persone e negli ambienti permette di osservare le relazioni che si stabiliscono fra individui e cose.
La dimensione autobiografica delle opere nasce anche da qui: le situazioni rappresentate sono comuni e riconoscibili, ma la loro combinazione produce immagini nelle quali la vita privata diventa un modo per parlare di un’esperienza più ampia. La cucina, la vacanza, il bagno, il supermercato e lo spazio domestico non sono semplicemente scenari: sono luoghi nei quali si formano abitudini e identità. Il gesto fondamentale rimane quello del rallentamento: gli oggetti che nella vita quotidiana vengono attraversati rapidamente, consumati o ignorati vengono fissati sulla tela e invitano a una visione più lunga, e così un’immagine che potrebbe sembrare banale richiede un’osservazione più attenta, perché ogni elemento dell’ambiente può contribuire alla costruzione della scena. Il risultato, infine, è una pittura che prende sul serio ciò che normalmente consideriamo secondario.
L’inaugurazione del 9 ottobre sarà costruita attorno a un programma che affianca alla mostra un momento musicale. Tra le opere sarà infatti proposto un “Secret Live” con un ospite non annunciato, in un set descritto come intimo e ravvicinato. L’accompagnamento musicale unirà indie pop contemporaneo, scrittura cinematografica e melodie legate alla nostalgia e al romanticismo. Durante la stessa serata sarà presentato anche il nuovo catalogo dedicato a Smell, baby, la personale di Davide Quartucci attualmente allestita nella sede milanese di Boccanera Gallery e visitabile fino al 7 novembre 2026.
Robertina, nata in Romania, è cresciuta a Rovereto: dopo il diploma in Arti Multimediali al Liceo Artistico Fortunato Depero di Rovereto, attualmente sta completando gli studi in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Tra il 2019 e il 2021 il suo lavoro è stato presentato durante JCE – Jeune Création Européenne, progetto espositivo itinerante dedicato alla giovane scena artistica europea, con tappe in Francia, Danimarca, Lettonia, Romania, Spagna e Portogallo. Nel 2021 ha svolto una residenza artistica per Le Beffroi Montrouge, in Francia, e in seguito ha vissuto per alcuni mesi a Parigi, dove, tra ottobre 2021 e marzo 2022, ha lavorato negli atelier de L’Orfèvrerie. Sempre a Parigi, nel 2022, ha presentato le sue opere in un paio di progetti espositivi. La mostra di Boccanera Gallery è la sua prima personale.
| Titolo mostra | Robertina. Things We Live With – New Idols for Everyday Life | Città | Trento | Sede | Boccanera Gallery | Date | Dal 10/10/2026 al 04/12/2026 | Artisti | Robertina | Temi | Arte contemporanea |
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