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Ha ricoperto un Kalashnikov di cristalli Swarovski. E porta la sua opera in fiera a Torino

di Redazione 27/10/2026

Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea - Nicola Bolla


A Flashback Art Fair, a Torino dal 29 ottobre al 1° novembre, Nicola Bolla presenta Vanity Soldier Dream, opera del 2012 in cui mitra ricoperti di cristalli e cuscini evocano una trincea simbolica. Un lavoro che intreccia guerra, sogno e difesa dell’arte, mettendo in discussione il rapporto tra apparenza e valore.

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Che valore può avere oggi un Kalashnikov ricoperto di cristalli Swarovski? È la domanda che accompagna Vanity - Soldier Dream, opera realizzata nel 2012 da Nicola Bolla, che sarà esposta allo stand Foto Contemporary in occasione della XIV edizione di Flashback Art Fair, a Torino, dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. La presentazione dell’opera di Bolla si inserisce nel tema della XIV edizione di Flashback Art Fair, intitolata IN TIME.

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Diretta da Stefania Poddighe e Ginevra Pucci, la manifestazione si svolge negli spazi di Flashback Habitat, centro indipendente per le culture contemporanee situato in corso Giovanni Lanza 75 diretto dall’artista Alessandro Bulgini. Da quattordici anni la fiera mette in discussione la separazione tra arte antica, moderna e contemporanea, proponendo opere di epoche differenti come parti di un’unica esperienza.

Presentato raramente dopo la prima esposizione in una galleria romana, il lavoro di Bolla mette in relazione la violenza delle armi, la dimensione del sogno e la necessità di proteggere ciò che ha valore, a cominciare dall’arte. L’opera richiama una trincea in cui i tradizionali sacchi di sabbia sono sostituiti da cuscini, mentre i mitra ricoperti di cristalli entrano in un sistema ottico che ne mette in discussione la funzione. Il lavoro affronta così due temi: la difesa dell’arte e il rapporto tra sogno e realtà. I cristalli Swarovski, ricorrenti nella ricerca dell’artista, imitano la brillantezza dei diamanti attraverso una luce effimera e instabile. La loro superficie, in contrasto con la fragilità del materiale, richiama la vanitas e mette in tensione apparenza e sostanza. Anche in quest’opera, la brillantezza trasforma la percezione dell’arma senza cancellare la violenza che essa evoca.

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Nicola Bolla, Vanitas, Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini
Nicola Bolla, Vanitas - Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini
Nicola Bolla, Vanitas, Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini
Nicola Bolla, Vanitas - Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini

"Vanity - Soldier Dream è un’opera che ho realizzato nel 2012 e che, dopo essere stata presentata in una galleria romana, è stata esposta molto raramente“, ci racconta l’artista. ”Oggi viene presentata a Flashback Art Fair, a Torino, nello stand di Foto Contemporary, una delle gallerie con cui collaboro da alcuni anni. Il lavoro si fonda su due pensieri principali. Il primo riguarda la difesa dell’arte, intesa quasi in senso eroico: l’opera si presenta come una trincea, ma al posto dei tradizionali sacchi di sabbia utilizza dei cuscini. L’idea nasce da una riflessione sul sogno del soldato. Nei film di guerra ad esempio, il militare torna spesso a rivivere durante il sonno la violenza di cui è stato protagonista. Ho voluto rovesciare questa immagine, e attribuire al sogno un significato positivo: non il ritorno delle atrocità commesse, bensì la possibilità di ricordare l’arte e di riconoscerne il valore. L’arte è qualcosa che va difeso e protetto. Inizialmente avevo immaginato una struttura molto più grande, composta da numerosi mitra e concepita come una sorta di sistema di difesa del territorio dell’arte: una protezione dei suoi spazi, ma anche una riflessione sulle separazioni tra le culture. Il mitra assume così un significato ambivalente. Da una parte richiama inevitabilmente l’arma e la violenza dei conflitti; dall’altra, inserito in un’opera costruita attraverso materiali e forme che rimandano al sogno, perde la sua funzione pratica e diventa un elemento estetico, quasi una Vanitas. Non è un’esaltazione dell’arma, ma un modo per mettere in discussione la violenza della guerra attraverso la sua stessa immagine.

C’è poi un secondo aspetto fondamentale, legato alla natura della scultura e al rapporto tra sogno e realtà. I cuscini evocano la dimensione onirica, mentre i cristalli introducono la luce, la leggerezza e l’impalpabilità. Le mie sculture sembrano brillare di luce propria proprio grazie alle caratteristiche del materiale, che riflette e diffonde la luce, conquistando anche lo spazio circostante. È un modo di intendere la scultura molto diverso da quello tradizionale, generalmente associato al peso, al volume e all’opacità. Qui, invece, la materia sembra quasi smaterializzarsi. Nel mio lavoro ho sempre giocato sull’ambiguità tra l’opera rappresentata e l’oggetto reale: tra ciò che un’immagine evoca e ciò che effettivamente abbiamo davanti. Questa distanza permette di affrontare temi anche drammatici attraverso forme più leggere ed evanescenti, senza però cancellarne la portata critica. Mi sono confrontato più volte con le immagini della guerra e della distruzione, a partire dal fungo atomico, che ho reinterpretato attraverso materiali e linguaggi differenti: dalle carte da gioco al marmo, fino ai cristalli Swarovski. Quando ho realizzato Vanity - Soldier Dream, nel 2012, il contesto internazionale era diverso da quello attuale. Oggi l’opera acquista una nuova attualità proprio per il suo riferimento alla guerra e alla necessità di difendere ciò che ha valore. In questo senso, alcuni miei lavori sembrano aver anticipato questioni che sono diventate centrali nel presente. Il sogno, del resto, è sempre stato un elemento fondamentale della mia ricerca. Gli artisti sono prima di tutto sognatori: immaginano qualcosa e poi cercano di tradurlo in un’opera. Anche in questo lavoro, i cuscini, il mitra e i cristalli concorrono a costruire una dimensione in cui la realtà della guerra si confronta con la possibilità di trasformarne l’immagine".

Nicola Bolla, Vanitas, Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini
Nicola Bolla, Vanitas - Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini

Nato a Saluzzo, in provincia di Cuneo, Nicola Bolla cresce in un contesto familiare legato all’arte: il padre Piero è pittore, la madre Silvia Aimone scenografa. L’interesse per il disegno e la percezione visiva si manifesta fin da giovane. Negli anni Ottanta segue le orme del padre e comincia a dedicarsi alla pittura, che dal 1984 assume un ruolo costante nel suo percorso personale e professionale. Parallelamente prosegue gli studi in medicina, specializzandosi in oftalmologia. La doppia identità di medico e artista contribuisce a definire una pratica autonoma, nella quale l’osservazione scientifica si affianca alla ricerca di un linguaggio visivo ironico e stratificato.

A partire dagli anni Novanta, Bolla si ispira alle Wunderkammern, le camere delle meraviglie della tradizione barocca, in cui convivevano oggetti naturali e artificiali, reliquie ed elementi esotici e domestici. La sua ricerca rielabora questi riferimenti attraverso materiali inattesi e mette in discussione la funzione originaria degli oggetti e il rapporto tra forma e contenuto. Nel 1997 realizza Skull, un teschio interamente ricoperto di cristalli Swarovski, opera che anticipa di dieci anni For the Love of God di Damien Hirst. Nel lavoro di Bolla, però, il cristallo non è solo un simbolo di lusso: diventa uno strumento per indagare l’illusione del valore e l’ambiguità tra apparenza e sostanza. Gli Swarovski, cristalli di vetro molato che imitano la brillantezza dei diamanti senza possederne le proprietà, riflettono una luce effimera e instabile.

Nicola Bolla, Vanitas, Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini
Nicola Bolla, Vanitas - Soldier Dream (2012). Foto: Sergio Alfredini

Flashback Art Fair e il tema IN TIME

IN TIME, tema proposto da Flashback Art Fair e che richiama il film di fantascienza del 2011 diretto da Andrew Niccol, apre una riflessione sul tempo, sulla consapevolezza del presente e sulla possibilità di immaginare un futuro condiviso. L’immagine guida dell’edizione è infatti firmata dall’astronauta Paolo Nespoli.

Durante un incontro estivo dedicato al dialogo tra arte e scienza, Nespoli ha raccontato la propria esperienza di osservazione della Terra dallo spazio: viaggiando a circa 28.000 chilometri orari, i confini appaiono irrilevanti e il tempo assume una dimensione relativa. Una prospettiva che mette in discussione le divisioni abituali e invita a riconoscere ciò che conta davvero.

Per l’edizione 2026, Flashback invita le gallerie partecipanti a proporre opere capaci di interrogare il presente, riconoscendo nella memoria una materia viva. In questo contesto, il lavoro di Bolla introduce una riflessione sul valore delle immagini e degli oggetti, sulla violenza e sulla possibilità di proteggere ciò che merita di essere preservato. Il Kalashnikov ricoperto di cristalli rimane legato alla guerra, ma la sua trasformazione estetica invita a interrogare il nostro sguardo: che cosa rende prezioso un oggetto e fino a che punto la bellezza può modificarne la percezione senza cancellarne il significato?

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