Pubblicità

Addio a Italo Zannier, il fotografo studioso che ha dato alla fotografia italiana una storia

di Redazione 28/10/2026

Categorie: Attualità / Argomenti: Fotografia


È scomparso all’età di 94 anni Itali Zannier, fotografo, critico e storico. Primo titolare in Italia di una cattedra di Storia della fotografia, ha dedicato la vita allo studio, alla divulgazione e alla conservazione della memoria fotografica.

Pubblicità
Pubblicità

È scomparso ieri a Lignano Sabbiadoro, all’età di 94 anni, il fotografo Italo Zannier, pioniere della storia della fotografia italiana, docente, autore di oltre 500 libri (tra cui il suo volume Storia della fotografia italiana, pubblicato da Laterza nel 1986, che rimane un riferimento fondamentale per lo studio della fotografia nel nostro Paese) e fondatore del CRAF - Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia di Spilimbergo (Pordenone). Nato proprio a Spilimbergo il 9 giugno 1932, Zannier ha dedicato gran parte della sua vita a una battaglia culturale: fare della fotografia un campo di studio autonomo, riconosciuto nella sua dimensione storica e artistica. Fotografo, critico e storico, è stato il primo docente in Italia a ricoprire una cattedra di Storia della fotografia, contribuendo a costruire le basi di una disciplina che per lungo tempo ha faticato a trovare il posto che le spettava negli studi storico-artistici.

Pubblicità
Pubblicità

Il suo lavoro si è sviluppato anche attraverso l’università. Ha insegnato all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) e all’Università Ca’ Foscari, oltre che al DAMS di Bologna, alla facoltà di Beni culturali di Ravenna e all’Università Cattolica di Milano. A Venezia ha inoltre insegnato al Corso Superiore di Industrial Design, una delle prime esperienze italiane dedicate alla formazione nel campo del design industriale. È stato membro della Société européenne d’histoire de la photographie e ha ricevuto una laurea honoris causa in Conservazione dei beni culturali dall’Università degli Studi di Milano.

Pubblicità
Pubblicità
Italo Zannier, Autoritratto, 1954, Archivi Alinari-archivio Zannier, Firenze
Italo Zannier, Autoritratto, 1954, Archivi Alinari-archivio Zannier, Firenze

La sua attività non si è limitata alla ricerca e all’insegnamento. Zannier ha lavorato a lungo per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio fotografico, presiedendo i comitati scientifici del Museo di storia della fotografia Alinari di Firenze e del CRAF da lui fondato in Friuli nel 1993-1994. Il centro è nato con l’obiettivo di custodire e studiare la memoria visiva del territorio.

Pubblicità
Pubblicità

La fotografia era per Zannier tanto un oggetto di ricerca quanto una pratica personale. Le sue immagini, realizzate prevalentemente tra gli anni Cinquanta e Novanta del Novecento, documentano anche la storia industriale e sociale del Friuli tra il 1950 e il 1965, oltre ai paesaggi delle coste e dell’entroterra italiano. Una parte della sua produzione e della sua collezione fotografica è conservata negli Archivi Alinari di Firenze.

Tra i numerosi progetti che ha seguito figurano la mostra dedicata al paesaggio mediterraneo organizzata a Siviglia in occasione dell’Expo del 1992 e la sezione fotografica di Italian Metamorphosis, la grande esposizione sull’arte italiana organizzata dal Guggenheim Museum di New York nel 1994. Ha inoltre curato la sezione fotografia in diverse edizioni della Biennale d’Arte di Venezia, compresa quella del 2011, e ha partecipato alle attività della Biennale di Architettura.

Un altro momento significativo del suo percorso è legato a Venezia 79 la fotografia, manifestazione realizzata sotto l’egida dell’UNESCO e dell’International Center of Photography di New York. Zannier curò il catalogo insieme a Daniela Palazzoli e Vittorio Sgarbi e tenne un corso dedicato al linguaggio fotografico, confermando il proprio impegno nella costruzione di strumenti critici e didattici per leggere le immagini.

Nel 2020 il Mart di Rovereto e il Comune di Ferrara celebrarono i 180 anni della fotografia con una mostra che si inseriva in un percorso di valorizzazione della storia del mezzo fotografico, un ambito al quale lo studioso aveva contribuito con una produzione editoriale e scientifica di grande ampiezza.

La sua attività ha attraversato più generazioni di fotografi e studiosi e ha messo in relazione la pratica artistica, la ricerca storica, gli archivi e le istituzioni museali. Attraverso libri, mostre e insegnamento, Zannier ha contribuito a consolidare l’idea che la fotografia non sia soltanto una testimonianza documentaria, ma anche un linguaggio da studiare nella sua evoluzione, nelle sue tecniche e nel suo rapporto con la società.

La sua eredità rimane nei libri che ha scritto, nelle raccolte che ha contribuito a valorizzare e nelle istituzioni nate anche grazie al suo lavoro. Soprattutto, resta il percorso con cui ha dato struttura e riconoscimento agli studi sulla fotografia in Italia, facendo della storia delle immagini una disciplina da insegnare, conservare e trasmettere.

“Con la sua scomparsa”, scrive il CRAF in un messaggio, “perdiamo il pioniere che ha dato dignità accademica e storica alla fotografia in Italia, insegnandoci a leggere il mondo attraverso la luce e l’archivio. Il CRAF - Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, da lui fortemente voluto e co-fondato con Walter Liva, custodirà per sempre la sua straordinaria eredità intellettuale, la sua instancabile passione e la sua rigorosa dedizione alla memoria visiva del nostro Paese”.

Commenti

Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.