La celebre fotografia storica di Mussolini impiccato a testa in giù a Piazzale Loreto, trasformata in un manifesto e affissa nella vetrina di uno studio d’arte nel centro di Volterra (Pisa), è diventata il centro di una polemica politica. L’immagine mostra i corpi di Claretta Petacci, Benito Mussolini e Giuseppe Gelormini appesi nell’epilogo del Ventennio e, secondo quanto dichiarano gli autori, è stata scelta deliberatamente come provocazione. La sezione pisana del partito Futuro Nazionale ha invece chiesto la rimozione dell’opera e la sanzione dei responsabili, interpretando l’esposizione come una “istigazione all’odio di matrice comunista”. Al centro della vicenda c’è Prompt Dsgn Studio, spazio con sede in via Roma a Volterra, che nei giorni scorsi ha esposto il manifesto e, a seguito del clamore, ne ha spiegato pubblicamente le intenzioni. Il testo diffuso dallo studio definisce l’immagine un documento storico, cioè una fotografia d’archivio relativa a Piazzale Loreto, e collega la scelta alla volontà di costruire un’opera volutamente provocatoria. Prompt Dsgn afferma che “il manifesto è esposto provocatoriamente per scuotere le coscienze in un momento storico e sociale in cui i partiti di estrema destra sono già al governo e crescono sempre di più nei consensi e nell’affermazione pubblica sempre più spregiudicata”.
La fotografia è stata esposta nella vetrina di Prompt Dsgn Studio, spazio di via Roma già utilizzato per attività espositive: il manifesto contestato non nasce quindi come immagine casualmente comparsa nello spazio pubblico, ma come intervento intenzionale all’interno dell’attività dello studio. È lo stesso Prompt Dsgn a chiarire, nella propria presa di posizione, che la fotografia è stata utilizzata in modo deliberatamente polemico. Gli autori la inseriscono nel loro manifesto “Teoria del Dissacrare, ovvero Teoria del Sentire”, legato anche all’associazione culturale e al movimento artistico internazionale ULTRAVANTGARDE. Nel manifesto pubblicato online, Prompt Dsgn insiste sui temi della libertà individuale, della messa in discussione dei dogmi e del rapporto fra individuo e collettività.
È soprattutto la scelta dell’immagine, però, ad aver trasformato l’intervento in una questione politica: la fotografia di Piazzale Loreto porta del resto con sé un riferimento storico immediatamente riconoscibile e fortemente connotato. Nel caso specifico, inoltre, il suo significato viene esplicitamente collegato dagli autori alla polemica contemporanea sulla destra italiana e alla circolazione pubblica delle idee di Futuro Nazionale. Prompt Dsgn spiega infatti di avere cercato una forma di immedesimazione polemica nella visione associata alle rivendicazioni del partito di estrema destra, precisando al tempo stesso di considerare il proprio manifesto un’espressione artistica, filosofica e culturale apolitica e laica e di voler prendere le distanze da qualsiasi fazione storica o contemporanea.
La protesta contro il manifesto è partita da Mario Palmieri, responsabile provinciale di Futuro Nazionale. In una dichiarazione diffusa dal movimento, Palmieri sostiene che quanto esposto “non è arte, ma pura istigazione all’odio di matrice comunista” e considera “inaccettabile che in una via centralissima, frequentata da migliaia di turisti e famiglie, siano consentite simili provocazioni”. La richiesta formulata da Futuro Nazionale è duplice: rimuovere il manifesto e sanzionare i responsabili. “Quando si vuole attaccare la destra, il richiamo al Ventennio diventa improvvisamente arte impegnata e non suscita scandalo”, conclude Palmieri nel comunicato, chiedendo all’amministrazione comunale di Volterra di chiarire se fosse a conoscenza dell’esposizione e se intenda intervenire.
La discussione si è però rapidamente spostata sul confine fra espressione artistica, provocazione politica e comunicazione pubblica. È proprio su questo terreno che le due posizioni divergono: Prompt Dsgn sostiene infatti che il manifesto sia stato concepito per provocare una reazione. Nella propria replica lo studio afferma che la scelta è stata compiuta in un momento in cui le forze della destra estrema hanno acquisito una presenza sempre maggiore nella politica e nel dibattito pubblico. Nel frattempo, Prompt Dsgn ha aggiunto un ulteriore elemento alla propria ricostruzione: secondo lo studio, la vicenda sarebbe stata segnalata loro dal sindaco di Volterra Giacomo Santi il 25 settembre, quando il manifesto aveva ormai attirato l’attenzione della cronaca provinciale. Gli autori contestano inoltre il modo in cui la loro attività è stata raccontata da alcune testate locali, lamentando che siano stati pubblicati l’indirizzo dello studio e immagini nelle quali sarebbe riconoscibile l’insegna, senza che prima fosse stata richiesta una loro posizione sulla vicenda.
Prompt Dsgn, nella sua replica, afferma di percepire come intimidatoria la richiesta di rimozione e sanzione e richiama a sua volta il rischio che la repressione di un’espressione di dissenso possa trasformarsi in una limitazione della libertà di espressione. Al momento, non risulta sia stata accertata dalle autorità una responsabilità penale per il manifesto.
Il nodo centrale rimane quindi l’uso dell’immagine di Piazzale Loreto. La fotografia non viene impiegata da Prompt Dsgn per documentare un evento storico in senso strettamente espositivo: viene sottratta al suo contesto originario e ricollocata in una vetrina del centro di Volterra, accompagnata da un messaggio che gli autori intendono come provocazione contemporanea. Ed è precisamente questo passaggio dalla memoria alla riattivazione dell’immagine nel presente a rendere il manifesto oggetto di una disputa. Nel proprio manifesto teorico, Prompt Dsgn presenta la pratica del “dissacrare” come una forma di messa in discussione delle convinzioni consolidate. Il testo insiste sulla necessità di sottrarsi ai dogmi e di ripensare il rapporto tra individuo e collettività, pertanto l’operazione realizzata nella vetrina di via Roma sembra collocarsi, secondo la dichiarazione dello studio, nella stessa logica, ovvero utilizzare un’immagine fortemente connotata per costringere chi la incontra a confrontarsi con una memoria e con il modo in cui quella memoria viene utilizzata nel presente.
La polemica si inserisce così anche nel più ampio dibattito sul rapporto tra arte contemporanea e politica anche se, nel caso di Volterra, il punto di partenza è molto concreto, ovvero una celeberrima fotografia del 1945, riprodotta su un manifesto, affissa in una vetrina e deliberatamente utilizzata come immagine capace di evocare la conclusione della più traumatica vicenda della storia italiana del Novecento. Per ora la vicenda rimane sul piano del significato di un’immagine e del diritto di utilizzarla nello spazio pubblico come strumento di espressione artistica. La fotografia di Piazzale Loreto, rimessa in circolazione a Volterra a distanza di oltre ottant’anni dagli eventi che documenta, ha finito così per produrre un nuovo episodio di conflitto intorno alla memoria del fascismo e al modo in cui quella memoria viene chiamata in causa nel dibattito politico contemporaneo. E forse era proprio questo l’obiettivo della provocazione.
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