Una Venezia fatta di luce, materia e spazio va protagonista sul mercato dell’arte. È Concetto Spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco, una delle opere più significative della celebre serie Venezia di Lucio Fontana, che il 22 ottobre sarà il fulcro della prossima asta serale di Christie’s 20°/21° secolo: Asta serale di Parigi con Thinking Italian. Il dipinto, realizzato nel 1961 e proposto per la prima volta sul mercato, arriva all’incanto con una stima di 5.500.000-7.500.000 di euro.
L’opera fu presentata per la prima volta nello stesso anno della sua realizzazione, a Palazzo Grassi a Venezia, dove rimase esposta da luglio a ottobre. Oltre quarant’anni più tardi, il dipinto è tornato al centro dell’attenzione internazionale attraverso importanti esposizioni museali: tra il 2006 e il 2007 è stato infatti presentato alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e successivamente al Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
Realizzato nel 1961, Mezzogiorno in Piazza S. Marco appartiene al ristretto nucleo delle ventidue opere della serie Venezia, una delle più celebri e innovative della produzione di Fontana. Rispetto agli altri Concetti Spaziali, questi lavori sono strettamente legati a luoghi, momenti della giornata e condizioni atmosferiche della città lagunare. Venezia diventa così per l’artista un vero laboratorio per indagare lo spazio attraverso la luce, il colore e la materia, trasformando un luogo reale in un’esperienza percettiva.
Nel dipinto destinato all’asta, Fontana concentra l’attenzione sulla luce del mezzogiorno in Piazza San Marco. I mosaici dorati della Basilica diventano il punto di partenza per una composizione dominata da un intenso giallo luminoso, attraversato da un grande anello dorato e dalle caratteristiche perforazioni dell’artista. Con pochi elementi, Fontana riesce a evocare contemporaneamente l’identità monumentale di Venezia e quella dimensione spaziale e cosmica che costituisce il cuore della sua ricerca.
La serie Venezia rappresenta una fase decisiva nell’evoluzione dell’artista e segna un ampliamento delle sperimentazioni già avviate con i celebri Attese. A cambiare non è soltanto il colore, ma anche il modo di concepire la superficie pittorica, che diventa sempre più materica e tridimensionale. Per ottenere questi effetti, Fontana utilizza una particolare pittura sintetica ad asciugatura rapida, capace di conservare solchi, impronte e rilievi. Spatole, strumenti e mani diventano così parte integrante del processo creativo. La tela non è più soltanto un supporto sul quale applicare il colore, ma una superficie da costruire e modellare quasi come una scultura.
In Mezzogiorno in Piazza S. Marco, il giallo assume così una straordinaria intensità, quasi fosse luce trasformata in materia, mentre l’anello dorato emerge come elemento scultoreo e fulcro della composizione. Fontana supera ancora una volta il confine tra pittura e scultura e trasforma la tela in uno spazio aperto e dinamico, nel quale luce, materia e gesto diventano gli strumenti per raccontare una Venezia sospesa tra esperienza concreta e dimensione cosmica.
“Capolavoro dell’arte italiana del dopoguerra, il dipinto è rimasto nella stessa collezione di famiglia per oltre quarant’anni, essendo pervenuto direttamente dal suo proprietario originale. Acquistato dal rinomato collezionista italiano e fondatore di Palazzo Grassi Paolo Marinotti, l’opera è rimasta in gran parte nascosta al pubblico, essendo stata esposta pubblicamente solo tre volte nella sua storia”, ha dichiarato Mariolina Bassetti, Presidente del Dipartimento di Arte del Dopoguerra e Contemporanea per l’Europa Continentale.
Per inviare il commento devi
accedere
o
registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo
l’accesso.