Pubblicità

A Firenze i tessuti di Stefano Bardini raccontano il mercato internazionale dell’arte e del lusso

di Redazione 02/11/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: Arte tessile


Dal 30 ottobre al 31 gennaio 2027 il Museo Stefano Bardini presenta oltre cinquanta opere, alcune inedite, tra arazzi, tappeti, abiti storici e documenti d’archivio. La mostra ricostruisce il ruolo dei manufatti tessili nell’attività dell’antiquario e dei figli Emma e Ugo.

Pubblicità
Pubblicità

Sete preziose, tappeti orientali, arazzi, abiti storici e documenti d’archivio restituiscono la complessa rete di relazioni commerciali, artistiche e artigianali costruita da Stefano Bardini, celebre antiquario fiorentino, e dai figli Emma e Ugo. Dal 30 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 il Museo Stefano Bardini di Firenze ospita Officina Bardini. Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi, terzo appuntamento del ciclo espositivo dedicato alla famiglia e alla sua eredità. La mostra presenta oltre cinquanta opere appartenenti all’Eredità Bardini, alcune delle quali inedite, in dialogo con le collezioni civiche e con prestiti di altre istituzioni museali.

Pubblicità
Pubblicità

L’esposizione arriva dopo Officina Bardini (2022), organizzata nel centenario della morte dell’antiquario, e Officina Bardini: l’arte del legno (2024). Il nuovo progetto è il risultato di due anni di ricerche, studi e restauri ed è promosso dal Comune di Firenze – Servizio Soprintendente Musei Comunali, dal Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo e Galleria Mozzi Bardini e dalla Fondazione MUS.E. La curatela è affidata a Marco Betti, Marco Mozzo e Rosario Ruggiero Terrone, con il coordinamento scientifico di Carlo Francini e Valentina Zucchi. L’iniziativa rinnova la collaborazione avviata nel 2022 per la valorizzazione del patrimonio dell’Eredità Bardini e delle raccolte del museo.

Pubblicità
Pubblicità

Articolato in cinque sezioni tematiche, distribuite tra il piano terra e il primo piano, il percorso espositivo affronta il ruolo dei manufatti tessili nell’attività della famiglia. Per Bardini e i suoi figli, infatti, questi oggetti non rappresentavano soltanto beni da collezionare, ma anche strumenti di affermazione sociale, merci ricercate e modelli per la produzione contemporanea. Dipinti, fotografie, corrispondenze, ricevute, inventari e manufatti documentano un’impresa internazionale capace di mettere in relazione botteghe, restauratori, manifatture, collezionisti e musei.

Pubblicità
Pubblicità
Veduta dell'allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell’allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell'allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell’allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci

La prima sezione è dedicata allo stile della famiglia Bardini, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento costruì la propria immagine pubblica anche attraverso l’eleganza e il lusso. Emma, pittrice e intellettuale poliglotta, personalizzava gli abiti con applicazioni decorative ricercate: in mostra sono presentati alcuni elementi del suo guardaroba e sandali di Salvatore Ferragamo con suola in sughero, accompagnati dalle relative ricevute. Ugo, artista e collezionista, incarnava invece il modello del dandy. Ritratti e documenti privati permettono di ricostruire gli ambienti, le relazioni sociali e i ricevimenti organizzati a Villa Bardini.

La dimensione internazionale dell’attività emerge dalla documentazione relativa ai fornitori e agli acquirenti. Dalle botteghe fiorentine alle manifatture di Parigi, Berlino e Londra, Bardini si procurava lane, sete, velluti e manufatti antichi attraverso una rete di corrispondenti, tra cui il collezionista e commerciante Adolf von Beckerath e il fornitore parigino Pierre Legendre. La clientela comprendeva importanti musei di arti applicate e collezionisti europei e americani. Tra gli episodi ricostruiti figurano i rapporti con il South Kensington Museum di Londra, che acquistò anche un frammento di tappeto persiano raccomandato da William Morris, e con lo storico dell’arte Wilhelm von Bode.

Inventari, campionari, libri e fotografie costituivano strumenti fondamentali per la gestione dell’impresa. Frammenti tessili ancora provvisti di cartellini numerati, registri commerciali, repertori bibliografici e l’album fotografico Collection Bardini, Étoffes anciennes documentano un sistema di catalogazione e promozione che consentiva di studiare gli oggetti, ricostruirne la provenienza e presentarli a una clientela internazionale.

Veduta dell'allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell’allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell'allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell’allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci

Una sezione approfondisce la storia degli arazzi, spesso sottoposti a interventi di ricomposizione e adattamento per rispondere alle richieste del mercato antiquario. Fotografie e documenti d’archivio permettono di seguire le vicende della serie delle Quattro Stagioni, probabilmente destinata in origine a Palazzo Salviati al Corso, e il riutilizzo di frammenti antichi come rivestimenti per arredi. Tra le opere esposte figurano anche due sedie rivestite con arazzo mille fleurs, provenienti dalla Villa medicea di Cerreto Guidi.

Il laboratorio degli arazzi rappresenta un ulteriore capitolo della mostra, con particolare attenzione al lavoro delle maestranze femminili. Una lettera del 1899 documenta il progetto di Stefano Bardini di affidare la sorveglianza del laboratorio alle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e di formare nuove lavoranti specializzate. Un elenco del 1900 registra ventitré operaie, molte delle quali giovanissime. Lettere, regolamenti e richieste di sostegno economico restituiscono informazioni sulle tecniche di tessitura e restauro, ma anche sulle condizioni concrete del lavoro. Il laboratorio cessò l’attività nel 1901, mentre altre competenze artigianali continuarono a essere impiegate nell’impresa.

Il percorso prosegue con i tappeti orientali, protagonisti del mercato antiquario e degli studi sulle arti islamiche tra Ottocento e Novecento. Le memorie di Emma ricordano la vendita di un tappeto al barone Adolphe de Rothschild, mentre fotografie, pubblicazioni e corrispondenze testimoniano l’interesse di studiosi e manifatture europee per questi manufatti. Gli esemplari esposti, insieme a un pezzo che documenta le pratiche di lavorazione o restauro, illustrano il rapporto tra oggetti antichi, modelli decorativi e produzioni moderne.

Veduta dell'allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci
Veduta dell’allestimento Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi. Foto: Carlotta Nucci

Ai tessuti antichi è dedicata la ricostruzione di una vetrina della cosiddetta “Stanza delle stoffe”, allestita da Ugo Bardini a Palazzo Mozzi e riproposta con i manufatti originali sulla base di fotografie degli anni Settanta. Velluti, damaschi, lampassi e taffetas dal Quattrocento al Settecento restituiscono il gusto espositivo della famiglia. La selezione è affiancata da tessuti e merletti della Collezione Funghini del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo. La documentazione ricorda inoltre l’invito rivolto a Stefano Bardini per l’Esposizione dei Tessuti e Merletti di Roma del 1887, sebbene il suo nome non compaia nel catalogo. Il dialogo tra tradizione e produzione contemporanea è documentato anche dai tessuti di Mariano Fortuny, ispirati a motivi decorativi storici.

L’ultima sezione è dedicata agli abiti storici, con capi e accessori dal Rinascimento al Settecento: una camicia femminile cinquecentesca in lino ornata di ricami, un corpetto seicentesco in velluto genovese, una marsina maschile settecentesca con gilet coordinato, copricapi e borse. Gli interventi di restauro hanno consentito di recuperare e approfondire la conoscenza dei materiali, dei tagli sartoriali e delle decorazioni.

I restauri e le collaborazioni scientifiche costituiscono una parte integrante del progetto. L’Opificio delle Pietre Dure ha partecipato con i propri settori specializzati nel restauro di manufatti tessili, arazzi e tappeti, oltre che di materiali cartacei e membranacei. Alle indagini scientifiche hanno contribuito il CNR-INO e il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa. Un ruolo centrale è stato svolto anche dall’Archivio storico Eredità Bardini della Direzione regionale Musei nazionali Toscana – MiC, interessato dal 2019 da un’attività di schedatura e digitalizzazione in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze, la Fondazione Memofonte e l’Università degli Studi di Udine.

Del comitato promotore fanno parte, oltre agli enti responsabili del progetto, l’Opificio delle Pietre Dure, l’Università degli Studi di Firenze attraverso il DIDA – Laboratorio Architettura e Autocostruzione e il SAGAS – Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo, e la Fondazione Memofonte. Tra gli enti prestatori figurano il Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo – Direzione regionale Musei nazionali Toscana – MiC e le Ville e Residenze monumentali Fiorentine, con la Villa medicea di Cerreto Guidi e il Museo della Caccia e del Territorio.

Dichiarazioni

“Con la terza edizione di Officina Bardini rinnoviamo il nostro impegno nella valorizzazione di uno dei patrimoni più affascinanti della storia artistica e culturale di Firenze”, ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini. “Trame rivelate ci accompagna alla scoperta di tessuti, tappeti e arazzi, restituendo non soltanto la bellezza e la raffinatezza di questi manufatti, ma anche le storie, i saperi artigianali e le relazioni internazionali che hanno contribuito a fare di Stefano Bardini una figura di riferimento nel mondo dell’antiquariato. Questa mostra ha il merito di portare alla luce opere e documenti preziosi, alcuni dei quali presentati per la prima volta al pubblico, e di raccontare un patrimonio che continua a rivelare nuove prospettive di studio e conoscenza. È anche un’occasione per riscoprire il valore delle competenze artigianali, del restauro e della trasmissione dei saperi, elementi fondamentali della nostra identità culturale. Desidero ringraziare il Soprintendente ai Musei Comunali Carlo Francini e la coordinatrice scientifica della Fondazione MUS.E Valentina Zucchi per il lavoro svolto e per il contributo scientifico e organizzativo che ha reso possibile questa nuova edizione di Officina Bardini, insieme a tutte le istituzioni e ai professionisti che hanno collaborato alla realizzazione del progetto”.

"Questa terza mostra monografica Officina Bardini: Trame rivelate", ha sottolineato Carlotta Paola Brovadan, direttrice regionale Musei nazionali Toscana del Mic, “oltre a confermare e rafforzare la partnership con tutte le istituzioni coinvolte, grazie al lavoro dei curatori storici dell’arte della direzione offre per la prima volta agli occhi dei visitatori e degli esperti l’opportunità di riscoprire un caleidoscopio di opere tessili, tra arazzi, tappeti e preziosi pezzi inediti, che compone la ricchissima Eredità Bardini. Inoltre offre anche la possibilità di apprezzare concretamente il lavoro certosino di ricerca e studio dell’Archivio Bardini a tutela di una memoria preziosa finalizzata alla valorizzazione di un patrimonio straordinario”.

"La mostra Officina Bardini. Trame rivelate“, spiegano i curatori, ”è il frutto di un articolato lavoro di ricerca durato due anni e offre un viaggio inedito e suggestivo nel mondo dell’arte tessile e della moda attraverso le opere e gli oggetti collezionati, commerciati e lavorati da Stefano, Emma e Ugo Bardini. Il percorso espositivo si snoda attraverso una ricca selezione di opere e testimonianze, affiancate da strumenti di lavoro, documenti d’archivio, fotografie d’epoca e cataloghi d’asta, che illuminano, da prospettive diverse, la fitta trama di relazioni intessute dai Bardini: dai facoltosi magnati americani della Gilded Age agli studiosi e ai direttori di museo, fino a grandi protagonisti del Novecento come Gabriele d’Annunzio. La mostra intende così ampliare lo sguardo sulle vicende dei laboratori e delle maestranze, mettendo in dialogo manufatti antichi e moderni, espressione di una sensibilità estetica aggiornata sul gusto dell’Art Nouveau. Tra le opere esposte figurano tappeti di particolare interesse, tra cui uno inedito firmato da Paul Follot, prestigiosi arazzi di provenienza Borghese e manufatti tessili come il tessuto Fortuny. A questi si affianca una selezione di abiti e accessori storici: dalla camicia femminile in lino del XVI secolo al corpetto barocco, dalla marsina settecentesca ai sandali Ferragamo con zeppa in sughero appartenuti a Emma Bardini. Nel loro insieme, queste testimonianze restituiscono la vivacità di un’”Officina” e la ricchezza di un’attitudine collezionistica guidata da un intuito lungimirante e da una straordinaria sensibilità estetica, capaci di conservare, ancora oggi, una sorprendente attualità".

Informazioni pratiche

Orari: da venerdì a lunedì, ore 11.00–17.00

Biglietti: intero € 10; ridotto € 7.

Informazioni sulla mostra

Titolo mostraOfficina Bardini. Trame rivelate: i tessuti, i tappeti e gli arazzi
CittàFirenze
SedeMuseo Stefano Bardini
DateDal 30/10/2026 al 31/01/2027
CuratoriRosario Ruggiero Terrone, Marco Mozzo, Marco Betti
TemiArte tessile

Commenti

Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.