Dal 26 settembre al 7 novembre 2026 la Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo per l’Arte Contemporanea presenta, nell’ex Chiesa delle Dimesse a Thiene, in provincia di Vicenza, The leaves were brighter than the grass, mostra personale di Kate Newby (1979, Aotearoa, Nuova Zelanda), a cura di Lisa Modiano. L’inaugurazione è prevista per sabato 26 settembre alle ore 17.
La mostra nasce dalla pratica site-specific dell’artista neozelandese, sviluppata a partire dall’osservazione dei luoghi e delle loro caratteristiche. Architettura, luce e materiali si intrecciano con gli usi degli spazi, i percorsi e gli elementi che normalmente restano ai margini dell’attenzione. Attraverso sculture e installazioni realizzate prevalentemente a mano, Newby interviene sugli ambienti senza occuparli, modificandone piuttosto la percezione. Ceramica, vetro, tessuti, materiali e oggetti raccolti diventano strumenti di una ricerca che mette in relazione materia, spazio ed esperienza.
Da oltre vent’anni l’artista porta avanti una pratica internazionale che amplia progressivamente il campo della scultura, mettendo in discussione i confini tra oggetto, architettura, paesaggio e vita quotidiana. Il suo lavoro si è sviluppato attraverso mostre, commissioni pubbliche e progetti museali in Europa, Asia, Australia, Medio Oriente e Nord America, spesso in luoghi esterni ai tradizionali centri del mondo dell’arte contemporanea. Finestre, pavimentazioni, pareti, porte e paesaggi entrano così nella ricerca come elementi attivi, con cui le opere stabiliscono una relazione diretta.
“Considero il mio lavoro come la creazione di uno spazio in cui possano accadere delle cose”, afferma Newby.
Anche il movimento del pubblico costituisce parte dell’esperienza. Camminare, attraversare uno spazio, toccare o scegliere una direzione diventano azioni attraverso cui l’opera viene percepita. Le sculture non sono quindi concepite soltanto come oggetti da osservare, ma come interventi capaci di agire sullo spazio e sull’attenzione, portando in primo piano elementi normalmente lasciati sullo sfondo.
È in questa prospettiva che si sviluppa anche l’attenzione di Newby per il quotidiano. Materiali trovati, oggetti trascurati, dettagli minimi e situazioni ordinarie vengono sottratti alla loro condizione marginale e acquistano una nuova evidenza. L’artista non ricerca necessariamente un momento separato dalla realtà, ma inserisce l’esperienza artistica in ciò che è già presente e disponibile allo sguardo, anche quando appare ordinario o inosservato.
Per la Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo questo approccio si confronta con un luogo caratterizzato dalla stratificazione di epoche e linguaggi. La mostra prende infatti forma nell’ex Chiesa delle Dimesse, edificio settecentesco oggi sede della Fondazione, che conserva tracce della propria funzione religiosa e diversi elementi riconducibili al tardo Barocco: stucchi, statue, nicchie, l’altare in marmo policromo e il portale in larice intagliato. Il percorso espositivo raggiunge anche l’ampliamento contemporaneo adiacente alla cappella, caratterizzato da pareti bianche e da un’illuminazione minimale al neon, in netto contrasto con l’apparato storico della chiesa.
È proprio dal confronto tra queste diverse condizioni architettoniche ed estetiche che prende avvio l’intervento di Newby. Nella chiesa, ai piedi dell’altare vuoto, una grande installazione riunisce migliaia di pozzanghere in porcellana incorporate con vetri colorati. L’insieme assume l’aspetto di un’offerta lasciata dal mare, senza tuttavia rivendicare una funzione o un significato sacro. Le sculture vengono descritte come anti-reliquie e riprendono alcuni elementi ricorrenti nella ricerca dell’artista: l’attenzione per il frammento, il dettaglio minimo e l’oggetto recuperato.
Negli spazi contemporanei adiacenti alla chiesa il percorso prosegue con un gruppo di pozzanghere in gres di dimensioni maggiori, un carillon a vento blu e un’installazione composta da numerose corde disposte all’interno di una costellazione di elementi in vetro e bronzo realizzati dall’artista. Il lavoro attraversa lo spazio espositivo e invita il pubblico a camminare sotto e attraverso l’installazione, sperimentando punti di vista differenti e modificando così il rapporto con l’opera e con l’ambiente.
Nei due contesti le opere stabiliscono una relazione tra la ricchezza ornamentale dell’architettura storica e la sobrietà degli spazi contemporanei. Ne deriva una tensione tra struttura duratura e gesto effimero, materiali modesti e contesto prezioso, interventi misurati e dimensione monumentale dell’edificio. Se il Barocco costruisce la propria presenza attraverso abbondanza, accumulazione, decorazione e teatralità della luce, Newby interviene invece attraverso sottrazione, misura e attenzione al vuoto.
Un ulteriore elemento di relazione con lo spazio è costituito dalle tracce del lavoro manuale. Le sculture conservano infatti le impronte delle mani e delle dita dell’artista e, in alcuni casi, anche quelle di gomiti e ginocchia. Il corpo non viene rappresentato, ma rimane riconoscibile nella materia attraverso il gesto che l’ha prodotta. Il riferimento al monumento lascia così spazio a quello della traccia, intesa come segno di un’azione e di una presenza che si manifesta attraverso la materia.
The leaves were brighter than the grass mette quindi in relazione tre diverse dimensioni dello spazio espositivo: quella monumentale e religiosa della chiesa barocca, quella spoglia e neutra dell’architettura contemporanea e quella minimale e terrena introdotta dalle opere di Newby. Le sue sculture non si sovrappongono all’architettura, ma vi si inseriscono temporaneamente e assumono anche la funzione di nuovi elementi ornamentali e modificando la percezione del luogo.
| Titolo mostra | The leaves were brighter than the grass | Città | Thiene | Sede | Ex Chiesa delle Dimesse | Date | Dal 26/09/2026 al 07/11/2026 | Artisti | Kate Newby | Curatori | Lisa Modiano | Temi | Arte contemporanea |
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