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A mio non modesto avviso. Sulla visibilità dell'arte italiana fuori dall'Italia

Categorie: Opinioni / Argomenti: Arte contemporanea


Visibilità dell’arte italiana fuori dall’Italia? Secondo Giacinto Di Pietrantonio, il vero problema non è tanto l’assenza o la pochissima presenza della nostra arte nelle maggiori manifestazioni internazionali, ma che questo venga percepito come un problema, perché secondo lui è un falso problema.

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Visibilità-invisibilità dell’arte italiana fuori dall’Italia è il tema che maggiormente ricorre nei discorsi che si fanno, almeno dagli ultimi due decenni, all’interno del mondo dell’arte italiana. Tuttavia, a mio non modesto avviso, il vero problema non è tanto l’assenza o la pochissima presenza della nostra arte nelle maggiori manifestazioni internazionali, ma che questo venga percepito come un problema, essendo, sempre a mio non modesto avviso, un falso problema. Il vero problema sarebbe fregarsene della nostra più o meno presenza in questi contesti e concentrarsi sull’idea dell’arte che non è la produzione delle opere, dato che queste costituiscono il punto d’arrivo. Difatti quello che è venuto a mancare da noi è il dibattito sull’arte concepito al di fuori del suo pur necessario sistema, altrimenti non si spiegherebbe come mai gli ultimi due movimenti internazionali italiani, Arte Povera e Transavanguardia, si siano affermati quando il fatidico sistema dell’arte in Italia non esisteva quasi.

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Ad esempio, fino agli anni Ottanta non vi erano musei dedicati all’arte moderna e contemporanea se pensiamo che la GNAM oggi GNAMC allora sonnecchiava, mentre il Museo di Rivoli nasceva nel 1984, il Centro Pecci nel 1989, la GAMeC nel 1990, fino a superare il numero di trenta oggi; le gallerie significative contavano sulle dita di una sola mano, per non parlare delle Fondazioni per l’arte contemporanea, come la Sandretto, Trussardi, Ratti per non fare che pochi esempi. Ciò dimostra che per noi lo sviluppo del sistema dell’arte ha agito al contrario, nel senso che più questo si è sviluppato e più l’arte italiana ha perso visibilità. E basterebbe questo a confermare quanto vado dicendo.

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Maurizio Cattelan, Comedian (2019; banana e nastro adesivo)
Maurizio Cattelan, Comedian (2019; banana e nastro adesivo)
Rosa Barba, Aggregate States of Matters (2019; pellicola 35mm - colore, sonoro; 21:14 min.- e sistema di proiezione 35mm personalizzato; New York, The Museum of Modern Art New York) Foto: Walter Wlodarczyk © Rosa Barba - Immagine digitale © 2024 The Museum of Modern Art, New York
Rosa Barba, Aggregate States of Matters (2019; pellicola 35mm - colore, sonoro; 21:14 min.- e sistema di proiezione 35mm personalizzato; New York, The Museum of Modern Art New York) Foto: Walter Wlodarczyk © Rosa Barba - Immagine digitale © 2024 The Museum of Modern Art, New York

Va sottolineato che ciò non accade solo nel mondo dell’arte, ma in generale nel paese. Dal mio non modesto punto di vista è da anni che osservo il non interesse da parte di critici, curatori, istituzioni, stranieri nei confronti dell’arte italiana. Certo, ci sono delle rare eccezioni legate all’individualità di pochi artisti che agiscono per conto proprio e non con l’idea di essere parte e/o espressione di una nazione come Cattelan, Bonvicini, Rosa Barba, che sono invitati nelle rassegne non in virtù del fatto che siano espressione di un paese, ma per le loro proposte come individui. Fino agli inizi degli anni Ottanta all’estero pensavano che venire a vedere cosa succedeva in Italia fosse qualcosa di imprescindibile. Paul Maenz, uno dei maggiori galleristi del tempo, agli inizi degli anni Ottanta mi disse: “Noi non possiamo fare a meno di venire in Italia, perché è il paese dell’arte e quindi pensiamo che ci siano artisti come dimostrano gli artisti di Arte Cifra”. Arte Cifra era il nome con cui veniva chiamato in Germania quello che noi chiamiamo Transavanguardia. Oggi nessuno, fuori dall’Italia, la pensa come Maenz, il quale esprimeva un pensiero generale che dalla fine degli anni ottanta in avanti è venuto meno, non perché non ci siano bravi artisti e artiste, ma in quanto manca un dibattito forte e necessario dell’arte che noi possiamo offrire al mondo.

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A mio non modesto avviso la questione non è se le opere siano più o meno belle, ma se queste sono rappresentative in modo non didascalico anche di questioni che riguardano il mondo. Finché con un dibattito sull’idea dell’arte non si risolve questo nodo, cosa che ovviamente non si può fare, come spesso molti pensano, a tavolino, l’Italia continuerà a rimanere esclusa dai discorsi e luoghi dell’arte mondiale.

Questo contributo è stato pubblicato originariamente sul n. 28 della nostra rivista cartacea Finestre sull’Arte on paper, erroneamente in forma ridotta. Clicca qui per abbonarti.

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