di Redazione 27/10/2026
Categorie: Viaggi
/ Argomenti: Marche - Ancona - Turismo culturale
Questo contenuto è in collaborazione con: Fondazione Marche Cultura
Dalla Fabriano medievale alle residenze storiche della Vallesina, la Rete regionale promossa da Fondazione Marche Cultura riunisce dimore, complessi architettonici e parchi di Ancona che raccontano la storia del territorio marchigiano.
Nelle Marche, la provincia di Ancona custodisce un patrimonio storico e architettonico che comprende palazzi medievali, residenze settecentesche, ville di campagna e parchi storici. Sono luoghi che documentano le trasformazioni politiche e sociali del territorio, le vicende delle famiglie che li hanno abitati e il rapporto tra architettura e paesaggio. Alcuni sorgono nei centri storici, altri si trovano immersi nella campagna, lontano dai principali itinerari turistici.
Per renderli più riconoscibili e favorirne la conoscenza, la Regione Marche, attraverso Fondazione Marche Cultura, ha avviato un percorso di censimento e valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico regionale. La Rete, attiva dal 2023 e in progressiva espansione, comprende attualmente 34 beni distribuiti nelle cinque province marchigiane, suddivisi in diverse tipologie: castelli, complessi monumentali e architettonico-paesaggistici, dimore, parchi e giardini, ville.
Il progetto punta a raccogliere e organizzare le informazioni sui singoli luoghi, documentarne la storia e renderle accessibili attraverso testi, immagini e altri contenuti. L’obiettivo è mettere in relazione beni differenti, proprietari, gestori, istituzioni e territori, favorendo la conoscenza del patrimonio e, quando possibile, la visita. In provincia di Ancona sono sei i luoghi inseriti nella Rete: il Palazzo del Podestà e il Palazzo Comunale (Palazzo Chiavelli) di Fabriano, Palazzo Pianetti Tesei a Jesi, Villa Salvati a Monte Roberto, Villa Sant’Amico a Morro d’Alba e Villa Nappi con il suo parco a Polverigi.
Fabriano, il Palazzo del Podestà
Nel centro storico di Fabriano, il Palazzo del Podestà (situato in Largo Bartolo da Sassoferrato) è uno degli edifici che meglio testimoniano le origini medievali della città. La sua costruzione iniziò nel 1255, nel punto in cui si incontravano i due nuclei abitativi originari e i quattro quartieri fondativi. La struttura si articola in tre corpi realizzati in pietra bianca di Vallemontagnana, il cui colore crea un contrasto con il rosso dei mattoni degli edifici circostanti.
A caratterizzare il palazzo è soprattutto il corpo centrale, scandito da trifore e sostenuto da un ampio voltone a sesto acuto con un’altezza di 11,70 metri, una larghezza di 9,75 metri e uno sviluppo longitudinale di 15,60 metri. In origine, al di sotto dell’arco scorreva un ramo del fiume cittadino, poi interrato e convertito nella principale via urbana. Nel 1325-1326, Ventura di Francesco decorò il voltone con affreschi che rappresentano scene di battaglia e una Ruota della Fortuna, allegoria della mutevolezza della sorte.
La storia dell’edificio è legata alle trasformazioni istituzionali di Fabriano: fu sede del Podestà, del Capitano del Popolo e, in seguito, dei governatori pontifici. Un importante intervento di recupero venne realizzato tra il 1911 e il 1922 dall’architetto Icilio Bocci, che ricostruì anche la merlatura ghibellina, perduta nel corso dei secoli, restituendo al palazzo parte della sua configurazione medievale.
Fabriano, il Palazzo Comunale o Palazzo Chiavelli
Sempre in Piazza del Comune, il Palazzo Comunale, noto anche come Palazzo Chiavelli, ha origine nel XIV secolo, quando fu costruito come corte o curia della famiglia che governava Fabriano. Come riferito dal portale Visit Fabriano, dopo l’eccidio che sterminò i Chiavelli, l’edificio fu acquisito da papa Niccolò V, che probabilmente vi soggiornò durante le sue visite alla città. In seguito Leone X lo concesse alla famiglia Cybo, che lo vendette nel 1547 alla comunità fabrianese, destinandolo a sede del magistrato.
Nel 1690 l’architetto Antonio Antonini di Collamato intervenne profondamente sulla struttura, conferendole la configurazione attuale. Della costruzione più antica restano soprattutto le volte a crociera con costoloni dell’androne e degli ambienti al piano terra, un tempo utilizzati dagli uffici della Polizia Urbana. Prima del terremoto del 1997, la sala consiliare ospitava una copia dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, eseguita da Umberto Giugni. Restaurata nel 2025, l’opera è oggi conservata nella Pinacoteca Civica Bruno Molajoli.
Il cortile custodisce inoltre un lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium, identificata con l’attuale Attiggio, Tuficum, nell’area di Borgo Tifico, e Sentinum, presso Sassoferrato.
Jesi, Palazzo Pianetti Tesei
A Jesi, in via XV Settembre, Palazzo Pianetti rappresenta uno dei principali esempi di architettura settecentesca della città. La famiglia Pianetti ne commissionò il progetto nel 1748 al pittore e architetto jesino Domenico Luigi Valeri.
L’edificio è articolato in un corpo centrale a due piani e due ali che si sviluppano verso il giardino all’italiana, delimitato da una terrazza che circonda il cortile. Al piano terra, l’ingresso con colonnato e copertura voltata si apre sul giardino e sul loggiato interno, dove si trovavano originariamente le scuderie e le botteghe. Uno scalone marmoreo a rampe sospese conduce ai piani superiori.
Nel 1859 l’architetto Angelo Angelucci realizzò alcuni interventi di restauro in occasione delle nozze tra Vincenzo Pianetti e Virginia Azzolino. Negli anni successivi, le difficoltà finanziarie della famiglia portarono prima all’affitto di alcuni ambienti e poi alla vendita dell’intera proprietà.
Nel 1901 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Tesei, ultima proprietaria prima della graduale acquisizione parziale da parte del Comune di Jesi. Dal 1981 l’edificio ospita i Musei Civici, mantenendo una funzione pubblica e culturale all’interno del centro storico.
Monte Roberto, il complesso monumentale di Villa Salvati
Immersa nella campagna di Monte Roberto e raggiungibile attraverso un viale di tigli, Villa Salvati è una residenza storica che si distingue per l’architettura neoclassica e il rapporto con il paesaggio della Vallesina. Il complesso comprende la villa, il parco, il giardino, ampi spazi agricoli e una cappella privata dedicata a San Serafino. Dalla torre-terrazza panoramica dell’edificio si apre una veduta sulla Valle dell’Esino.
La struttura presenta una pianta a croce latina e una facciata monumentale impostata su uno zoccolo a bugnato. Il prospetto è caratterizzato da un portico con colonne ioniche, sormontato da un timpano, mentre la torre-terrazza completa la composizione architettonica. L’insieme riflette il ruolo della residenza come centro della proprietà agricola e testimonia il legame tra le dimore storiche e l’organizzazione del territorio.
Gli ambienti interni conservano affreschi, stucchi e decorazioni attribuite alla bottega di Felice Giani. L’ingresso è caratterizzato da una volta a botte con cassettoni e da due gallerie colonnate, mentre uno scalone monumentale a doppia rampa conduce al piano nobile, dove si concentrano alcuni degli spazi più importanti della villa.
Tra questi figura la Sala di Marte, un tempo utilizzata come salone delle feste, con una decorazione che raffigura il dio della guerra circondato dalle Grazie e da Venere. La Sala di Venere presenta una volta azzurra arricchita da motivi floreali, mentre la Sala degli Amorini conserva un soffitto affrescato realizzato con la tecnica della camorcanna. Le due gallerie sono decorate con motivi neoclassici, effetti illusionistici di trompe-l’œil e paesaggi bucolici di gusto romantico.
Al piano ammezzato si trova anche un teatrino destinato agli spettacoli privati e ai momenti di intrattenimento. L’articolazione degli ambienti e il programma decorativo documentano il prestigio raggiunto dalla famiglia Salvati e il gusto neoclassico che caratterizzò la residenza.
Morro d’Alba, il complesso di Villa Sant’Amico
Sulle colline tra Senigallia e la Vallesina, nel territorio di Morro d’Alba, Villa Sant’Amico si inserisce in un paesaggio che conserva testimonianze di epoca romana e medievale. Il complesso, sottoposto a tutela dal 1995, è circondato da un parco storico di circa 15 ettari, caratterizzato da alberature monumentali e da una notevole varietà botanica. Tra gli elementi più notevoli figurano un viale vincolato di lecci di circa tre secoli, una quercia di 400 anni, una rara sequoia e un’antica photinia, insieme a numerose altre specie arboree.
Le origini della villa risalgono al Settecento, quando fu realizzata come residenza di villeggiatura dei conti Roberti di Cingoli. La prima attestazione compare nei catasti vaticani del 1722. Tra il 1789 e il 1880 l’edificio venne ampliato fino a raggiungere l’aspetto attuale: quattro piani fuori terra, un seminterrato e una torretta, per un totale di circa cinquanta ambienti, alcuni dei quali conservano decorazioni ad affresco. La residenza disponeva già di un sistema di riscaldamento ad aria e a pavimento, progettato da un ingegnere tedesco e considerato innovativo per l’epoca.
La proprietà comprende diversi edifici collegati da una rete di tunnel. Ne fanno parte le antiche scuderie, la chiesa con cripta e l’edificio annesso della canonica, oltre all’orangerie ottocentesca, riconoscibile per l’originale parete vetrata scandita da colonne in ghisa.
All’interno della tenuta si trova anche la cantina storica del 1850, ancora in attività. Gli spazi comprendono ambienti destinati alla produzione vinicola e una sala degustazione ricavata tra le botti antiche. L’attività agricola prosegue oggi su circa 50 ettari di vigneti destinati alla produzione di vini DOC e su uliveti storici, dai quali si ricava olio extravergine d’oliva. La villa e il parco documentano così la continuità del legame tra residenza storica, patrimonio vegetale e produzione agricola.
Polverigi, Villa Nappi e il parco
Situato su un colle panoramico a breve distanza dal centro storico di Polverigi, il Parco di Villa Nappi si estende per circa un ettaro e conserva un patrimonio arboreo caratterizzato dalla presenza di esemplari secolari. Tra le specie più diffuse figurano lecci, cipressi e pini domestici, che contribuiscono a definire l’aspetto dell’area verde.
Il parco fu realizzato alla fine dell’Ottocento secondo un asse est-ovest, lungo il quale si dispongono la villa e il belvedere. L’area è delimitata da mura e cancellate; sul lato meridionale, un sentiero perimetrale è sostenuto da grandi blocchi di arenaria, che seguono il dislivello del terreno.
Al centro del complesso sorge Villa Nappi, edificio in stile liberty costruito sui resti di un monastero risalente al XIII secolo. La residenza si sviluppa su quattro livelli, compresi il sottotetto e una torretta belvedere, e si articola in due corpi di fabbrica. La loro disposizione, in rapporto con il portico della vicina Chiesa del Santissimo Sacramento, richiama la struttura di un chiostro e crea un insieme architettonico in cui la villa, gli edifici religiosi e il parco sono strettamente connessi.
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