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A Bruxelles una fabbrica di quaderni dismessa diventa un centro per l'arte contemporanea

di Redazione 22/10/2026

Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Musei - Arte contemporanea - Belgio


A Bruxelles, dopo tre anni di lavori, l’ex stabilimento industriale dei quaderni Atoma, legato alla storia del design belga, si trasforma in Atoma Art Center, uno spazio di 4.500 metri quadrati con sale espositive, atelier per artisti e ambienti di coworking. La prima mostra, Embodied Practices, indaga il rapporto tra corpo, materia e memoria.

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A Bruxelles, una fabbrica degli anni Venti, quella dove si producevano i quaderni Atoma, legati alla storia del design belga, rinasce come centro per l’arte contemporanea. L’edificio industriale, rimasto vuoto dopo il trasferimento dell’azienda in una sede più moderna a Dilbeek, si trova nel comune di Forest, alle porte della capitale belga, ed è stato recuperato per ospitare spazi espositivi, atelier e ambienti di lavoro condiviso. Il nuovo centro si chiama Atoma Art Center e ha inaugurato la propria attività espositiva lo scorso 6 ottobre (apertura al pubblico dal 7) con Embodied Practices, una mostra collettiva dedicata al rapporto tra corpo, gesto e materia, con la ventiduesima edizione del premio ArtContest (un concorso annuale per artisti belgi sotto i 35 anni) che ha riunito le opere di dieci artisti (e che terminerà il 22 novembre con la nomina del vincitore), e con la mostra di un altro premio, il Prix Carré sur Seine, con opere di tre artisti. Tre mostre, dunque, per lanciare le attività.

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La storia dell’edificio è legata a quella di uno degli oggetti più riconoscibili del design belga: il quaderno Atoma divenne famoso dopo che, nel 1948, le cartiere Mottart acquisirono il brevetto per i quaderni ad anelli. Lo stabilimento ha così attraversato decenni di attività produttiva, diventando parte della memoria industriale della cittadina di Forest, nell’hinterland di Bruxelles. La riconversione ha voluto conservarne il carattere architettonico, e al contempo restituire una funzione a un complesso che aveva perso la propria destinazione originaria.

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Il progetto Atoma Art Center, fondato nel 2024 da Gilles Dehareng e Nina Anduiza, è stato sviluppato attraverso tre anni di lavori di recupero, con un’attenzione dichiarata alla sostenibilità. Gli spazi, caratterizzati da ampie coperture vetrate e dalla presenza della luce naturale, sono destinati a riunire sotto lo stesso tetto attività che normalmente si svolgono in luoghi distinti: produzione artistica, esposizione, ricerca e confronto professionale.

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Al piano terra si trovano le sale dedicate alle mostre, concepite per accogliere un programma che mette in relazione artisti emergenti e collettivi internazionali. Al piano superiore sono previsti quindici atelier per artisti e spazi di coworking, pensati per favorire collaborazioni tra discipline diverse. Il centro vuole inoltre creare occasioni di scambio tra la scena artistica belga e quella internazionale, aprendosi a progetti indipendenti realizzati con artisti, curatori, studiosi, istituzioni culturali e organizzazioni pubbliche e private. È prevista anche l’apertura di un caffè, subordinata all’ottenimento delle autorizzazioni necessarie.

L’intero progetto è stato ideato dallo studio di architettura Una|a, con un approccio che ha inteso rispettare la logica, il carattere e l’identità dell’edificio originale. Gli interventi utilizzano materiali a basso impatto ambientale, come isolanti di origine biologica, pareti divisorie leggere e smontabili e blocchi da costruzione il cui processo produttivo assorbe CO2 anziché produrla. I tetti in vetro e le strutture metalliche sono stati restaurati, con la sostituzione delle vetrate con doppi vetri isolanti sottovuoto ad alte prestazioni e il restauro degli elementi strutturali in cemento armato. L’edificio è dotato di impianti tecnici sostenibili che privilegiano le energie rinnovabili e il design degli interni fa ampio uso di materiali riciclati, in particolare per arredi, alcuni apparecchi di illuminazione e rivestimenti tessili.

Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari

La mostra inaugurale Embodied Practices

La prima mostra del centro, Embodied Practices, è curata da Yasmin Van’t Veld e sarà visitabile fino al 13 dicembre 2026. Il progetto riunisce quattordici artisti: Raf Thienpont, Justine Taillard, Maaike Leyn, Marina Gasparini, Felicien Umbreit, Besnike Saraishta, muesli collective, Agathe Egret, Lucien Lyon, Juliette Kovacs, Johan Dussart, Juana F. Bustamante, Léa Belooussovitch e Nina Anduiza. Il punto di partenza è la relazione tra corpo e oggetto. Il corpo viene considerato come un luogo di conoscenza, mentre l’oggetto può conservare le tracce di un’esperienza e assumere, a sua volta, una sorta di consistenza corporea. Tecnica, ripetizione, contatto e gesto mirano a diventare così strumenti attraverso cui il pensiero prende forma nella materia.

La mostra affronta anche il modo in cui il corpo modifica ciò con cui entra in relazione, venendo contemporaneamente trasformato: dolore, malattia e nostalgia possono trovare una corrispondenza nei materiali e nelle forme, che si legano a temi come la perdita, l’identità, il linguaggio e la percezione. Un dipinto può evocare ricordi senza raffigurarli direttamente; un paesaggio può diventare il veicolo di un’esperienza interiore; una scultura può trattenere la traccia di un movimento anche dopo che la mano dell’artista si è allontanata. Il gesto creativo è dunque inteso non soltanto come un’azione fisica, ma come un processo attraverso cui esperienze e pensieri si traducono in segni, superfici e volumi. In alcune opere, l’energia del corpo si trasferisce direttamente sulla carta attraverso il disegno, in un processo in parte inconsapevole. In altre, le sculture invitano al contatto e al gioco grazie a elementi mobili, suggerendo una relazione con l’opera che non si esaurisce nella contemplazione.

Un interrogativo attraversa il percorso: che cosa rimane del corpo quando non è più visibile? L’assenza di una figura umana o di un gesto riconoscibile implica davvero la scomparsa del corpo dal processo creativo? Oppure la sua presenza continua a manifestarsi, anche indirettamente, attraverso le forme e la materia? Embodied Practices vuole collocarsi proprio in questo spazio intermedio, tra visibile e invisibile, tra il gesto e la sua traccia, tra il sapere tecnico e il pensiero. L’opera diventa così un oggetto capace di conservare qualcosa del tempo e dell’esperienza che l’hanno prodotta.

Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari
Atoma Art Center, Bruxelles. Foto: Silvia Cappellari

Un nuovo centro per l’arte

Con il nuovo centro, l’ex fabbrica Atoma si inserisce nella trasformazione di una parte del patrimonio industriale della capitale belga in luoghi destinati alla produzione culturale. La vicinanza al WIELS, istituzione dedicata all’arte contemporanea, colloca il progetto in un’area in cui l’eredità industriale incontra nuove funzioni artistiche: l’obiettivo dichiarato dai fondatori è fare dell’Atoma Art Center non soltanto uno spazio espositivo, ma una piattaforma di confronto tra artisti e professionisti del settore, aperta anche a iniziative interdisciplinari provenienti dal Belgio e dall’estero.

“Il 6 ottobre ha segnato l’inaugurazione ufficiale dell’Atoma Art Center. Un unico spazio, tre mostre e un primo legame artistico creato insieme”, hanno dichiarato Gilles Dehareng e Nina Anduiza. “Il nostro più sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno condiviso con noi questo momento cruciale, che sono venuti a sostenere la creazione contemporanea e che hanno reso indimenticabile questa serata inaugurale. Agli artisti, ai curatori, ai partner, ai team e a chiunque sia stato con noi – fisicamente o col pensiero – grazie per aver preso parte a questo primo capitolo. Siete, nel profondo dei nostri cuori e per sempre, i membri fondatori della nostra comunità”.

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