di Redazione 02/11/2026
Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea
Dal 2 ottobre 2026 è entrata nella collezione del Labirinto della Masone l’opera Babele Fantasma, di Virgilio Villoresi. Uno zootropio ispirato alla Torre di Babele che unisce cinema delle origini, immaginario fantastico e visioni ispirate ad Alberto Martini.
Figure misteriose si animano tra le architetture della Torre di Babele, trasformando una scultura immobile in un mondo visionario fatto di apparizioni e illusioni ottiche. È questa l’esperienza al centro di Babele Fantasma, l’opera di Virgilio Villoresi entrata dal 2 ottobre 2026 nella collezione del Labirinto della Masone, che l’ha voluta e prodotta. Si tratta di una macchina zootropica che, grazie al movimento e alla luce, dà vita a una costruzione ispirata a uno dei simboli più suggestivi dell’immaginario di Franco Maria Ricci.
L’installazione si presenta come un piccolo teatro del fantastico, nel quale le figure sembrano improvvisamente animarsi e abitare gli spazi della Torre, conducendo lo spettatore in un percorso enigmatico e perturbante. Il risultato è un’opera che recupera la meraviglia delle prime sperimentazioni cinematografiche, quando il movimento, la luce e i meccanismi della visione permettevano di creare apparizioni sorprendenti e rendere visibile ciò che sembrava impossibile. Con questa nuova acquisizione, il Labirinto della Masone arricchisce la propria collezione con un lavoro che unisce ricerca artistica, sperimentazione tecnica e immaginazione, in piena sintonia con l’interesse di Ricci per il bello, il curioso e le architetture fuori dall’ordinario.
Lo zootropio è un dispositivo ottico nato nel XIX secolo per creare l’illusione del movimento attraverso una successione di immagini statiche. Nella sua forma originaria, consisteva in un cilindro rotante con una serie di fessure e una striscia di disegni disposti al suo interno. Osservando le immagini attraverso le aperture mentre il cilindro girava, era possibile percepirle come una sequenza animata. Nel corso del tempo, questi strumenti si sono evoluti, passando dalle semplici illustrazioni bidimensionali a strutture sempre più complesse, con sculture tridimensionali e sistemi di illuminazione stroboscopica. È proprio su queste possibilità che si fonda Babele Fantasma, una scultura concepita per attivarsi attraverso la combinazione di movimento e luce.
Le figure, apparentemente immobili, acquistano così una nuova dimensione e sembrano muoversi all’interno della Torre, dando vita a un’esperienza visiva che oscilla tra realtà e illusione. L’opera richiama le origini del cinema e la tradizione della fantasmagoria, spettacolo ottico che sfruttava proiezioni, giochi luminosi e dispositivi scenici per evocare presenze spettrali e suscitare stupore.
Artista e regista nato nel 1979, Virgilio Villoresi ha sviluppato una ricerca visiva personale, caratterizzata dalla contaminazione tra linguaggi e dalla riscoperta di tecniche analogiche. Stop-motion, collage animato, effetti ottici, dispositivi precinematografici e lavorazioni manuali costituiscono alcuni degli strumenti attraverso cui costruisce mondi immaginari, nei quali la materia e il movimento si trasformano in elementi di narrazione. La sua concezione del cinema va oltre la dimensione puramente tecnologica: il film diventa uno spazio di sperimentazione nel quale artigianato, memoria e invenzione si incontrano, dando forma a visioni che conservano il fascino delle prime esperienze di animazione e degli antichi spettacoli ottici. Nel 2025 il suo primo lungometraggio, Orfeo, è stato selezionato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, confermando il suo interesse per un cinema che dialoga con le arti visive e con le tecniche tradizionali. Babele Fantasma si inserisce coerentemente in questo percorso, riportando al centro della ricerca il rapporto tra immagine, movimento e percezione e dimostrando come dispositivi del passato possano generare nuove forme espressive nel panorama contemporaneo.
Al centro di Babele Fantasma si trova la Torre di Babele, profondamente legata all’immaginario di Franco Maria Ricci e al suo interesse per i labirinti, le architetture impossibili e le visioni fantastiche. Le figure che animano la Torre sono ispirate all’universo visionario di Alberto Martini, artista particolarmente amato da Ricci. I personaggi si muovono idealmente tra gli ambienti dell’architettura, apparendo come presenze fantasmatiche che accompagnano lo spettatore in una discesa sempre più profonda nel mistero dell’opera. La combinazione tra la struttura architettonica, le figure e gli effetti ottici crea un racconto senza una narrazione convenzionale, nel quale ogni apparizione contribuisce ad alimentare il senso di meraviglia e di straniamento. La Torre diventa così un luogo da esplorare con lo sguardo, un dispositivo capace di evocare immagini e sensazioni attraverso il movimento e la luce.
Con l’ingresso di Babele Fantasma nella propria collezione, il Labirinto della Masone conferma la volontà di valorizzare opere in cui ricerca estetica, sperimentazione e curiosità intellettuale si incontrano. La creazione di Villoresi dialoga con l’identità del luogo e con la sensibilità di Franco Maria Ricci, da sempre attratto dall’intreccio tra arte, cultura visiva e immaginari sorprendenti. L’opera guarda al passato senza limitarsi a riproporlo: recupera le tecniche ottiche che hanno preceduto il cinema e le trasforma in un’esperienza contemporanea, che coinvolge lo spettatore attraverso l’illusione del movimento e la forza evocativa delle immagini.
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