di Redazione 16/10/2026
Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea - arte e moda
La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti punta sul dialogo con l’arte contemporanea senza seguire un tema prestabilito: con la terza mostra negli spazi di PM23, una personale di Ewa Juszkiewicz, la fondazione continua a esplorare nuove interpretazioni della bellezza e dell’eredità della Maison. Ce ne ha parlato il presidente della fondazione, Giancarlo Gi
La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti punta a costruire un dialogo tra il patrimonio della Maison e l’arte contemporanea, senza un programma tematico prestabilito. Lo spiega Giancarlo Giammetti, presidente della fondazione, a Finestre sull’Arte in occasione della mostra AURA, dedicata all’artista Ewa Juszkiewicz (Danzica, 1984), la terza nelle sale di PM23, la sede della fondazione in Piazza Mignanelli a Roma. Dopo Orizzonti | Rosso, la mostra inaugurale, e la grande personale di Joana Vasconcelos (qui la recensione di Federico Giannini), è dunque la volta dell’artista polacca, chiamata a far proseguire il percorso.
“Non c’è un filo conduttore preciso su quello che vogliamo fare. Il nostro intento è generare delle simbiosi fra quello che mostriamo e quello che vogliamo celebrare di Valentino». Giancarlo Giammetti illustra così il programma culturale della fondazione, orientato a mettere in relazione l’eredità della Maison con le ricerche dell’arte contemporanea. L’obiettivo non è seguire un tema prestabilito, ma individuare possibili punti di contatto tra le opere e i valori che hanno ispirato Valentino Garavani, anche quando il confronto genera apparenti contraddizioni.
“Stranamente, o forse per caso, le ultime due mostre hanno avuto la donna come soggetto principale”, osserva Giammetti. “Tuttavia, questo non significa che l’obiettivo sia esporre solo donne, anche se è facile trovare un legame: le donne, la moda, Valentino... Ma non è questo il punto”. La scelta dei temi, dunque, non risponde a una linea esclusiva, né intende circoscrivere il progetto culturale della Fondazione al rapporto tra moda e figura femminile. A guidare il percorso è piuttosto la ricerca di relazioni significative tra linguaggi diversi, capaci di offrire nuove letture del patrimonio della Maison.
È in questa prospettiva che si inserisce AURA, la mostra in programma dal 18 ottobre 2026 al 21 febbraio 2027 alla PM23, il nuovo spazio culturale della Fondazione in Piazza Mignanelli a Roma. Il progetto mette in dialogo la pittura di Ewa Juszkiewicz con una selezione di abiti d’archivio di Valentino Garavani, affrontando il tema della rappresentazione femminile attraverso un accostamento che, nelle intenzioni di Giammetti, non cerca necessariamente una corrispondenza immediata. Juszkiewicz rielabora infatti i modelli della ritrattistica femminile del XVIII e XIX secolo, nascondendo o sostituendo i volti delle donne con elaborate composizioni di tessuti, acconciature scultoree ed elementi floreali e organici: una ricerca che può apparire in contrasto con la celebrazione della bellezza femminile associata alla storia di Valentino, ma che proprio per questo offre alla Fondazione l’occasione di mettere alla prova il proprio approccio.
“So che questa mostra solleverà molti dubbi: guardando un’artista che pone domande, molti si chiederanno: ‘Cosa c’è dietro questo?’. Io trovo che sia bellissimo, e trovo che queste siano donne bellissime anche se non se ne vede il volto”, afferma Giammetti. Il riferimento alla bellezza è centrale nella sua interpretazione del progetto: “La bellezza è ciò che ha sempre trascinato e ispirato Valentino, ciò che gli ha fatto pronunciare la famosa frase ‘I love beauty, it’s not my fault’”.
La questione diventa allora capire in che modo la bellezza possa essere riconosciuta anche quando la sua rappresentazione si sottrae alle convenzioni. “Alcune persone potrebbero dire: ‘Come è possibile che Valentino esalti la bellezza femminile ma, allo stesso tempo, non riusciamo a vederla?’. Ma è proprio questo il punto. È la domanda stessa, il chiedersi ‘Chi c’è dietro?’, a diventare bellezza”. Per Giammetti, è questa possibilità di generare interrogativi, anziché limitarsi a confermare significati già acquisiti, a indicare una direzione per le attività della Fondazione: “Credo che sia proprio questo il cammino che la Fondazione può e deve percorrere”, conclude.
AURA vuole pertanto rappresentare un esempio di questo orientamento: gli abiti d’archivio non sono presentati soltanto come testimonianze della storia della moda, ma entrano in relazione con opere che mettono in discussione i codici tradizionali della rappresentazione. PM23 diventa pertanto, nelle intenzioni di Giancarlo Giammetti, uno spazio in cui il patrimonio di Valentino può essere riletto alla luce di sensibilità e linguaggi differenti, con l’intento di costruire connessioni anche inattese tra ciò che la Fondazione espone e ciò che mira a celebrare.
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