di Redazione 23/10/2026
Categorie: Arte contemporanea / Argomenti: Arte contemporanea - Germania - Anselm Kiefer
In Germania, un edificio progettato da David Chipperfield accoglie per la prima volta il monumentale Schwarze Flocken (2007) di Anselm Kiefer. Le dimensioni dell’opera hanno richiesto uno spazio espositivo progettato appositamente, in dialogo con l’artista.
E se un quadro fosse così grande da non poter essere esposto in un museo? È quanto accaduto all’opera Schwarze Flocken (2007) di Anselm Kiefer, un dipinto alto 11,2 metri e largo 7,1 che, a causa delle sue dimensioni, non era mai stato presentato al pubblico. A Künzelsau, in Germania, l’opera ha ora un edificio progettato appositamente per ospitarla: un padiglione realizzato nel 2025-2026 da David Chipperfield in stretta collaborazione con l’artista.
Il dipinto è il più grande lavoro di Kiefer appartenente alla Collezione Würth, che lo ha acquisito nel 2008. Eseguito su tela con una tecnica mista che combina olio, emulsione, gommalacca, terra e rametti, Schwarze Flocken richiama l’omonima poesia di Paul Celan, incentrata sulle profonde esperienze della Shoah. Conservata al Museum Würth 2, l’opera non aveva finora trovato uno spazio adatto alla sua esposizione.
“È stato un grande privilegio e un onore aver partecipato, nel corso di molti anni, alla realizzazione della visione di Reinhold Würth per il polo culturale di Künzelsau”, dice David Chipperfield. “Un progetto che non soltanto testimonia il suo impegno costante a favore delle arti, ma riflette anche la sua convinzione che l’arte debba far parte della vita quotidiana e persino dell’ambiente di lavoro. Il Padiglione Anselm Kiefer prosegue questa visione, ampliando il programma culturale che si è sviluppato in questo luogo nel corso degli anni”.
Il nuovo padiglione sorge su un lieve rialzo, sul margine sud-occidentale dell’area che circonda il Carmen Würth Forum, a sud dell’edificio e a breve distanza dal principale complesso di uffici Würth. Inserita nell’ampio giardino di sculture, la struttura mantiene una relazione visiva con gli edifici del Forum e si integra nel paesaggio con una presenza architettonica essenziale.
La forma dell’edificio riproduce il volume interno richiesto dall’artista. Un portico protegge dalle intemperie e segna il passaggio dal giardino allo spazio espositivo, mentre le pareti in calcestruzzo bocciardato riprendono i materiali del Carmen Würth Forum, traducendoli in una struttura autonoma dalla forma scultorea. All’interno, Kiefer ha definito le proporzioni, le aperture e i colori delle superfici murarie.
A differenza degli spazi espositivi convenzionali, il padiglione non dispone di un sistema di climatizzazione attiva né prevede condizioni rigorosamente controllate di illuminazione. Le pareti sono composte da tre strati di calcestruzzo, muratura e intonaco interno in argilla, una combinazione pensata per adattarsi alle variazioni climatiche e mantenere l’ambiente al riparo dal gelo.
Le travi massicce in legno del tetto restano a vista, mentre i lucernari introducono una luce naturale attenuata, la cui intensità varia secondo l’ora del giorno e la stagione. L’obiettivo dunque non è ottenere un’illuminazione uniforme, bensì creare un ambiente raccolto che rallenti l’osservazione e concentri l’attenzione sul dipinto. Il progetto affronta così una questione che riguarda anche l’architettura museale: come adattare lo spazio alle caratteristiche di un’opera, fino a farne una parte essenziale della sua esperienza espositiva.
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