Un visitatore non vedente del British Museum ha deciso di fare causa al museo londinese perché, come sostengono i suoi avvocati, il museo sta violando le leggi sull’uguaglianza poiché non fornisce visite guidate con audiodescrizione per la mostra sull’Arazzo di Bayeux. Il celebre ricamo lungo quasi settanta metri, che racconta la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo I nel 1066, può infatti essere osservato dai visitatori soltanto per un tempo limitato e da una piattaforma rialzata, a causa delle restrizioni imposte alla sua esposizione alla luce. Ma proprio le modalità pensate per proteggere l’opera hanno aperto una questione sull’accessibilità della mostra: come può un non vedente vivere la stessa esperienza se non gli viene messo a disposizione un percorso con descrizione audio?
La domanda è al centro dell’azione legale intrapresa nel Regno Unito dal dottor Yusuf Ali Osman, il visitatore cieco che si è rivolto al British Museum in vista della mostra dedicata all’Arazzo di Bayeux. I suoi legali sostengono che la scelta del museo di privilegiare visite autonome, dettata anche dalla necessità di limitare il numero di persone presenti davanti al manufatto, possa configurare una violazione degli obblighi previsti dall’Equality Act.
Il caso riguarda dunque una delle esposizioni più attese dal pubblico britannico e, allo stesso tempo, una questione molto concreta: le modalità con cui un museo può conciliare la conservazione di un’opera estremamente delicata con il diritto dei visitatori con disabilità a poterla conoscere e fruire.
Osman aveva chiesto al British Museum se sarebbero state organizzate visite dal vivo con descrizione audio. La risposta iniziale, secondo quanto riferito dai suoi legali, non prevedeva una modalità specificamente destinata ai visitatori ciechi. Da qui la contestazione. “Desidero poter visitare l’Arazzo di Bayeux e vederlo di persona”, ha dichiarato Osman. “Comprendo che ci siano importanti restrizioni riguardo alle modalità di esposizione dell’arazzo, ma è deludente constatare che ai visitatori non vedenti non venga offerta la possibilità di ammirarlo con una descrizione audio”.
La posizione del British Museum, tuttavia, è cambiata o comunque si è precisata nel corso della vicenda. Un portavoce dell’istituzione ha infatti dichiarato che il museo sta programmando visite dedicate che comprenderanno una descrizione audio dedicata. È inoltre allo studio la possibilità di inserire una visita separata con descrizione audio all’interno dell’audioguida della mostra disponibile tramite app.
Tuttavia la questione non riguarda quindi soltanto la presenza o l’assenza di un’audioguida, ma il modo in cui viene concepito l’accesso stesso a un’opera che, per caratteristiche materiali e conservative, non può essere trattata come una normale esposizione. L’Arazzo di Bayeux è infatti un manufatto di circa settanta metri di lunghezza e la sua esposizione impone condizioni particolari. Ai possessori del biglietto è consentito osservarlo per quaranta minuti da una piattaforma rialzata. Il limite alla quantità di luce a cui può essere sottoposto rende necessario controllare anche il numero di visitatori e le modalità con cui il pubblico entra in rapporto con l’opera. Sono proprio queste restrizioni ad aver contribuito alla grande richiesta per la mostra. La prima tranche di biglietti è andata esaurita e ha generato quasi 2,5 milioni di sterline, pari a quasi 3 milioni di euro. L’interesse del pubblico si è dunque manifestato ancora prima che l’esposizione potesse essere visitata nelle sue condizioni previste.
Il caso sollevato da Osman mette però in evidenza una contraddizione che riguarda più in generale la progettazione dell’esperienza museale. La conservazione impone dei limiti all’accesso, ma quei limiti non eliminano la necessità di interrogarsi sulle diverse esigenze del pubblico. Nel caso dell’Arazzo di Bayeux, la questione diventa particolarmente evidente perché il modo stesso di presentare l’opera costituisce una parte essenziale dell’esperienza.
Secondo Kate Egerton, avvocata dello studio Leigh Day che rappresenta Osman, il problema va ricondotto agli obblighi previsti dalla legislazione britannica in materia di uguaglianza. “L’Equality Act impone ai fornitori di servizi l’obbligo di anticipare le esigenze delle persone con disabilità e di adottare misure ragionevoli per evitare svantaggi sostanziali. Il nostro cliente chiede di avere la stessa opportunità dei visitatori vedenti di fruire di questa mostra”. L’obiettivo indicato dal visitatore non è quindi quello di ottenere condizioni diverse da quelle previste per gli altri spettatori, ma di poter accedere all’esperienza attraverso uno strumento adeguato alla sua condizione visiva.
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