di Redazione 29/10/2026
Categorie: Cinema, teatro e tv / Argomenti: Parigi - Pierre-Auguste Renoir - Videogame - Belle Époque
Uscito il 24 aprile 2025, Clair Obscur: Expedition 33 rielabora la Parigi della Belle Époque, l’architettura ottocentesca e la pittura francese in un universo fantasy. Nel 2026 il Musée d’Orsay ha dedicato al videogioco una presentazione che mette in relazione le sue immagini con le opere delle proprie collezioni.
E se le strade della Parigi ottocentesca, i riflessi dipinti da Gustave Caillebotte e le sculture monumentali del XIX secolo diventassero parte di un videogioco fantasy? È una delle chiavi di lettura di Clair Obscur: Expedition 33, il gioco di ruolo sviluppato dallo studio francese indipendente Sandfall Interactive, che rielabora la cultura visiva della Belle Époque e il rapporto tra Pierre-Auguste Renoir (Limoges, 1841 – Cagnes-sur-Mer, 1919) e sua moglie Aline, per costruire il proprio universo narrativo. Un legame con la storia dell’arte che nel giugno 2026 è arrivato anche al Musée d’Orsay di Parigi, dove una presentazione speciale ha messo a confronto le immagini del gioco con le opere conservate nel museo parigino.
Pubblicato da Kepler Interactive il 24 aprile 2025 per PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC, Clair Obscur: Expedition 33 è un gioco di ruolo a turni con meccaniche in tempo reale. La storia si svolge a Lumière, città immaginaria ispirata alla Parigi di fine Ottocento. Ma cosa succede nel videogame? Una volta all’anno, una figura misteriosa chiamata la Pittrice dipinge un numero su un monolite: tutte le persone che hanno raggiunto quell’età scompaiono. Quando compare il numero 33, un gruppo di esploratori parte per una missione con l’obiettivo di interrompere il ciclo.
In Clair Obscur la pittura non costituisce soltanto una fonte d’ispirazione estetica, ma interviene direttamente nella narrazione. La Pittrice infatti determina il destino degli abitanti attraverso il proprio gesto creativo, mentre il mondo di gioco è costruito mediante riferimenti all’architettura, alla scultura e alla pittura europea. Come ha spiegato il direttore artistico Nicholas Maxson-Francombe al Centre national du cinéma et de l’image animée francese, tra le fonti del progetto figurano la Belle Époque, motivi vittoriani ed elementi dell’Art déco, oltre a suggestioni provenienti dal teatro e dal circo (ad esempio il Cirque du Soleil).
Il rapporto con le collezioni del Musée d’Orsay (e non solo) permette di individuare alcuni riferimenti precisi. Le strade lucide di Lumière richiamano Rue de Paris, temps de pluie di Gustave Caillebotte, dipinto del 1877 nel quale la pioggia trasforma la superficie urbana in un sistema di riflessi. La prospettiva aerea di alcuni ambienti trova invece un corrispettivo nella Vue générale de Paris, prise de l’Observatoire, en ballon di Victor Navlet. Anche le architetture della stazione di Orsay e di quella immaginaria di Monoco (un personaggio giocabile di Clair Obscur) presentano analogie, mentre monumenti e arredi urbani della capitale francese vengono ripensati in forme fantastiche. La Torre Eiffel e l’Arco di Trionfo appaiono frammentati; le fontane Wallace assumono una dimensione scultorea e Les Quatre Parties du monde di Jean-Baptiste Carpeaux, gruppo monumentale che sostiene la sfera celeste realizzato nel 1872, viene rielaborato attraverso immagini di frammentazione.
Un riferimento particolare riguarda Renoir. Nel gioco, Renoir è il patriarca della famiglia Dessendre, e il rapporto con Aline richiama quello tra il pittore impressionista e sua moglie Aline Charigot. Il collegamento non si esaurisce nel nome: amore, gioia e lutto sono temi che attraversano tanto la vicenda dei personaggi quanto una parte rilevante della produzione dell’artista. Il richiamo alla pittura diventa così uno strumento per affrontare questioni narrative ed esistenziali, oltre che un elemento della costruzione visiva.
Dal 23 giugno al 19 luglio 2026, il Musée d’Orsay ha ospitato nella navata centrale immagini tratte dal gioco e concept art, alcuni dei quali inediti, per evidenziare le corrispondenze con le opere delle proprie collezioni. L’iniziativa si è inserita nel programma legato alla mostra Renoir et l’amour: la modernité heureuse (1865-1885). Il 25 giugno il museo ha inoltre organizzato Orsay Live! Renoir au Clair Obscur, una serata con un incontro con Guillaume Broche, direttore creativo del gioco, e Nicholas Maxson-Francombe, seguita da un’esecuzione della colonna sonora con il compositore Lorien Testard e la cantante Alice Duport-Percier.
Quando le opere d’arte diventano parte di un mondo da esplorare, cambia anche il modo di incontrarle. Clair Obscur: Expedition 33 riprende immagini, architetture ma anche suggestioni della pittura francese e le trasforma in un universo digitale, dove i riferimenti alla storia dell’arte possono essere scoperti anche da chi non frequenta abitualmente i musei. Può dunque un videogioco diventare una porta d’accesso alle collezioni museali? Il dialogo avviato dal Musée d’Orsay suggerisce che forse vale la pena interrogarsi su nuove strade per avvicinare il pubblico alle opere, senza rinunciare alla loro conoscenza diretta.
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