Pubblicità

Perché il Met di New York vuole trasformare jeans, piumini e vestiti quotidiani in opere da museo

di Redazione 06/11/2026

Categorie: Mostre / Argomenti: arte e moda - Artigianato


Il Met ha annunciato extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday, la mostra che accompagnerà il Met Gala del 2027. Al centro ci saranno abiti comuni, jeans, piumini, carta e plastica, osservati attraverso il lavoro dei designer. Tra i pezzi annunciati anche i celebri jeans Calvin Klein indossati da Brooke Shields nella pubblicità degli anni Ottanta.

Pubblicità
Pubblicità

Un paio di jeans, una camicia bianca, una felpa. Sono capi che quasi tutti hanno nell’armadio e che di solito non guardiamo due volte. Per Andrew Bolton, curatore responsabile del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, sono invece oggetti carichi di significato. “L’ordinario non è mai così semplice come sembra”, spiega. “Un paio di jeans, una camicia bianca o una felpa possono conservare le tracce di una vita: le abitudini, i ricordi e gli affetti che rendono nostra una cosa”. Da questa idea nasce extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday, la mostra che il Met ha annunciato il 5 novembre come appuntamento di primavera 2027 del Costume Institute. Sarà aperta al Met Fifth Avenue dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028, mentre ai soci del museo sono riservate le anteprime del 4, 6, 7 e 8 maggio. Come ogni anno, l’apertura sarà preceduta dal Met Gala, la serata di raccolta fondi del Costume Institute, in programma lunedì 3 maggio 2027. I dettagli dell’evento saranno comunicati più avanti.

Pubblicità
Pubblicità

La mostra, sponsorizzata da Instagram e Moncler e il contributo aggiuntivo di Condé Nast, metterà insieme opere della collezione del Costume Institute, prestiti importanti e nuove acquisizioni, per raccontare come i designer rielaborano capi familiari, oggetti quotidiani e materiali comuni attraverso l’artigianato, la costruzione sartoriale, la sperimentazione sui materiali e l’ironia concettuale. Il punto, secondo il museo, è che quegli oggetti non perdono la loro storia quando vengono trasformati: le funzioni che avevano prima, gli usi e le associazioni che portano con sé continuano a far parte del significato dei nuovi capi. Dai jeans alle T-shirt fino ai piumini, dalla carta alla plastica al metallo, il percorso vuole mostrare le possibilità inattese nascoste nelle cose di tutti i giorni, e anche come il modo in cui le indossiamo, le abbiniamo e ce ne prendiamo cura ne cambi il valore nel tempo.

Pubblicità
Pubblicità
extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday
extraORDINARY: Fashion and the Poetics of the Everyday

“La moda offre un modo immediato e coinvolgente di guardare il mondo”, ha commentato Max Hollein, direttore e amministratore delegato del Met. Riunendo opere che partono da abiti, oggetti e materiali della vita quotidiana, ha aggiunto, la mostra invita a scoprire la creatività e l’ingegno presenti in ciò che incontriamo ogni giorno, e il rapporto tra moda, arte ed esperienza quotidiana.

Pubblicità
Pubblicità

extraORDINARY prosegue un discorso già avviato dall’attuale mostra del Costume Institute, Costume Art, che mette al centro dell’esperienza estetica il corpo vestito. Per il museo, il legame intimo della moda con il corpo è ciò che la rende un’arte: gli abiti si indossano e si vivono, contribuiscono a definire l’identità e il modo in cui incontriamo gli altri. Nella nuova mostra questa riflessione si sposta sulla vita di tutti i giorni, chiedendosi come il design possa riaccendere l’attenzione verso le cose familiari e come il loro significato cresca con l’uso e la cura.

Il percorso si aprirà con una sala dedicata a una selezione di capi della collezione autunno/inverno 2024-25 di Jun Takahashi per Undercover. La collezione si ispirava in parte a Perfect Days, il film di Wim Wenders del 2023, e la sfilata era accompagnata da una poesia scritta e letta dallo stesso Wenders sulla vita quotidiana di una madre lavoratrice. Takahashi unisce e sovrappone capi familiari in modi che li rendono difficili da riconoscere, dando forma materiale alle identità e alle responsabilità che si accumulano nella vita di una persona. L’obiettivo della sala è collegare la costruzione creativa all’esperienza concreta di vestirsi ogni mattina.

Il cuore della mostra è diviso in due sezioni, “Familiar Forms” e “Common Matter”, costruite su confronti mirati tra tipologie di capi, materiali e oggetti trovati. Un tema tornerà in entrambe: il riciclo, l’upcycling e il riutilizzo. Queste pratiche, nelle intenzioni dei curatori, servono a ragionare su come gli usi precedenti restino visibili nelle nuove costruzioni, su come cambi il valore delle cose e sulle responsabilità che accompagnano la produzione, l’uso e lo smaltimento dei vestiti.

“Familiar Forms” guarda a come i designer reinventano i capi archetipici: jeans, T-shirt, felpe con cappuccio, giacche da motociclista, trench e piumini. Nati per il lavoro, il tempo libero o la protezione, questi capi costituiscono un vocabolario condiviso dell’abbigliamento quotidiano. Raggruppati per tipologia, mostreranno come i cambiamenti di scala, proporzioni, materiale, costruzione e contesto possano mettere in crisi le convenzioni che li rendono riconoscibili. Il confronto tra i gruppi racconterà anche come capi pratici diventino espressione di identità, appartenenza e dissenso, e come i designer lavorino su significati già costruiti da chi li indossa. Tra gli esempi annunciati ci sono un paio di jeans del 2022-23 di Matthieu Blazy per Bottega Veneta, una camicia del 2006 di Gianfranco Ferré, una camicia di flanella del 1993 di Marc Jacobs per Perry Ellis, una giacca da motociclista del 2011-12 di Junya Watanabe, un completo del 2022 di Jonathan Anderson per Loewe e un completo del 2019-20 di Moncler 1 Pierpaolo Piccioli.

“Common Matter” si concentra invece sui materiali comuni e sugli oggetti riconoscibili usati per costruire abiti. Tre gruppi centrali, dedicati a carta, plastica e metallo, mostreranno come le proprietà fisiche e gli usi abituali di questi materiali diventino risorse creative attraverso piegature, tagli, giunture e assemblaggi. Lungo il perimetro, tre sezioni dedicate agli oggetti della vita quotidiana, dell’ornamento quotidiano e dell’abbigliamento quotidiano presenteranno opere che incorporano posate, porcellana rotta e bottoni. Tra i pezzi di questa sezione figurano un abito del 1992 di Rei Kawakubo per Comme des Garçons, un completo del 1992-93 di Martin Margiela, una giacca del 2003 di Helmut Lang, un completo del 1998-99 di Issey Miyake e un abito del 2027 di Glenn Martens per Maison Margiela.

La chiusura è affidata a Kunihiko Morinaga e al suo marchio Anrealage, con capi delle collezioni primavera/estate 2009, autunno/inverno 2009-10, autunno/inverno 2020-21 e primavera/estate 2021. Qui camicie, cappotti e altre forme familiari sono costruite non per un corpo umano ma per cubi, sfere e piramidi, e assumono così proporzioni e volumi inattesi. L’esperimento serve a mettere in discussione ciò che diamo per scontato sui corpi per cui i vestiti vengono pensati: la vestibilità, mostrano questi capi, dipende dal rapporto tra una costruzione e la forma che deve accogliere. I visitatori saranno invitati a chiedersi come l’abbigliamento si adatti alle differenze tra i corpi e, al contrario, quanto ai corpi venga chiesto di adattarsi ai vestiti. Se la sala d’apertura di Undercover racconta come i capi rispondono alle esigenze della vita quotidiana, quella finale di Anrealage si interroga su come rispondono al corpo.

Anche l’allestimento, firmato da 1009, va nella stessa direzione: è pensato per mettere in dialogo visivo i vestiti dei visitatori con le opere esposte, riconoscendo la creatività che ognuno esprime nel modo in cui si veste. Chi entra sarà invitato a riconsiderare gli abiti che indossa, chiedendosi cosa significhino già per lui e come uno sguardo più attento potrebbe portarlo a dare loro un valore diverso e a prendersene cura in un altro modo.

Commenti

Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.