di Redazione 15/10/2026
Categorie: Mostre / Argomenti: arte e moda
Dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto presenta una mostra dedicata allo stilista e alle donne che hanno ispirato la sua ricerca, dal cinema alla lirica, dalla scienza all’aristocrazia. In esposizione anche bozzetti e illustrazioni, con un approfondimento sulla duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona.
Dal 6 novembre 2026 al 28 febbraio 2027 il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino ospita Roberto Capucci. Vestire LE muse, mostra a cura di Silvia Mira, storica dell’arte e del costume, dedicata al rapporto tra lo stilista e le donne che hanno accompagnato e ispirato il suo percorso creativo. Attraverso cinquanta abiti, il progetto espositivo ricostruisce un universo in cui la moda dialoga con il teatro, il cinema, l’arte, la musica e la scienza, interpretando il concetto di bellezza attraverso forme, volumi e materiali.
Le protagoniste dell’esposizione appartengono a mondi differenti: sono attrici, interpreti liriche, personalità della cultura e della ricerca scientifica, esponenti dell’aristocrazia e dell’alta imprenditoria. Alcune di loro, come la duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona, Marisa, Valentina e Violetta Nasi e Clementina Marini Clarelli, hanno messo a disposizione parte dei propri guardaroba personali per la mostra. Accanto alle creazioni realizzate per queste donne, sono presentati abiti indossati da figure come Silvana Pampanini, Lucia Bosè, Catherine Spaak, Valentina Cortese, Raina Kabaivanska, Katia Ricciarelli e Rita Levi Montalcini.
Il percorso si apre con un abito da sposa, capo che, nella concezione di Capucci, rappresenta la massima espressione del concetto di regalità. La costruzione delle forme, il controllo dei volumi, lo studio delle linee e la conoscenza dei materiali costituiscono alcuni degli elementi attraverso cui lo stilista ha sviluppato un linguaggio riconoscibile, fondato sulla ricerca formale e sulla trasformazione dell’abito in una struttura articolata.
Dall’idea di regalità si passa a una testimonianza legata alla storia della scienza: l’abito in velluto indossato da Rita Levi Montalcini il 10 dicembre 1986, quando la ricercatrice ricevette il Premio Nobel per la Medicina alla Concert Hall di Stoccolma. La presenza del capo restituisce alla moda una dimensione documentaria, legandola a un momento significativo della vita pubblica di una delle più importanti personalità scientifiche del Novecento.
Una sezione è dedicata alle attrici italiane che, negli anni Cinquanta e Sessanta, frequentavano gli atelier di moda romani. Di Silvana Pampanini è esposto un abito da cocktail, mentre Catherine Spaak è rappresentata da un modello dal taglio essenziale: entrambi provengono dalla collezione di Massimo Cantini Parrini. Il guardaroba di Lucia Bosè è invece documentato da un rigoroso ensemble da giorno e da un robe-manteau, appartenenti alla collezione dell’Istituto d’Arte Passoni di Torino. Completa il gruppo un abito da sera in taffetà e velluto viola, conservato dalla Fondazione Roberto Capucci, indossato da Valentina Cortese, una delle muse predilette dello stilista.
Il rapporto con le interpreti della lirica emerge attraverso due creazioni legate alla scena e al concerto. Per Raina Kabaivanska, Capucci realizzò un costume in taffetà nero e paillettes per La vedova allegra, indossato a Trieste nel 1991 e oggi appartenente alla Fondazione Roberto Capucci. Di Katia Ricciarelli è invece esposto un abito da concerto in georgette rossa, completato da un doppio volant in taffetà rosso e ciclamino, indossato a Parigi nel 1986. I due capi documentano il modo in cui la ricerca dello stilista si confrontava con le esigenze della rappresentazione musicale, elaborando soluzioni destinate a personalità dalla forte presenza scenica.
La mostra prosegue nelle sale del percorso permanente del Museo Accorsi-Ometto, dove venti abiti realizzati tra gli anni Ottanta e Novanta per famiglie aristocratiche e dell’alta imprenditoria, provenienti da una collezione privata, sono presentati in dialogo con gli arredi storici.
Accanto agli abiti, il progetto comprende una selezione di bozzetti, organizzati per decenni dagli anni Cinquanta al Duemila, e di illustrazioni dello stilista. I materiali permettono di seguire le fasi di progettazione delle creazioni e di osservare come prendessero forma le strutture, le combinazioni cromatiche e i volumi che caratterizzano il suo lavoro.
Di particolare interesse è il nucleo di bozzetti relativo alla prima collezione di Capucci, presentata nell’autunno-inverno del 1951 ed esposta per la prima volta a Torino. I disegni degli anni Sessanta rimandano invece al periodo parigino e a una fase di intensa sperimentazione, segnata dall’impiego di colori fluorescenti e materiali inusuali, tra cui la plastica.
Negli anni Settanta la ricerca si orienta anche verso materiali definiti poveri, come corda, bambù e sassi, utilizzati in soluzioni che mettono in discussione le convenzioni della moda e ampliano le possibilità espressive dell’abito. Nei decenni successivi, gli anni Ottanta e Novanta, assumono particolare rilievo il riferimento alla natura, lo studio delle linee e l’impiego del plissé. I bozzetti degli anni Duemila documentano infine una fase in cui la ricerca estetica viene ulteriormente sviluppata e portata verso nuove sintesi formali.
Tra i materiali esposti figurano anche i bozzetti per i costumi del balletto Le creature di Prometeo, presentato al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2020. Questi lavori testimoniano l’incontro tra il linguaggio di Capucci e la danza, ambito nel quale la progettazione del costume deve confrontarsi con il movimento del corpo e con le esigenze della rappresentazione coreografica.
Il guardaroba di Maria Luisa Gaetani d’Aragona
Un approfondimento autonomo è dedicato alla duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona, alla quale la mostra riserva una sorta di esposizione nell’esposizione. Una quindicina di abiti selezionati dal suo guardaroba personale, presentati per la prima volta a Torino, costituiscono il punto di partenza per ripercorrerne alcune esperienze biografiche, dai viaggi alla fotografia, fino alle attività filantropiche.
Appassionata fotografa, Gaetani d’Aragona ha documentato nel corso di decenni numerosi viaggi. All’India ha dedicato il volume India. Immagini per Samdhya, pubblicato nel 2008. Nel 2013 ha inoltre realizzato Save Syria, un progetto fotografico rivolto al patrimonio storico e artistico siriano minacciato dal conflitto. L’iniziativa ha accompagnato l’impegno a sostegno delle attività di Amnesty International.
Alla ricerca fotografica e alla pubblicazione di libri si affianca l’attenzione per iniziative sociali, tra cui il sostegno al Centro di cure palliative pediatriche dell’Ospedale Bambino Gesù a Passoscuro. Gli abiti selezionati dal suo guardaroba diventano così strumenti per ricostruire una storia personale che comprende interessi culturali, esperienze di viaggio e impegno filantropico.
“Roberto Capucci non è uno stilista, non è un sarto”, dichiara Silvia Mira. “È un artista. Le Muse di Capucci sono coloro in grado di abitare la meraviglia, all’altezza della meraviglia, perché hanno in sé la capacità di comprenderla e di farsi tramite del compimento di un anelito di infinito”.
Informazioni sulla mostra
| Titolo mostra | Roberto Capucci. Vestire LE muse | Città | Torino | Sede | Museo Accorsi-Ometto | Date | Dal 06/11/2026 al 28/02/2027 | Curatori | Silvia Mira | Temi | arte e moda |
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