Il Metropolitan Museum di New York accoglie tre sculture dell’arte nigeriana: prestito storico per 25 anni


Il Metropolitan Museum of Art di New York accoglie tre sculture d’arte nigeriana, datate tra il XII e il XVIII secolo, grazie a un accordo storico per un prestito di 25 anni. 

Tre sculture che raccontano secoli di storia e tradizioni artistiche della Nigeria arrivano al Metropolitan Museum of Art di New York grazie a un accordo di prestito a lungo termine con la Commissione Nazionale Nigeriana per i Musei e i Monumenti (NCMM). Le opere, datate tra il XII e il XVIII secolo, sono esposte a partire da settembre nell’ala Michael C. Rockefeller del Met, e entreranno nel percorso dedicato all’arte africana. L’intesa prevede un prestito della durata di venticinque anni, con possibilità di proroga. Le sculture provengono dalla collezione privata di Ceil Pulitzer, filantropo, collezionista di arte africana e sostenitore di lunga data delle raccolte africane del museo newyorkese. L’accordo rappresenta un nuovo capitolo nella collaborazione tra il Met e le istituzioni culturali nigeriane, con l’obiettivo di ampliare l’accesso al patrimonio artistico del Paese, favorire la ricerca e sostenere la conservazione delle collezioni.

Le sculture che entreranno nelle collezioni espositive del Met offrono uno spaccato delle tradizioni artistiche e delle pratiche di rappresentazione del potere nei regni di Ife e del Benin.

La prima è una testa di cavallo in terracotta Yoruba, databile tra il XII e il XV secolo, proveniente dal Regno di Ife. L’opera si distingue per la raffinatezza dei dettagli: la briglia finemente modellata, l’elaborata acconciatura e la placca frontale scanalata conferiscono alla scultura un aspetto solenne e regale. La produzione artistica di Ile-Ife, città-stato medievale considerata un centro fondamentale per lo sviluppo delle tradizioni di regalità divina Yoruba ed Edo, comprendeva numerose sculture in terracotta e ottone. Tra il XII e il XV secolo, gli artisti realizzarono centinaia di figure umane, animali e ultraterrene, destinate anche a celebrare e rafforzare l’autorità dei sovrani. In questo contesto, il cavallo assume un significato particolare: cavalcatura di guerrieri e regnanti, rappresentava un simbolo di prestigio e potere. Nella scultura, la ricchezza della cavezza e la resa della criniera sottolineano il ruolo dell’animale e la capacità tecnica degli artigiani di Ife.

La seconda opera è un ritratto commemorativo in terracotta del Regno del Benin, databile intorno al XVI secolo. Si tratta di una testimonianza delle pratiche di corte legate alla memoria dei personaggi di alto rango. Questi ritratti idealizzati venivano modellati a mano dai membri della corporazione reale dei fonditori di ottone Ìgùn Ẹ́rọ̀nwwọ̀n e collocati sugli altari dedicati ai capi defunti della corporazione. La tradizione comprendeva anche rappresentazioni di figure incaricate di purificare la terra e dei primi ọ́bà, i sovrani del Benin che regnarono prima del XIV secolo.

La terza scultura è una statuetta in lega di rame del XVIII secolo, raffigurante una regina madre del Benin, titolo indicato con il termine iyọ́bà. Si tratta di una tipologia particolarmente rara: nella maggior parte dei casi, le rappresentazioni delle regine madri facevano parte di composizioni più ampie, collocate sugli altari ùrhọ̀tọ̀. La natura autonoma della statuetta potrebbe suggerire che fosse destinata a commemorare una iyọ́bà di particolare rilievo, vissuta tra la fine del XVII e il XVIII secolo. In quel periodo si succedettero cinque regine madri: Imarhiaede, Ewebonoza, Ihasogie, Ede e Oloi Ohogha II. Tra le figure più influenti si ricordano Ihasogie, che secondo le tradizioni orali avrebbe utilizzato poteri sia fisici sia soprannaturali per favorire l’ascesa al trono del figlio Ọ́bà Ákẹ́nzùa I, e Oloi Ohogha II, considerata una delle regine madri più ricche. Suo figlio, Ọ́bà Akẹngbẹdo, è ricordato per aver governato durante un lungo periodo di pace.

Le tre sculture in prestito per 25 anni al Metropolitan Museum
Le tre sculture in prestito per 25 anni al Metropolitan Museum

Il trasferimento delle tre opere è stato reso possibile grazie a un modello di collaborazione tra il Metropolitan Museum of Art, la NCMM e l’associazione Friends of Nigeria’s Cultural Heritage, istituita dalla Commissione nigeriana e ospitata presso Myriad USA. Il Met ha facilitato la donazione di Ceil Pulitzer all’associazione, che consente di convogliare contributi filantropici internazionali verso la NCMM per promuovere la conservazione, lo studio e l’accessibilità delle collezioni museali nigeriane. Le opere, precedentemente custodite in una raccolta privata, saranno così accessibili al pubblico e alla comunità scientifica internazionale. Al tempo stesso, l’iniziativa contribuirà a sostenere la missione della Commissione e lo sviluppo delle istituzioni museali in Nigeria.

Il progetto s’inserisce in una collaborazione già consolidata tra il Met e le istituzioni nigeriane, che comprende un programma pluriennale dedicato alla documentazione digitale delle collezioni della NCMM. Avviato con un progetto pilota per la catalogazione di cento opere, il programma ha coinvolto il personale curatoriale del Museo Nazionale di Lagos (NML), con periodi di formazione al Met e incontri di lavoro a New York e Lagos. Le attività hanno riguardato gli standard di catalogazione, la fotografia delle opere e le strategie per coinvolgere il pubblico.

La collaborazione ha inoltre permesso di installare presso il Museo Nazionale di Lagos un nuovo studio fotografico e un’infrastruttura per l’archiviazione digitale, strumenti destinati a favorire la digitalizzazione delle raccolte e la creazione di risorse didattiche online. Le attività proseguono con lo scambio di competenze e lo sviluppo di nuovi strumenti per la gestione e la documentazione del patrimonio. Il Met ha recentemente ottenuto per la seconda volta un finanziamento dell’Ambassadors Fund for Cultural Preservation (AFCP), programma del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, per sostenere la fase successiva del progetto.

Con l’arrivo delle tre opere, il Met amplia la presenza dell’arte nigeriana nelle proprie sale e rafforza una collaborazione che riguarda anche la ricerca, la formazione e la conservazione. Il prestito venticinquennale consentirà alle sculture di essere studiate e conosciute da un pubblico internazionale, mentre il sostegno alla documentazione digitale e alle infrastrutture museali contribuirà a valorizzare le collezioni custodite in Nigeria.

“La missione del Met è quella di rendere accessibili al pubblico opere d’arte eccezionali attraverso allestimenti coinvolgenti e rigorosi, in grado di raggiungere la più ampia platea possibile”, ha dichiarato Max Hollein, Direttore e CEO del Met. “Questo accordo si inserisce con successo nell’ambizioso progetto del Museo di promuovere quest’arte in modo incisivo. Apprezziamo enormemente la nostra collaborazione con la National Commission for Museums and Monuments, che continua a consolidarsi. L’arte nigeriana, sia storica che contemporanea, occupa un posto di rilievo nella collezione del Met e ha acquisito rinnovata importanza in seguito alla riapertura, lo scorso anno, dell’ala Michael C. Rockefeller. È stato un piacere accogliere il Direttore Generale della NCMM, Olugbile Holloway, all’inaugurazione dell’ala, a conferma della stretta sinergia tra le nostre istituzioni. Questa innovativa collaborazione contribuirà ad ampliare l’apprezzamento globale dell’arte nigeriana e ad approfondire la nostra comprensione dello straordinario patrimonio culturale della Nigeria, supportando al contempo gli obiettivi della NCMM. Siamo profondamente grati alla signora Pulitzer e al signor Holloway per aver reso possibile questa presentazione”.

“Questa iniziativa è molto importante per noi perché permette di esporre al Met reperti archeologici nigeriani provenienti da collezioni private, rendendoli visibili a un pubblico ampio e diversificato”, ha affermato Olugbile Holloway, Direttore Generale della National Commission for Museums and Monuments. “La nostra collaborazione con il Met è di enorme valore e non vediamo l’ora di avere ulteriori opportunità per approfondire e rafforzare il rapporto tra le nostre due istituzioni. Le opere sono esempi eccezionali di scultura dell’antica civiltà di Ife e della corte del Benin. Durante la loro permanenza al Met, saranno esposte nelle gallerie dedicate alle Arti dell’Africa, nella nuova ala Michael C. Rockefeller, e saranno disponibili per la consultazione. La loro inclusione amplierà la presentazione del Met di una delle più grandi tradizioni artistiche del mondo, fiorita a Ife tra il IX e il XVI secolo”.




Se ti è piaciuto questo articolo abbonati a Finestre sull'Arte.
al prezzo di 12,00 euro all'anno avrai accesso illimitato agli articoli pubblicati sul sito di Finestre sull'Arte e ci aiuterai a crescere e a mantenere la nostra informazione libera e indipendente.
ABBONATI A
FINESTRE SULL'ARTE

Commenti

Commenta l'articolo che hai appena letto






Per inviare il commento devi accedere o registrarti.
Non preoccuparti, il tuo commento sarà salvato e ripristinato dopo l’accesso.

MAGAZINE
primo numero
NUMERO 1

SFOGLIA ONLINE

MAR-APR-MAG 2019
secondo numero
NUMERO 2

SFOGLIA ONLINE

GIU-LUG-AGO 2019
terzo numero
NUMERO 3

SFOGLIA ONLINE

SET-OTT-NOV 2019
quarto numero
NUMERO 4

SFOGLIA ONLINE

DIC-GEN-FEB 2019/2020
Finestre sull'Arte