di Redazione 20/10/2026
Categorie: Musei / Argomenti: Venezia
Dal 22 ottobre 2026 il Museo Ebraico di Venezia riapre al pubblico dopo un importante intervento di restauro e ampliamento. Nel cuore del Ghetto più antico del mondo tornano visitabili anche tre storiche sinagoghe.
Dopo sette anni di chiusura e un ampio progetto di recupero, il Museo Ebraico di Venezia riaprirà al pubblico dal 22 ottobre 2026. Nel cuore del Ghetto veneziano, il più antico al mondo, il MEV torna accessibile con ambienti rinnovati, un percorso espositivo ripensato e una maggiore integrazione con le sinagoghe storiche, restituendo al pubblico uno dei luoghi più significativi della memoria e della cultura ebraica in Italia. Il progetto ha interessato gli spazi museali e tre delle cinque sinagoghe presenti a Venezia: la Scola Tedesca, la Scola Italiana e la Canton, situate nel Campo del Ghetto Novo. Inserite nel nuovo itinerario di visita, le sinagoghe dialogheranno tra loro e con le altre due storiche sinagoghe del Ghetto Vecchio, la Levantina e la Spagnola, senza perdere la propria identità di luoghi di culto ancora vivi.
L’obiettivo è superare la frammentarietà del precedente percorso e restituire unità a un complesso unico, nel quale architettura, arte, religione e vita quotidiana si intrecciano da secoli.
Un museo più grande, accessibile e immersivo
Fondato nel 1954 dalla Comunità Ebraica di Venezia, il Museo custodisce una collezione di straordinario valore, composta da argenti rituali, opere di oreficeria, tessuti sacri, libri e manoscritti antichi. Oggetti che testimoniano la ricchezza della tradizione ebraica veneziana e la continuità di una presenza culturale e religiosa profondamente legata alla storia della città.
Con il nuovo intervento, la superficie museale passa da circa 1290 a oltre 1700 metri quadrati, grazie all’integrazione di ulteriori ambienti già appartenenti alla Comunità Ebraica. Il percorso comprende un ingresso rinnovato, spazi per l’accoglienza e la biglietteria, sale permanenti e temporanee, un bookshop, una biblioteca e un archivio destinati anche a studiosi e ricercatori, oltre ad ambienti dedicati alle attività didattiche e alle scuole.
Particolare attenzione è stata riservata all’accessibilità, attraverso nuovi collegamenti verticali e orizzontali che consentono una fruizione più agevole degli spazi, nel rispetto delle caratteristiche architettoniche degli edifici storici. Il museo si apre inoltre a linguaggi contemporanei, con installazioni multimediali e contenuti immersivi pensati per coinvolgere visitatori di diverse età e provenienze. Il racconto non si limita alla dimensione religiosa, ma esplora anche gli usi, i mestieri, le tradizioni e le condizioni di vita della comunità nel corso dei secoli.
Dentro una casa del Cinquecento: la vita quotidiana nel Ghetto
Tra le novità del percorso vi è la ricostruzione di un’abitazione ebraica tradizionale, allestita in un appartamento che conserva la struttura originaria del Cinquecento. Gli ambienti, caratterizzati da soffitti bassi e spazi ridotti, restituiscono le condizioni di vita di chi abitava il Ghetto nei secoli in cui le sue porte venivano chiuse ogni sera. Arredi semplici, in parte appartenuti a persone che vissero in questi luoghi, aiutano a ricostruire una dimensione domestica spesso meno conosciuta rispetto alla storia religiosa e istituzionale della comunità.
Il percorso approfondisce anche il rapporto tra le diverse Nationi ebraiche e la Serenissima, le attività lavorative consentite e l’organizzazione della vita comunitaria, fino alla costruzione delle tre sinagoghe rinascimentali che tornano oggi protagoniste della visita. Non manca uno spazio pensato appositamente per i bambini. Alcuni ambienti, rimasti nelle proporzioni originarie del Cinquecento, diventano luoghi a misura dei più piccoli, dove la storia si trasforma in gioco e scoperta attraverso il racconto di Noè in gondola e un teatrino di marionette realizzate in vetro lavorato a lume.
Le sinagoghe storiche tornano al centro del racconto
Il recupero delle sinagoghe rappresenta uno degli aspetti centrali del progetto. Gli interventi conservativi hanno interessato superfici, arredi e apparati decorativi, con l’intento di valorizzare il patrimonio architettonico e artistico senza compromettere la funzione religiosa degli spazi.
Il nuovo itinerario mette in relazione questi luoghi con la collezione museale, per offrire una lettura più completa della storia della comunità e del suo rapporto con Venezia. Il visitatore potrà così comprendere non soltanto il significato degli oggetti rituali, ma anche il contesto nel quale sono stati utilizzati e le tradizioni che continuano a custodire. L’attenzione al rapporto tra museo e ambiente urbano costituisce un altro elemento distintivo dell’allestimento. L’apertura delle finestre, dove possibile, permette di mantenere un collegamento visivo con il Ghetto e di riconoscere costantemente il contesto storico in cui si svolge la visita.
Un progetto da 5,5 milioni di euro
L’intervento, il cui investimento complessivo stimato è di circa 5,5 milioni di euro, ha richiesto un lungo lavoro di progettazione e raccolta fondi, oltre alle autorizzazioni degli enti competenti. Il Ministero della Cultura ha contribuito finanziariamente al progetto dopo una prima fase sostenuta da donazioni private, riconoscendo il valore storico e culturale del complesso. Il nuovo allestimento interno è stato realizzato da Opera Laboratori sulla base del progetto firmato dallo studio Guicciardini & Magni Architetti, mentre l’identità visiva del museo porta la firma dello studio Rovai Weber di Firenze. Il progetto architettonico è stato sviluppato anche attraverso la collaborazione con lo studio AMPL Pedron - La Tegola, con particolare attenzione al dialogo tra gli spazi interni e il paesaggio urbano del Ghetto.
Opera Laboratori, già impegnata nella gestione e valorizzazione dei percorsi di visita alle sinagoghe e ad altri luoghi della comunità, ha affiancato la Comunità Ebraica di Venezia anche in iniziative culturali, mostre e attività rivolte a pubblici diversi.
Dal 1954 a oggi
Le origini del Museo Ebraico risalgono al dopoguerra, quando alcuni membri della Comunità sopravvissuti alla Shoah ne promossero la fondazione per testimoniare il legame degli ebrei veneziani con la città e il contributo della comunità alla società civile. Il primo museo occupava un’unica sala, oggi integrata nel nuovo percorso, dove gli argenti rituali e i preziosi tessuti sacri costituivano il nucleo centrale della collezione.
Da allora, il museo si è trasformato attraverso diversi interventi, tra cui l’allestimento degli anni Settanta dell’architetto Ugo Camerino e l’ampliamento dei primi anni Duemila curato da Dehò Lamberto. Anche durante la chiusura degli spazi museali, la Comunità ha continuato ad accogliere i visitatori, mantenendo accessibili altri luoghi del Ghetto e le sinagoghe Levantina e Spagnola. La riapertura segna ora una nuova tappa di questo percorso: il Museo Ebraico torna a essere un punto di riferimento per conoscere una storia che attraversa i secoli, dal Quattrocento al maggio del 1945, e che continua a vivere nel presente.
“Siamo particolarmente orgogliosi”, sottolinea Giuseppe Costa, presidente e amministratore delegato di Opera Laboratori, “di aver potuto contribuire a un progetto così importante. La collaborazione con la Comunità Ebraica di Venezia nasce da un percorso già consolidato nella gestione e valorizzazione del Ghetto che trova oggi nel nuovo Museo un ulteriore punto di arrivo. L’obiettivo è contribuire a rendere questo patrimonio universale sempre più accessibile, comprensibile e vivo, senza perdere il legame con la sua identità e con la comunità veneziana che ancora oggi lo custodisce”.
Il MEV aprirà al pubblico dal 22 Ottobre, con orario 10-18.
Biglietti: 18 euro intero; 14 euro ridotto; 11 euro ridotto per i residenti a Venezia.
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