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Cuoghi Corsello al MAMbo, e il museo diventa un animale da accarezzare. Com'è la mostra

Categorie: Recensioni mostre / Argomenti: Arte contemporanea - Bologna


Pelliccia nera, moquette bianca e ciminiere trasformate in zampe: il duo Cuoghi Corsello trasforma il MAMbo di Bologna in un animale, e la mostra “Tra le nuvole” invita a percepire lo spazio con il corpo, con un’opera che rinnova la ricerca di due artisti cresciuti nella controcultura bolognese. La recensione di Emanuela Zanon.

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Chi ha frequentato Bologna negli anni Novanta di certo ricorda un’oca stilizzata dalle zampe lunghe e snodate che si rincorreva da una via all’altra su muri, portoni, saracinesche e cabine elettriche, le cui apparizioni sembravano segnalare una rete di condotti segreti che, collegati tra loro, disegnavano la mappa alternativa di una metropoli parallela, percorsa da interconnessioni sottratte alla cartografia ufficiale. Era Pea Brain, la creatura e insieme lo pseudonimo con cui Monica Cuoghi (Mantova, 1965) aveva iniziato a punteggiare lo spazio urbano del capoluogo emiliano alla metà degli anni Ottanta, destinata a diventare uno dei simboli del sodalizio con Claudio Corsello (Bologna, 1964), che in quegli anni firmava i muri come CK8. Avviata nel 1986, la loro collaborazione si sarebbe consolidata nel 1989 in un’identità unica. In quella stagione, animata dal fermento dei centri sociali, del writing e di una controcultura che cercava nelle crepe della città i propri luoghi di aggregazione, Cuoghi Corsello ha praticato un’arte di confine, fatta di interventi spontanei nello spazio pubblico, installazioni effimere e oggetti trovati, refrattari alle logiche del mercato. Era la stessa costellazione in cui si muovevano i Mutoid Waste Company, collettivo britannico che dal 1990 aveva trovato a Santarcangelo di Romagna, nel villaggio di Mutonia, la base per le sue sculture assemblate con rottami e carcasse di automobili, e in cui la comunità bolognese del writing, da Dado a Rusty, con cui la stessa Cuoghi si sarebbe misurata, trasformava i muri in un palinsesto collettivo. Bologna, del resto, era stata tra le prime città europee a riconoscere dignità museale a quel linguaggio: nel 1984 Francesca Alinovi aveva portato alla Galleria d’Arte Moderna i protagonisti del graffitismo newyorkese con la mostra Arte di Frontiera. Trent’anni più tardi la congiuntura appariva rovesciata. Nel 2016 Blu cancellò i propri murales bolognesi per protesta contro una mostra che ne staccava altri dalle loro sedi originarie sottraendoli alla collettività, sancendo con un gesto iconoclasta l’incompatibilità tra quella cultura e il museo. Di segno opposto il modo in cui Cuoghi Corsello, dieci anni dopo, ha scelto di approdare al MAMbo con Tra le nuvole, accettando di confrontarsi con l’istituzione museale senza rinnegare l’etica degli esordi, profondamente radicata nella pratica dello squatting, la riconquista di spazi abbandonati trasformati in luoghi di vita e di creazione. Non è la prima volta che il duo si confronta con un’istituzione museale: Cuoghi Corsello ha partecipato alla XII Quadriennale di Roma del 1996, nella sezione dedicata alle ultime generazioni, a Rolando al MACRO nel 2017 e alla Quadriennale FUORI del 2020, sempre alle proprie condizioni e preservando l’autonomia della propria ricerca.

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Nell’arco di un decennio il duo si è insediato in tre complessi industriali dismessi del quartiere Mazzini: gli ex Magazzini Generali ribattezzati Giardino dei Bucintori (1994-1996), l’ex materassificio Silma divenuto Cime Tempestose (1996-2001) e, infine, l’ex concessionaria FIAT (2001-2005). Li ha trasformati in abitazione, studio e opera totale, in cui ogni gesto domestico, dallo spostamento di un mobile alla disposizione dei sassi raccolti in cortile, acquistava il valore di una composizione, secondo un’idea, rivendicata dagli stessi artisti, che faceva della vita quotidiana un’installazione in perenne divenire. Gli ex stabilimenti, nati per scandire i ritmi del lavoro seriale, venivano così sottratti alla vocazione produttiva e restituiti a un tempo libero e rituale, in cui la pratica artistica coincideva con una scelta di vita e con una forma di resistenza alla normalizzazione. Accanto ai muri e agli spazi occupati, il duo si è espresso attraverso la musica, il video, il fumetto, la fotografia, le costruzioni elettromeccaniche e le sculture luminose al neon, popolando questo universo di irriverenti personaggi fiabeschi come Petronilla, Bello, Suf o Schifio, ciascuno dotato di una propria biografia (Petronilla, ibrido di papera e organo sessuale femminile nato nel 1992 dalle metamorfosi di Pea Brain; Bello, sorriso dall’espressione beota tracciato su un light box e da allora replicato identico nei neon; Suf, firma di una bambina che aspira a disegnare lettere almeno sufficienti; Schifio, demone custode della città).

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Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna

Curata da Lorenzo Balbi e Fulvio Chimento e articolata in due fasi distinte, la prima delle quali è appena stata inaugurata nella Sala delle Ciminiere, Tra le nuvole rinuncia alla formula della retrospettiva e trasferisce dentro un museo civico la stessa radicalità con cui, trent’anni fa, il duo abitava le fabbriche abbandonate. Al posto di un’antologia di opere storiche, Cuoghi Corsello sceglie di compiere un unico gesto, che si appropria dell’intera architettura e la trasforma in un corpo vivente. Protagonista dell’intervento è Quadrupede, uno dei suoi personaggi più enigmatici, nato come fumetto nel 1994 e da allora riconosciuto dal duo negli oggetti più disparati: una vecchia trave appoggiata a due cavalletti, i tubi di sostegno di una tenda, la pelliccia sulla quale un’amica pranoterapeuta imponeva le mani. Nelle strisce originali, tracciate a penna con un segno essenziale e infantile, la creatura ha il corpo cilindrico di un tronco, quattro zampe tozze e un muso tubolare simile a una canna fumaria. Sale le scale, si acciambella per dormire, si contorce in pose improbabili, si lascia abbracciare e trasporta in groppa chi le chiede di fare un giro, con quella combinazione di candore e assurdo che caratterizza l’immaginario del duo. Rivista oggi, quella silhouette tubolare sembra quasi annunciare la ciminiera. Quadrupede possiede un grugno smisurato e sensi diversi da quelli umani, che gli permettono di orientarsi in dimensioni dell’esistenza per noi inaccessibili, e incarna con particolare efficacia lo statuto delle creature del duo, frammenti di mondo eroso e riciclato in cui gli artisti hanno sempre individuato una forma di vita latente. A Bologna, nel 2000, la mostra Quadrupedi allo studio Ercolani ne aveva radunato un primo gregge, mentre nel progetto Quadrupedi al pascolo, curato da Gabriele Tosi per Localedue, le sculture venivano ricoverate di notte nella galleria come in una stalla e uscivano di giorno a pascolare nella piazza antistante, tra i passanti. Un’immagine generata con l’intelligenza artificiale nel 2024 mostra, infine, la creatura in cammino sopra un mare di nuvole, le zampe nere e pelose affondate nel bianco, visione da cui discendono il titolo della mostra e la trasformazione dello spazio espositivo.

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La Sala delle Ciminiere costituisce il cuore espositivo del MAMbo, che dal 2007 occupa l’ex Forno del Pane, panificio municipale costruito durante la Prima guerra mondiale per garantire pane a prezzo calmierato alla popolazione, poi riconvertito in museo su progetto dello studio di Aldo Rossi con Arassociati. Per due artisti da sempre impegnati a riplasmare spazi dismessi, la scelta di un edificio industriale restituito alla città sembra rispondere a quella logica delle corrispondenze che Cuoghi Corsello ha sempre amato riconoscere negli eventi. Al piano terra, sotto una copertura sostenuta da capriate metalliche ad arco, due alte ciminiere in muratura testimoniano ancora la funzione originaria dell’edificio. Cuoghi Corsello le rivestono alla base di una pelliccia sintetica nera a pelo lungo e, più in alto, di un tessuto scuro, trasformandole nelle zampe di un Quadrupede nero che poggia sulla schiena di un secondo esemplare, bianco, coincidente con il pavimento ammantato di moquette candida. Gli ambienti attigui, svuotati di qualsiasi oggetto e rivestiti dello stesso bianco, sono illuminati da ampi pannelli a soffitto che abbagliano lo sguardo e annullano gli spigoli, generando una sorta di spazio di risulta dilatato all’infinito. Il visitatore si trova così a percorrere un’inquadratura parziale di due corpi smisurati, la cui interezza eccede le pareti del museo e resta affidata all’immaginazione: cammina sulla schiena dell’animale bianco e può sfiorare il pelo delle zampe di quello nero, senza poterne abbracciare con lo sguardo le reali proporzioni.

Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo
Allestimenti della mostra Cuoghi Corsello. Tra le nuovole. Foto: Ornella De Carlo. Su concessione di Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna
Cuoghi Corsello
Cuoghi Corsello
Cuoghi Corsello, Quadrupede (2024; sintografia)
Cuoghi Corsello, Quadrupede (2024; sintografia)

Spogliata degli allestimenti consueti, l’architettura si offre allo sguardo nella sua nuda struttura (gli archi metallici che reggono la volta, i pilastri scuri allineati lungo le pareti come costole, le due finestre quadrate in alto sul fondo), travestendosi da animale per rivelare la propria anatomia. È un minimalismo eterodosso, privo del rigore geometrico e algido di quello storico: le ciminiere pelose, con i ciuffi sfilacciati lungo gli spigoli come una criniera mossa dal vento, conservano l’ironia e la tenerezza dei personaggi del duo, e sanciscono l’ingresso del fumetto nella scala dell’architettura. Dal Déjeuner en fourrure con cui Meret Oppenheim, nel 1936, ricopriva di pelliccia una tazza da tè, ai monumenti impacchettati da Christo e Jeanne-Claude, il rivestimento ha spesso sottratto agli oggetti la loro funzione per restituirli allo sguardo con un’evidenza inedita. Cuoghi Corsello ne offre una declinazione affettuosa e domestica, in cui la pelliccia converte il condotto di un forno industriale in un arto animale e la ciminiera, emblema novecentesco del lavoro, in una zampa da accarezzare. Il pubblico accede alla sala a piedi nudi, riponendo le scarpe in sacchetti compostabili personalizzati dagli artisti, e avanza su una superficie morbida che attutisce i passi e risveglia ogni altra facoltà, con un’efficacia di sollecitazione percettiva che molte mostre dichiarate immersive inseguono invano, e che qui scaturisce da una rara essenzialità di pensiero e di materiali. Avvalendosi delle capacità sensoriali alternative di Quadrupede, il visitatore è invitato a percepire lo spazio attraverso la pianta del piede, il silenzio (o le interazioni con gli altri visitatori) e la luce diffusa, e finisce per sentirsi rimpicciolito, quasi smaterializzato, come un minuscolo ospite che si muove tra le zampe di un gigante o ne esplora il ventre. La suggestione acquista una profondità ulteriore se si considera la storia dell’edificio: il forno che un secolo fa nutriva la città diventa la pancia di una creatura fantastica, e il museo, da contenitore di opere, si fa organismo che accoglie i propri visitatori come nutrimento.

Ad aumentare il valore dell’operazione contribuisce anche il contesto in cui è nata. In una fase segnata da una progressiva contrazione delle risorse destinate alla cultura pubblica, che ha investito anche i musei civici bolognesi (la stessa responsabile del settore musei civici di Bologna, Giorgia Boldrini, ha richiamato il peso dei tagli agli enti locali e del mancato ricambio del personale, sottolineando la necessità per i singoli musei di rinunciare a una gestione autonoma del budget in favore di economie di scala), Tra le nuvole è stata realizzata con mezzi esigui, grazie al supporto tecnico di aziende del comparto tessile e a una raccolta fondi aperta attraverso l’Art Bonus. L’esito dimostra come la forza di un’idea possa compensare la scarsità del budget, quando nasce da una ricerca intelligente, sincera, estranea alle pressioni del mercato e per questo capace di conservare, a quarant’anni dagli esordi, la freschezza dell’ispirazione originaria. Pochi materiali, un’intuizione nitida e la fiducia nella capacità empatica del pubblico bastano a produrre un’esperienza di sorprendente intensità, a riprova che la povertà dei mezzi coincide da sempre, per Cuoghi Corsello, con la condizione primaria di una poetica fondata sulla sottrazione e sulla reinvenzione. Al termine della mostra la moquette verrà ritirata e rigenerata in nuovo filato, secondo una logica di recupero che riprende, in chiave aggiornata, la pratica del riciclo che il duo coltiva fin dagli anni delle occupazioni, quando mobili, bambole e peluche raccolti tra i rifiuti diventavano magici catalizzatori di un incantamento quotidiano.

Il 19 novembre, a ridosso della chiusura della prima fase, gli RN, band fondata negli anni Ottanta in cui oggi suonano Claudio Corsello al basso, Monica Cuoghi all’arpa e alla voce e Ico alla batteria, celebreranno all’esterno del museo il rito delle moquette, destinato ad attivare le opere rimaste a lungo arrotolate in vista del secondo atto. Dal 2 dicembre, infatti, la Sala delle Ciminiere cambierà volto per accogliere un’ampia selezione della produzione pittorica del duo realizzata tra il 2001 e il 2021: moquette, lenzuola e tele preparate, alcune dipinte e altre lasciate intonse. Al vuoto sospeso del primo capitolo seguirà dunque il ripopolamento, e l’immacolato Quadrupede che oggi accoglie i visitatori lascerà il posto a quelli che il testo di sala presenta come i suoi sogni, evocati senza alcuna gerarchia, come se la creatura, dopo aver digerito il museo, ne restituisse il contenuto onirico.

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