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In Corsica scoperta una casa tardoantica vicino a un antico approdo: i reperti raccontano la vita quotidiana

di Redazione 18/10/2026

Categorie: Archeologia / Argomenti: Francia - Archeologia - Corsica


A Meria, nel Capo Corso, gli scavi archeologici hanno portato alla luce un edificio di almeno 50 metri quadrati risalente alla tarda antichità. La scoperta si aggiunge a quella di un approdo individuato nel 2025 e apre nuove prospettive sulla presenza romana lungo le coste della Corsica.

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A meno di cento metri dal mare, su un promontorio roccioso che domina la baia di Meria, nel Capo Corso (in Corsica, Francia), gli archeologi hanno individuato un edificio di epoca tardoantica con ambienti destinati alla vita quotidiana. Tra i resti sono emersi frammenti di ceramiche legati alle attività culinarie, recipienti in vetro, utensili in ferro e una macina. Le strutture si trovano a circa trenta metri di dislivello rispetto a un approdo antico scoperto nello stesso territorio nel 2025. Le due scoperte, entrambe frutto di indagini archeologiche preventive, suggeriscono che Meria potrebbe essere stata sede di un insediamento costiero più articolato di quanto si ritenesse finora.

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La nuova campagna di scavo si è svolta nei mesi di maggio e giugno 2026, prima della costruzione di un’abitazione privata nella zona della marina di Meria, in Corsica. Gli archeologi dell’Inrap, l’Institut national de recherches archéologiques préventives francese, hanno indagato una superficie di 150 metri quadrati su prescrizione del Service régional de l’archéologie della Drac de Corse, la direzione regionale degli affari culturali. L’intervento costituisce la seconda operazione preventiva realizzata nella penisola dopo quella condotta nella primavera del 2025, quando era stata individuata una struttura di approdo attribuita alla tarda antichità, sulla sponda meridionale del Ruisseau de Meria. Il nuovo edificio si trova sul versante settentrionale di un piccolo promontorio roccioso che domina sia il corso d’acqua sia la baia. La sua posizione, in prossimità della costa e a breve distanza dall’approdo, rappresenta uno degli elementi che rendono particolarmente interessante il complesso archeologico. Le due strutture potrebbero infatti essere contemporanee, anche se il rapporto cronologico e funzionale tra l’abitazione e l’infrastruttura portuale dovrà essere approfondito attraverso lo studio dei dati raccolti.

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Meria, Corsica. Foto: Inrap
Meria, Corsica. Foto: Inrap
Ubicazione dello scavo della piattaforma di atterraggio effettuato nel 2025 (in giallo) e nel 2026 (in rosso)
Ubicazione dello scavo della piattaforma di atterraggio effettuato nel 2025 (in giallo) e nel 2026 (in rosso). Foto: Inrap

Un edificio costruito nella roccia

L’edificio individuato durante gli scavi ha una pianta suddivisa in due parti e un’estensione minima di 50 metri quadrati. Sorge direttamente sul substrato roccioso di scisto, che gli antichi costruttori modificarono per predisporre le fondazioni. Queste ultime si conservano per almeno tre filari e sono realizzate con blocchi di scisto squadrati, disposti secondo una tecnica muraria accurata. Gli elementi lapidei sono alternati secondo un sistema che prevede blocchi collocati longitudinalmente nella muratura e altri disposti perpendicolarmente al paramento.

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In alcuni punti, la roccia naturale venne utilizzata direttamente come parte delle pareti interne. Le superfici furono infatti tagliate per prolungare il tracciato di alcune costruzioni, riducendo la necessità di realizzare interamente in muratura le delimitazioni degli ambienti: la conformazione del terreno non costituiva dunque soltanto il supporto dell’edificio, ma veniva integrata nella sua organizzazione architettonica. Un’altra caratteristica riguarda la divisione degli spazi interni: gli archeologi hanno individuato lastre monolitiche di scisto locale collocate verticalmente e mantenute in posizione mediante pietre di rincalzo e pali di legno (questi elementi servivano a separare gli ambienti, introducendo una soluzione costruttiva diversa rispetto alle pareti in muratura). La presenza di tali divisori documenta quindi un’organizzazione degli spazi che combinava materiali e tecniche differenti, adattandosi alle caratteristiche del luogo.

Le strutture conservate permettono di ricostruire almeno in parte l’impianto dell’edificio, ma alcuni aspetti della sua configurazione originaria restano da chiarire. Tra questi rientra la copertura: all’interno dell’edificio sono stati infatti riconosciuti diversi fori di palo, alcuni dei quali presentano sistemi di fissaggio realizzati con pietre. Queste cavità potrebbero corrispondere agli alloggiamenti di sostegni lignei utilizzati per reggere un tetto in tegole, ipotesi suggerita anche dall’abbondante presenza di tegulae, le tegole piane romane, negli strati di abbandono.

Vista dettagliata delle mura e dei livelli di demolizione. Foto: Inrap
Vista dettagliata delle mura e dei livelli di demolizione. Foto: Inrap
Vista dettagliata del rivestimento di una struttura in muratura.
Vista dettagliata del rivestimento di una struttura in muratura. Foto: Inrap
Lastra monolitica posizionata di taglio, che funge da divisorio
Lastra monolitica posizionata di taglio, che funge da divisorio. Foto: Inrap
Veduta aerea dell'edificio riportato alla luce. Foto: Brice Chevaux, Inrap
Veduta aerea dell’edificio riportato alla luce. Foto: Brice Chevaux, Inrap

Ceramiche, vetri e utensili: le tracce della vita domestica

A chiarire la funzione dell’edificio contribuiscono soprattutto i materiali recuperati durante lo scavo. Negli angoli dei diversi ambienti sono state individuate fosse contenenti rifiuti e residui delle attività svolte all’interno della struttura: il materiale rinvenuto comprende soprattutto frammenti ceramici collegati alla preparazione e al consumo dei cibi, recipienti in vetro, strumenti in ferro e una macina, identificata con il termine latino catillus. La concentrazione di questi reperti rimanda alla sfera domestica e sostiene l’interpretazione dell’edificio come abitazione (non si tratta, dunque, soltanto di resti murari, ma di un insieme di evidenze che permette di avvicinarsi alle attività praticate dagli occupanti e alla gestione quotidiana degli spazi).

La ceramica, il vetro e gli utensili costituiscono inoltre una fonte importante per lo studio della cultura materiale della Corsica nella tarda antichità. I materiali raccolti nelle due campagne di scavo presentano infatti produzioni caratteristiche di questo periodo che risultano ancora poco documentate sull’isola: il loro studio può contribuire ad ampliare le conoscenze sulle tipologie ceramiche circolanti in Corsica e sui rapporti tra gli insediamenti locali e le altre regioni del Mediterraneo.

Particolare interesse riveste anche la varietà delle importazioni individuate nel corpus ceramico. Secondo l’Inrap, la loro ricchezza colloca Meria all’interno dei circuiti di scambio mediterranei, e la presenza di materiali provenienti da altri contesti produttivi suggerisce quindi che il sito non fosse isolato, ma partecipasse a reti di circolazione di merci e manufatti. Per comprendere più precisamente l’origine dei reperti e le modalità di questi scambi saranno determinanti gli approfondimenti sui materiali recuperati. L’insieme dei ritrovamenti comprende inoltre numerosi oggetti metallici, manufatti in vetro ed elementi litici riconducibili a differenti ambiti d’uso: le attività domestiche e artigianali, la sfera personale e la navigazione. Questa varietà è uno degli aspetti sottolineati dagli archeologi, perché contribuisce a delineare il carattere peculiare di Meria nell’arco cronologico che va dall’epoca romana fino agli inizi del Medioevo.

Fossa all'interno dell'edificio contenente i rifiuti derivanti dalla cottura di ceramiche.
Fossa all’interno dell’edificio contenente i rifiuti derivanti dalla cottura di ceramiche. Foto: Inrap
Scavo di una fossa in corso.
Scavo di una fossa in corso. Foto: Inrap

Un approdo per collegare l’insediamento al mare

La scoperta dell’abitazione acquista ulteriore significato se letta insieme ai risultati della campagna archeologica del 2025. In quell’occasione, sempre a Meria, era stata individuata una struttura di approdo attribuita alla tarda antichità, situata sulla riva meridionale del Ruisseau de Meria. L’edificio scoperto nel 2026 sorge meno di cento metri dalla linea di costa e circa trenta metri più in alto rispetto alla struttura di attracco.

La vicinanza geografica e la possibile contemporaneità delle due strutture pongono una questione importante: l’approdo serviva unicamente un’abitazione isolata oppure faceva parte di un insediamento più esteso? Al momento, i dati disponibili non consentono di fornire una risposta definitiva, ma l’ipotesi di un’occupazione costiera più articolata è tra le prospettive aperte dalle indagini.

Le due campagne hanno prodotto una quantità considerevole di dati nonostante le superfici relativamente limitate interessate dagli scavi. Il loro interesse non riguarda soltanto le strutture architettoniche e gli oggetti rinvenuti, ma anche la possibilità di ricostruire l’ambiente nel quale l’approdo era inserito. Per questo motivo, alle indagini archeologiche si affiancano studi geoarcheologici e paleoambientali. L’analisi dei livelli caratterizzati da condizioni idromorfe, presenti in prossimità della struttura di approdo, viene integrata con ricerche sugli ecofatti e con studi di malacologia e palinologia (la malacologia si occupa dei molluschi, mentre la palinologia studia i pollini: entrambe possono contribuire alla ricostruzione delle condizioni ambientali del passato).

Questi approcci permettono di approfondire l’evoluzione del territorio e le dinamiche fluviali e costiere entro le quali si inseriva la struttura di attracco: la linea di costa, la conformazione dei corsi d’acqua e le condizioni ambientali possono infatti cambiare nel tempo; ricostruirne la storia è essenziale per comprendere il funzionamento di un approdo antico e il suo rapporto con gli insediamenti vicini.

Il sito di Meria offre così l’opportunità di studiare insieme le tracce dell’attività umana e quelle dei processi naturali. I reperti documentano le attività quotidiane e i rapporti di scambio, mentre le analisi ambientali aiutano a definire il paesaggio nel quale queste attività si svolgevano.

Rilievo di una struttura attualmente oggetto di scavo. Foto: Brice Chevaux, Inrap
Rilievo di una struttura attualmente oggetto di scavo. Foto: Brice Chevaux, Inrap

Le tracce di una presenza più antica

L’ipotesi che Meria abbia ospitato un insediamento più ampio non nasce esclusivamente dalle scoperte recenti: gli archeologi ricordano infatti alcuni ritrovamenti precedenti che suggeriscono una frequentazione del territorio già in epoca romana. Nel XIX secolo venne scoperto un elemento marmoreo che fungeva da sostegno per una mensa d’altare, recante un’iscrizione dedicatoria all’imperatore Claudio, e a questo reperto si aggiunge un altro elemento lapideo in marmo, recuperato nel 2012 dal Dipartimento delle ricerche archeologiche subacquee e sottomarine francese, il Drassm, nelle profondità della baia di Meria.

Queste testimonianze, insieme ai risultati delle due campagne preventive, contribuiscono a delineare una storia archeologica più complessa di quella suggerita dalla sola presenza di un’abitazione e di un approdo. Secondo l’Inrap, Meria potrebbe essere stata sede di un’occupazione articolata, forse un piccolo abitato o un insediamento costiero, già durante l’epoca romana. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi che dovrà essere verificata attraverso ulteriori indagini e lo studio complessivo dei materiali.

Le indagini di Meria aprono ad ogni modo nuove prospettive per lo studio della Corsica romana e tardoantica, un ambito in cui alcune categorie di reperti, in particolare le produzioni ceramiche della tarda antichità, sono ancora poco documentate. L’analisi dei materiali provenienti dai due scavi, insieme agli studi sul paesaggio e sulle dinamiche costiere, potrà contribuire a precisare la cronologia e le caratteristiche dell’insediamento.

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