In Turchia i droni sorvegliano Sardi e Bin Tepe, siti UNESCO minacciati dagli scavi clandestini


Un nuovo centro di sorveglianza aerea utilizza droni a lungo raggio con visione notturna per controllare l’antica capitale dei Lidi e la vasta necropoli di Bin Tepe. Il progetto è un’esperienza pilota per la tutela dei siti archeologici della Turchia.

La tecnologia entra nelle strategie di tutela del patrimonio archeologico della Turchia con un nuovo sistema di sorveglianza aerea installato nell’antica città di Sardi e nell’area dei tumuli lidi di Bin Tepe, nella provincia di Manisa. Il nuovo Centro di Sorveglianza Aerea e Sicurezza dell’Antica Città di Sardi è stato inaugurato dal Ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy e dispone di droni a lungo raggio dotati di sistemi di visione notturna, destinati a controllare dall’alto un’area archeologica particolarmente estesa e difficile da sorvegliare attraverso i soli sistemi terrestri.

La struttura comprende due sistemi UAV a lungo raggio, tre sistemi di antenna, postazioni di monitoraggio, grandi schermi e telecamere di sicurezza. Il personale incaricato della gestione del centro ha seguito una formazione specifica per il pilotaggio dei droni e ha ottenuto le relative certificazioni. Il sistema consente di monitorare il territorio anche nelle ore notturne e di individuare eventuali attività sospette. Le segnalazioni possono essere trasmesse direttamente alle unità della Gendarmeria, in modo da permettere un intervento tempestivo in caso di minacce al sito.

Il centro è stato ricavato dall’ex casa degli scavi situata nei pressi di Karnıyarık Tepe, in una posizione dalla quale è possibile dominare visivamente l’area dei tumuli di Bin Tepe. La sua realizzazione è stata concepita come un’esperienza pilota: il modello sperimentato a Sardi potrà infatti essere utilizzato come riferimento per sviluppare ulteriori sistemi di conservazione e sicurezza destinati ad altri siti archeologici della Turchia, adattando le tecnologie di sorveglianza alle caratteristiche dei diversi contesti.

Area archeologica di Sardis. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Area archeologica di Sardis. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)

La scelta di intervenire proprio a Sardi e Bin Tepe è legata alla rilevanza storica e archeologica dei due luoghi. Sardi fu la capitale del Regno di Lidia, uno dei principali poteri dell’Anatolia occidentale, sviluppatosi tra l’VIII e il VI secolo a.C. Alla civiltà lidia viene tradizionalmente attribuita l’invenzione della moneta, un’innovazione che avrebbe modificato in modo importante la storia degli scambi economici. La città è inoltre associata alla figura di Creso, ultimo grande sovrano della Lidia, la cui ricchezza era già diventata proverbiale nell’antichità.

A pochi chilometri dall’antica città si trova Bin Tepe, la grande necropoli reale dei Lidi. L’area si estende per circa 75 chilometri quadrati e comprende oltre 120 tombe a tumulo, distribuite in un paesaggio archeologico di notevole ampiezza. Tra i monumenti funerari si trova anche il grande tumulo tradizionalmente attribuito ad Alyattes, re di Lidia e padre di Creso. La dimensione dell’area e la difficoltà di controllarne l’intera superficie hanno rappresentato una delle ragioni principali per il potenziamento delle misure di sicurezza attraverso la sorveglianza aerea.

Nel corso degli anni, infatti, alcuni dei tumuli di Bin Tepe sono stati interessati da scavi clandestini. Le attività illegali hanno provocato danni irreversibili alle strutture e ai contesti archeologici, rendendo necessario affiancare alle tradizionali attività di controllo strumenti in grado di individuare eventuali intrusioni e interventi non autorizzati prima che possano produrre ulteriori conseguenze sul patrimonio. La possibilità di utilizzare droni a lungo raggio e dotati di visione notturna permette di ampliare la capacità di sorveglianza proprio nelle zone più difficili da controllare direttamente da terra.

Area archeologica di Sardis. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Area archeologica di Sardis. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)

Sardi e Bin Tepe sono inoltre entrati in una nuova fase della loro storia istituzionale nel 2025, quando il complesso è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Con questo riconoscimento, Sardi e Bin Tepe sono diventati il 22° sito della Turchia inserito nella lista dell’organizzazione internazionale. Il nuovo centro di sorveglianza si inserisce quindi in un quadro di politiche rivolte alla tutela del patrimonio, che il Ministero della Cultura e del Turismo turco articola principalmente lungo tre direttrici: prevenzione, cooperazione internazionale e recupero dei beni culturali usciti illegalmente dal Paese.

La dimensione internazionale rappresenta infatti una parte rilevante della strategia turca contro il traffico illecito di reperti e opere. La Turchia collabora con l’UNESCO, l’INTERPOL, l’Organizzazione Mondiale delle Dogane e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine. A queste attività si aggiungono accordi bilaterali e collaborazioni con istituzioni giudiziarie e investigative di altri Paesi. Nel 2026 è stato rinnovato per altri cinque anni il Memorandum of Understanding sottoscritto con gli Stati Uniti nel 2021 e relativo alle restrizioni all’importazione di beni culturali provenienti dalla Turchia.

Nello stesso quadro rientrano le collaborazioni con l’Ufficio del Procuratore Distrettuale di Manhattan e con l’US Homeland Security Investigations, che hanno contribuito al recupero di numerose opere e reperti archeologici. Secondo i dati diffusi dal Ministero, dal 2002 sono stati riportati in Turchia 13.474 beni culturali, dei quali 9.159 negli ultimi otto anni. Il dato comprende reperti e opere recuperati attraverso diverse operazioni internazionali e procedure di restituzione.

Area archeologica di Sardis. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)
Area archeologica di Sardis. Foto: Türkiye Turizm ve Tanıtım Geliştirme Ajansı (“TGA”)

Tra i recuperi indicati figurano la statua in bronzo di Marco Aurelio proveniente dall’antica città di Boubon e restituita dagli Stati Uniti, le placche architettoniche in terracotta provenienti da Düver e le piastrelle di İznik recuperate nel Regno Unito e in Spagna. A questi si aggiungono i bronzi urartei restituiti dalla Svizzera, la testa di Eros rientrata dal Regno Unito e nuovamente associata al Sarcofago di Sidamara, un pannello musivo proveniente da Zeugma e l’iscrizione della Moschea di Bozgoca, a Şile, restituita dai Paesi Bassi.

La tutela di Sardi non riguarda tuttavia soltanto la sicurezza del sito e la prevenzione degli scavi clandestini. Negli ultimi anni sono stati avviati anche interventi finalizzati a modificare le modalità di fruizione dell’area archeologica, con l’obiettivo di consentire ai visitatori di accedere ad alcuni dei suoi principali monumenti anche dopo il tramonto. Sardi è infatti uno dei siti inseriti nel programma di musealizzazione serale sviluppato dal Ministero della Cultura e del Turismo turco. Un progetto specifico di illuminazione permette di estendere la visita a una parte dell’area archeologica nelle ore serali, rendendo accessibili dopo il tramonto alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’antica città. Tra questi figurano il Tempio di Artemide, il Gymnasium e il complesso termale.




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