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Le gallerie chiedono ad Art Basel Paris un risarcimento per la chiusura anticipata

di Redazione 02/11/2026

Categorie: Attualità / Argomenti: Fiera d'arte - Art Basel


La chiusura anticipata della fiera al Grand Palais, decisa per evitare le proteste del fine settimana, ha aperto una discussione sui costi sostenuti dagli espositori. Come riferito da Artnnews, alcune gallerie chiedono compensazioni economiche.

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La chiusura anticipata di Art Basel Paris ha lasciato aperta una questione economica per le gallerie partecipanti: chi rimborserà gli espositori per le due giornate di fiera cancellate? È questo il tema che, nei giorni successivi alla conclusione della manifestazione, ha animato le conversazioni tra i mercanti d’arte, alcuni dei quali hanno valutato l’invio di una lettera congiunta agli organizzatori per chiedere agevolazioni sulle future edizioni.

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Come riferito da un articolo di Artnet scritto da Katya Kazakina, decine di gallerie avrebbero discusso la possibilità di presentare una richiesta collettiva ad Art Basel, proponendo sconti sulle prossime partecipazioni. L’iniziativa, secondo una persona a conoscenza delle trattative, si sarebbe tuttavia arenata a causa delle divergenze tra gli espositori. Non esiste infatti una posizione condivisa sulla forma dell’eventuale compensazione: rimborso parziale, riduzione dei costi per una futura edizione o altre misure economiche.

La decisione di interrompere la quinta edizione di Art Basel Paris con due giorni di anticipo è stata presa la scorsa settimana in seguito alle proteste programmate nel fine settimana, legate alle condizioni del sistema scolastico e al costo della vita. La manifestazione, ospitata al Grand Palais, ha optato per la chiusura anticipata considerando i rischi per le oltre 200 gallerie presenti e per le opere esposte, alcune delle quali di valore particolarmente elevato. Tra queste figuravano un ritratto di Pablo Picasso stimato 45 milioni di dollari (circa 40,3 milioni di euro) e un nudo di Amedeo Modigliani con una valutazione superiore ai 100 milioni (oltre 89,6 milioni di euro).

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In un primo momento, la priorità degli organizzatori e degli espositori è stata mettere in sicurezza le opere e organizzare il loro trasferimento fuori dall’edificio prima delle proteste. Subito dopo, però, è emersa la questione dei costi sostenuti dalle gallerie per partecipare alla fiera. Oltre alle spese per gli stand, gli espositori hanno dovuto affrontare migliaia di euro per pareti, illuminazione e allacciamenti elettrici. Ai visitatori che avevano programmato di recarsi al Grand Palais nel fine settimana era stato consigliato di anticipare la visita a venerdì.

Art Basel Paris
Art Basel Paris

La questione appare particolarmente rilevante se si considera il peso economico della manifestazione. Lo scorso settembre MCH, il gruppo che organizza Art Basel, ha comunicato un aumento dei ricavi e degli utili nel primo semestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile netto è quadruplicato, passando da 4,4 a 18,4 milioni di franchi svizzeri, equivalenti a circa 22,3 milioni di dollari. La crescita è stata attribuita principalmente alla divisione responsabile delle fiere d’arte.

Le reazioni degli espositori non sono state tuttavia uniformi. Alcuni mercanti si sono detti scettici sulla possibilità di ottenere una compensazione, mentre altri hanno riconosciuto la necessità della chiusura, senza attribuire responsabilità agli organizzatori, pur avendo perso le potenziali vendite del fine settimana.

Le operazioni di smontaggio sono iniziate venerdì alle 19 e sono proseguite durante la notte. Jeffrey Deitch, che condivideva uno stand con Michael Rosenfeld Gallery in una presentazione dedicata all’artista emergente Alteronce Gumby e al modernista Beauford Delaney, ha raccontato che gli addetti al trasloco di Dietl International avevano terminato il lavoro entro l’una di notte. Altre gallerie hanno invece scelto di lasciare le opere all’interno del Grand Palais durante il fine settimana, in attesa di indicazioni sulle possibili compensazioni per i mancati ricavi.

Come riferisce ancora Artnet, alcuni espositori hanno accelerato le operazioni di smontaggio già nel corso di venerdì. Hauser & Wirth aveva svuotato quasi completamente il proprio stand, lasciando soltanto tre dipinti di Hélène Delprat, mentre David Zwirner aveva rimosso dipinti e sculture, sostituendoli con fotografie.

Tra le gallerie che avrebbero potuto risentire maggiormente della chiusura anticipata figurava Stereo Gallery di Varsavia, collocata nella balconata superiore del Grand Palais, una zona caratterizzata da un passaggio di visitatori generalmente più contenuto. Lo spazio presentava un progetto personale di Ant Łakomsk, composto da proiezioni, dipinti e sculture, dedicato alla riflessione sul corpo all’interno di una fiera d’arte.

La situazione della galleria si è però rivelata diversa dalle previsioni. Il fondatore Michal Lasota, che ha aperto Stereo diciotto anni fa, ha dichiarato di aver venduto l’intera presentazione a un collezionista polacco per 37mila euro, circa 41.300 dollari. L’accordo era stato concluso mercoledì, prima che giovedì venisse annunciata la chiusura anticipata. La squadra della galleria si era quindi già detta pienamente soddisfatta del risultato commerciale.

Per riportare le opere in Polonia, Stereo ha infine organizzato il trasporto insieme ad altri tre espositori, due polacchi e uno tedesco, condividendo il noleggio di un furgone. Resta invece senza risposta la questione principale per molti degli altri partecipanti: se Art Basel riconoscerà un rimborso per le giornate di attività perse e in quale forma intenderà compensare le gallerie.

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